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Caro Salvini, dal Bangladesh 850mila migranti sono pronti a partire

31 Agosto Ago 2018 1721 31 agosto 2018
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La co-fondatrice della ong Moas che da un anno ha abbandonato il Mediterraneo per correre in soccorso dei Rohingya in Myanmar spiega: «Ce ne andammo perché il sistema non funzionava. Il problema non sono i profughi ma un'Unione Europea che non aggiorna le proprie regole mentre il mondo cambia. E intanto si preparano altre rotte migratorie che si trasformeranno in emergenza»

Da un anno la ong Migrant Offshore Aid Station – Moas ha abbandonato il mediterraneo e i salvataggi in mare per andare in Myanmar ad assistere i Rohingya. Una scelta maturata dopo un 2017 che aveva visto un attacco costante e reiterato da parte delle istituzioni europee nei confronti dei non governativi. Nel 2018 le cose non sono cambiate e oggi in mare non ci sono più ong attive. Abbiamo deciso di parlarne con la co-fondatrice del Moas, Regina Catambrone.


Regina Catambrone

Come maturò la decisione di abbandonare il Mediterraneo?
Il motivo era un sistema che non funzionava basato su un doppio coordinamento di cui un polo era la Libia. Non ci si può coordinare con la Guardia Costiera di uno stato instabile. Senza contare che riportare le persone nel luogo da cui stanno scappando è illegale. Sono tutte questioni che abbia sollevato un anno fa quando abbiamo deciso di spostarci in Bangladesh. E che mi sembra sian rimaste di grande attualità.

Quindi l'aggressione alle ong non è stato solo un fenomeno italiano?
No, esiste un problema europeo. Basti pensare che oggi molte navi delle ong sono ferme perché non riescono ad ottener una bandiera che gli permetta di navigare. Tutto è cambiato nel dicembre 2016. Lì ha avuto inizio questo accanimento nei confronti delle organizzazioni che sono state strumentalizzate e date in pasto ai populismi.

L'ultima stoccata in ordine di tempo l'ha data Salvini che nei giorni scorsi ha salutato come un successo personale la scomparsa delle ong dal Mediterraneo...
Questa, come molte altre esternazioni di Salvini, è arrivata tramite social network. Questo tipo di dichiarazioni non sono politiche o ufficiali quindi non so come interpretarle. Credo non abbiano grande valore. Quello che conta sono gli atti ufficiali che vengono fatti all'interno delle sede istituzionali preposte. È curioso comunque un altro fatto: che ci siano o meno le ong i migranti continuano ad arrivare, sia con sbarchi non controllati che con l'ausilio delle autorità europee. Quindi non si capisce che tipo di risultato sia quello di aver limitato la presenza delle organizzazioni non governative.

In effetti il problema migratorio rimane in tutta la sua drammaticità. Ci sono delle proposte che possano essere prese in esame per trovare soluzioni?
Ci sono già proposte politiche che vanno affrontate nelle sedi Ue competenti. Ed è in quella sede che devono essere discussi questi temi. Come dicevo soffriamo di troppa informalità di comunicazioni. L'unica strada è l'abrogazione del Trattato di Dublino. L'Unione Europea ha leggi che guardano ad un mondo che è cambiato, vanno riviste, migliorate e aggiornate. Sta tutto nel capire se esista la volontà politica. Fermo restando che la realtà è molto semplice: ci sono delle persone che scappano e hanno bisogno di aiuto. Non si può fermarle. Quindi bisogna trovare un modo per gestirle.

Un altro dei temi su cui sono state criticate le ong è stato anche quello della trasparenza...
Se si vuole trovare il pelo nell'uovo lo si trova. Anche la politica non ha mai brillato per trasparenza e chiarezza. Ma non voglio fare polemica. Quello che posso dire è che esistono già leggi e regole che ci impongono di dimostrare e indicare da dove reperiamo le risorse. Pubblichiamo il bilancio online. Anche questo polverone mi è parso strumentale. Sembra che ogni problema dell'Italia derivi esclusivamente dai migranti.

Oggi siete impegnati in Bangladesh, domani?
Il nostro impegno di domani non so quale sarà. Continuiamo a monitorare il Mediterraneo. Siamo estremamente preoccupati per l’incapacità dimostrata dall’Europa di trovare soluzioni umane e continuiamo a monitorare il numero sempre più alto di morti in mare. In Bangladesh c'è un grande bisogno. Garantiamo assistenza medica ai Rohingya e alle comunità bengalesi che li ospitano. Abbiamo preso in carico ad oggi 75mila persone. Vorrei però chiarire una questione...

Prego...
Si continua a vivere il fenomeno migratorio solo quando è prossimo. Non abbiamo visione in prospettiva. Si crea grande attenzione al problema dei migranti solo quando sono arrivati e si parla di emergenza. Sul medio periodo il Bangladesh diventerà un altro luogo di emigrazione. Ci sono 850mila persone senza patria. Bisogna che l'Europa agisca adesso. Dopo sarà troppo tardi.

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