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Guerra civile

Tripoli, in evacuazione il principale centro di detenzione per migranti

4 Settembre Set 2018 1555 04 settembre 2018
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Gran parte delle 1200 persone, tra cui famiglie e minori, che erano presenti a Tarek al Matar sono state distribuite in altre due strutture istituzionali già sovraffollati. Ma attorno all'area la situazione restra confusa e molti migranti rimangono in mezzo agli scontri. Preoccupazione delle ong italiane attive nei centri: "I progetti continuano ma non ci sono garanzie sufficienti per sicurezza degli operatori locali", spiega il presidente di Helpcode

La situazione in Libia? “Estremamente tesa. Questa settimana avevamo in programma una missione all’interno dei centri detenzione migranti nei quali operiamo dall’inizio dell’anno, ma siamo stati costretti ad annullare il nostro viaggio. Al momento non ci sono garanzie sufficienti per la sicurezza dei nostri operatori”. A spiegarlo a Vita.it è Giorgio Zagami, Presidente di Helpcode Italia, ong presente in tre centri di detenzione per migranti in partenariato con l’organizzazione non governativa libica Staco per assicurare medicinali e supporto igienico-sanitario. Helpcode è una delle sei organizzazioni che da gennaio 2018 stanno operando nei centri libici dopo avere vinto un bando dell’Aics, Agenzia italiana cooperazione allo sviluppo, ente del Ministero affari esteri.

Accanto al dramma degli almeno 50 morti e di una città allo sbando a causa degli scontri in atto nella capitale dallo scorso fine settimana tra milizie rivali e l’ente governativo riconducibile al presidente Al Serraj – interlocutore per l’Onu e la stessa Italia, che di recente aveva rinnovato la partnership donando ulteriori motovedette alla Guardia costiera di Tripoli – c’è il dramma nel dramma delle condizioni dei migranti, molti dei quali erano ritornati nei centri ufficiali dopo essere stati respinti in mare dalla Guardia costiera libica e prima ancora avere passato mesi di reclusione e violenze nei centri illegali in mano ai trafficanti. “A Tripoli, dopo un attacco da parte delle milizie è stato evacuato il centro di Tarek al Matar, e circa 1200 migranti sono stati distribuiti in altri due centri, Tarek al Sika e Janzour due campi che avevano già grossi problemi di sovraffollamento”, riporta Zagami, costantemente in contatto con gli operatori locali libici, essi stessi in condizioni allarmanti a causa della guerra civile. Come si può vedere in questo video fatto pervenire da un civile il 3 settembre 2018 alla pagina twitter della stessa Helpcode, si notano pick up con persone armate che girano per le vie di Tripoli sparando e seminando il panico.

Attorno a Tarek al Matar, nonostante l'evacuazione, secondo fonti Unhcr rimangono però decine di migranti - molti sono stati visti camminare a gruppi con sacchetti in mano - a cui si sta cercando di portare assistenza, anche se la situazione è in continua evoluzione e l'area è terreno di battaglia tra milizie.“I nostri progetti per il momento non sono sospesi e vogliamo continuare a garantire assistenza e aiuto alle migliaia di persone bloccate nei centri. Non possiamo permetterci di lasciare queste persone al loro destino. Crediamo sia importante continuare il monitoraggio della situazione garantendo la presenza di ong e società civile all’interno dei centri di detenzione soprattutto in questa fase di profonda instabilità”, continua Zagami. "Ci stiamo confrontando con le autorità libiche ed italiane presenti in Libia e le altre organizzazioni internazionali per coordinare i prossimi passi. Noi siamo in grado di portare un aiuto concreto alle persone ospitate nei centri ma vogliamo assicurarci di poter garantire la sicurezza e l’incolumità dei nostri operatori”.

Anche le altre ong italiane presenti nel Paese stanno seguendo minuto per minuto la situazione da Tunisi, dove si trova il personale espatriato che fino a prima dell’ultima escalation si recava periodicamente nei centri per coordinare e monitorare il lavoro nei centri. “Stiamo monitorando la situazione in particolare per quanto riguarda le condizioni dei minori che si trovavano a Tarek al Matar. Speriamo che gli scontri cessino il prima possibile, la preoccupazione che alcuni di loro si possano trovare nelle zone più calde e pericolose è alta”, spiega Ivano Abbruzzi, presidente della Fondazione Albero della Vita, ente che negli ultimi mesi, sempre grazie al bando governativo italiano, ha operato a Tarek al Matar in consorzio con le ong Cefa e Cir. “Al 22 agosto avevamo terminato i quattro mesi previsti dal bando e già si intuiva che la situazione in città andava peggiorando”, continua Abbruzzi, “vorremmo rimanere a lavorare nei centri “vorremmo rimanere a lavorare nei centri di Tripoli e continuare il lavoro di supporto psicosociale che abbiamo iniziato ma ovviamente ora bisogna attendere l’evoluzione della drammatica situazione attuale”. Per quanto riguarda le altre due ong italiane, Cesvi non è attualmente presente nei centri dopo la chiusura delle attività del primo bandomentre Emergenza sorrisi “continua le attività a distanza, soprattutto la formazione dei medici libici, e si mantiene in contatto minuto per minuto con gli operatori locali”, fa sapere Fabio Abenavoli, presidente dell'ong.

Foto di cover: momento di distribuzione kit igienici nel centro di Tarek al Sika (foto Helpcode)

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