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Viva le coop. Un numero in contromano nell’era del governo Salvini-Di Maio

5 Settembre Set 2018 1514 05 settembre 2018

“Mutualismo: storia passata o storia futura?”, titola il numero di VITA in distribuzione da venerdì 7 settembre. Il vero cambiamento, al di là di come l’attuale esecutivo sì è autobattezzato, nasce dalla rigenerazione e dall’espansione dei principi del mutuo soccorso e dell’economia civile. Non profit e corpi intermedi sapranno cogliere la sfida? Un numero per capire a che punto siamo e quali strade seguire

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“Mutualismo: storia passata o storia futura?”, titola il numero di VITA in distribuzione da venerdì 7 settembre. Il vero cambiamento, al di là di come l’attuale esecutivo sì è autobattezzato, nasce dalla rigenerazione e dall’espansione dei principi del mutuo soccorso e dell’economia civile. Non profit e corpi intermedi sapranno cogliere la sfida? Un numero per capire a che punto siamo e quali strade seguire

«Il mutualismo è un formidabile collante per l’azione collettiva, non solo perché rende chiari obiettivi comuni a una molteplicità di soggetti, ma anche e soprattutto perché mette in luce l’esistenza di risorse condivise che possono essere mobilitate per raggiungere quegli stessi obiettivi. Non solo rappresentanza e rivendicazione di bisogni e diritti quindi, ma anche azione produttiva e governo delle risorse che assumono connotati sui generis di natura economica e imprenditoriale. Perché, in estrema sintesi, mutualismo è cooperazione. E non è un caso che sia proprio la “demutualizzazione” a rappresentare una delle più gravi malattie del cooperativismo perché disgrega il modello di governo che consente a una collettività di condividere mezzi e fini dell’azione».

A scriverlo sono Il direttore di Aiccon Paolo Venturi e il segretario g di Iris Network e ricercatore di Euricse Flaviano Zandonai nell’analisi che apre il servizio di copertina del numero del magazine di settembre in distribuzione da venerdì 17.

Ma perché dedicare un numero di VITA al mutualismo? Francesco Viganò, uno dei padri fondatori del movimento cooperativistico italiano avrebbe forse risposto così: «La mutualità per rendersi efficace deve essere utile non solo ai soci ma direttamente o indirettamente alla società intera. Questa è condizione essenziale di esistenza. Perciò governi e municipi, ricchi e scienziati, filantropi e sacerdoti, amici dell'umanità e della giustizia, ricchi e poveri debbono incoraggiare ovunque colla parola e l'opera, in ogni modo, l'impianto delle società di mutuo soccorso che sono l'officina in cui si prepara il mondo avvenire».

Più prosaicamente credo che un ritratto e un racconto critico di quello che rappresenta oggi il mondo cooperativo, provando ad individuarne analiticamente i punti di forza e quelli di debolezza, sia il contributo necessario che VITA debba mettere sul piatto di un dibattito pubblico dominato da una retorica dissennata contro cooperative e ong che prescinde dalla realtà, dai numeri e dai valori che questo mondo rappresenta.

Credo che un ritratto e un racconto critico di quello che rappresenta oggi il mondo cooperativo, provando ad individuarne analiticamente i punti di forza e quelli di debolezza, sia il contributo necessario che VITA debba mettere sul piatto di un dibattito pubblico dominato da una retorica dissennata contro cooperative e ong che prescinde dalla realtà, dai numeri e dai valori che questo mondo rappresenta.

Stefano Arduini

Dopo l’articolo di Venturi e Zandonai i lettori troveranno il focus dell’economista Leonardo Becchetti. Becchetti passa in rassegna i format sociali e imprenditoriali che oggi nei vari territorio stanno incarnando questo nuovo spirito mutualistico. In coda al suo intervento tre focus specifici: cooperative di comunità, fondazioni di comunità e workers buyout. Il primo capitolo si chiude con un’intervista al presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane Maurizio Gardini («Giovani e lotta alla false coop, qui ci giochiamo il futuro) e un approfondimento sul credito cooperativo post riforma, accompagnato da un intervento del presidente di Euricse Carlo Borzaga.

Il secondo capitolo è invece interamente focalizzato al ritorno delle società di mutuo soccorso, che si stanno ritagliando uno spazio sempre maggiore sul mercato del rischio. Fra le esperienze raccontate quella di Solidea, il mutuo soccorso del sociale; Cesare Pozzo (“La mutua che abbatte gli steccati”); Ente Mutuo Regionale (“Una mutua per la Lombardia”) e Itas (“Sia mutua, sia assicurazione”)

Infine i 6 interventi firmati che connotano il terzo capitolo: quello dedicato alla parole chiave/sfide del nuovo mutualismo. Inclusione, migranti, tecnologia, impresa, welfare e democrazia. Aldo Bonomi mette un faro sul rischio, per un Terzo settore sempre meno capace di includere, di raffondare nelle bolle mediatiche del dibattito politico. Per Stefano Granata la sfida della gestione dei migranti più che sulla prima accoglienza si gioca sull’integrazione. Stefano Zamagni invece richiama il non profit a un ruolo in prima linea nella partita della rivoluzione tecnologica. Alessandra Smerilli spiega come un mercato e un sistema imprenditoriale a matrice mutualistica costituiscano un vantaggio per tutti. Carlo Borgomeo si confronta con la necessità di creare meccanismi nuovi per affrontare la crisi del welfare. Luigino Bruni illustra il nesso stretto fra cooperazione e democrazia. È intorno a queste parole cardine che sei attenti conoscitori del modo cooperativo reinterpretano il mutualismo in chiave moderna.

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