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Mutualismo vs. gig economy: ecco come reagiscono in Francia

7 Settembre Set 2018 1356 07 settembre 2018
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Una forma giuridica introdotta nel 2014, la coop di occupazione e impiego, permette a imprenditori e lavoratori di associarsi in piattaforme e godere di tutti i benefici del lavoro a tempo indeterminato. Con un vantaggio in più: la condivisione dei valori, non solo dei costi. Ecco il modello che si sta sempre più affermando Oltralpe

Oggi non c'è solo il problema del lavoro (cercarlo, trovarlo, capirlo). C'è un problema nel lavoro: le mutazioni in atto hanno portato nuove patologie del lavoro. Così le chiama la filosofa tedesca Rahel Jaeggi (da ultimo, si può leggere il suo Alienazione, Castelvecchi 2017).

Che cos'è

Tra queste patologie, l'accelerazione spinta che contrasta col l'iperspecializzazione richiesta. Ma anche l'impossibilità di trovare nel lavoro quella forza, se non proprio quella forma di vita che ha contraddistinto l'epoca fordista e, per molti versi, anche quella post-fordista. La gig economy è il trionfo del caporalato, ma anche del precariato integrale. Tanto è stato scritto. Altrettanto è stato detto. Resta inevasa la questione di fondo: che fare?

In Francia provano con la forma cooperativa. Una legge del luglio del 2014, nel tentativo di dare sostanza a un'economia diversa, civile o solidale, ha introdotto oltralpe una nuova (forse non nuovissima, in verità, se guardiamo il nostro Paese) forma giuridica: la Coopérative d'activité et d'emploi (CAE). Che cos'è una CAE? Leggiamo dal sito istituzionale (qui) che un imprenditore, «anziché creare la propria struttura può entrare a far parte di una cooperativa di attività e occupazione (CAE)», che altro non è se non un gruppo economico solidale composto da altri imprenditori. Insomma, parliamo di mutualismo. Tema a cui Vita ha dedicato il numero di settembre, in distribuzione da oggi (lo trovate anche qui).

Che cos'è e che cosa fa


La CAE è una sorta di mutua e collettiva unione imprenditoriale, che permette a chi aderisce di ottenere uno status giuridico particolare: quello di contraente salariato con contratto a tempo indeterminato e protezione sociale. Ogni adempimento fiscale, contabile, amministrativo... insoma: la burocrazia, è condiviso. Questo evita di perdere tempo e di sprecare risorse. Potremmo parlare di una vera piattaforma mutualistica. Uno degli esempi solitamente indicati per mostrare la riuscita del modello è Coopaname. Ma di cooperative di attività e occupazione, , in Francia, ce ne sono più di 100. Hanno iniziato a svilupparsi negli anni Novanta, fino a quando nel 2014 hanno trovato una definizione giuridica.

Chi c'è

Tranne che per avvocati e ragionieri, che hanno professioni regolate da normative specifiche, tutti possono aggregarsi e "fare coop". In Coopaname gli amministratori sono eletti e hanno mandato triennale, rinnovabile per una sola volta. Si entra firmando un contratto, il cosiddetto Contract Support Project (CAPE), rinnovabile tre mesi, per testare l' attività. Superata una prima fase, quando si vede se e come l'attività imprenditoriale e professionale può reggere si firma un vero contratto a tempo indeterminato (CDI) con la cooperativa, in questo caso con Coopaname.

Il membro di Coopaname diventa quindi un membro a tutti gli effetti della coop, ma anche un suo... dipendente. Una particolarità: sarò lui a determina l'importo del proprio stipendio in base alle tasse che addebita. In sostanza: riceverà circa la metà del suo reddito lordo netto. Assicurazione, assicurazione sulla disoccupazione, contributi e l'11,5% del margine lordo per ripagare i servizi condivisi: l'amministrazione, l'affitto dei locali, il servizio di tutela legale.

Tra gli 850 membri di Coopaname, ci sono giardinieri, muratori, digital manager, tecnici informatici, social e media specialisti, artisti, fattorini. Insomma, le cavie preferite della gig economy riscoprono il mutualismo. E rispondo a tono alle sfide del nostro tempo.

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