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Scenari

Joseph Stiglitz sull'intelligenza artificiale: «Stiamo andando verso una società più divisa»

10 Settembre Set 2018 1500 10 settembre 2018
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«L'intelligenza artificiale e la robotizzazione hanno il potenziale per aumentare la produttività dell'economia e, in linea di principio, potrebbero migliorare la nostra condizione», afferma il Nobel per l'economia, «ma solo se saranno frutto di progetti ben gestiti». In caso contrario, provocheranno perdita di valore e aumenteranno il divario economico e sociale fra le classi

Dobbiamo prestare molta attenzione. E, forse, neppure questo basterà. Non è ottimista Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia nel 2001, che si appresta a tenere alla Royal Society di Londra terrà una lezione sull'intelligenza artificiale e il futuro del lavoro. Non lo è o, comunque, gli è difficile esserlo.

Un report pubblicato a luglio da PricewaterhouseCoopers sembra d'altronde smorzare se non ogni entusiasmo, almeno quello a buon mercato: l'Artificial Intelligence (AI) creerà tanti posti di lavoro quanti ne distruggerà. L'ottimismo, così fosse, si ridurrebbe alla speranza di un pareggio. Un po' poco.

Intervistato da Ian Sample sul Guardian, l'ex economista della Banca Mondiale invita ad alzare la guardia: il rischio è che le disuguaglianze economiche e sociali subiscano un'accelerazione proprio ad opera di un'AI non governata o, peggio, mal governata unicamente for profit.

«L'intelligenza artificiale e la robotizzazione hanno il potenziale per aumentare la produttività dell'economia e, in linea di principio, potrebbero migliorare la nostra condizione», afferma il Nobel per l'economia,«ma solo se saranno frutto di progetti ben gestiti». In caso contrario, provocheranno perdita di valore e aumenteranno il divario economico e sociale fra le classi.

Come accadde nelle precedenti rivoluzioni industriali, suggerisce Stiglitz, i problemi potrebbero nascere non tanto dalla perdita di lavoro, ma dalla necessità di passare continuamente da un lavoro all'altro. Con conseguenti perdite di professionalizzazione, posizione, reddito e stima di sé. Un processo di sottoproletarizzazione continuo e, al contempo, un problema complesso. Non serve parlare di mobilità e magnificarne le sorti, perché le conseguenze potrebbero essere drammatiche.

In particolare, Stiglitz ammonisce di non cadere nel tranello della parcellizzazione. Quando riteniamo sostituibile un lavoratore, specialmente se ben qualificato, tendiamo a ridurre il suo lavoro a una mansione e a parcellizzarne il valore. Ad esempio, la lettura di un documento giuridico o l'interpretazione diagnostica (solo due casi in due professioni, quella forenze e quella medica parzialmente a rischio). Ma questa è solo una parte del suo lavoro, non il tutto.

Oggi, inoltre, sappiamo che la maggior parte dei lavori a rischio appartiene a una qualifica medio-alta. Ma che cosa accadrà quando e se l'AI prenderà il largo anche in settori poco qualificati come camionisti, cassieri, operatori di call center? Contemporaneamente, assistiamo a una forte domanda di lavoratori non qualificati nell'istruzione, nel servizio sanitario e nell'assistenza agli anziani.

Ma «se ci preoccupiamo dei nostri figli, se ci preoccupiamo dei nostri anziani, se ci preoccupiamo dei malati» dovremmo investire di più su un lavoro che metta davvero al centro l'elemento umano e, di conseguenza, tendere a una maggiore professionalizzazione. Non solo alla prestazione. Il rischio è dunque nella governance, ma anche nel design, ovvero nel contesto sociale in cui impatterà la rivoluzione dell'AI. Se produrrà sofferenza o genererà benessere dipende dalle scelte attuali. Scelte strategiche. non tattiche. Ne saremo capaci?

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