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Progetti

Renzo Piano: «Non solo il ponte, ripensiamo tutta Genova»

10 Settembre Set 2018 1700 10 settembre 2018
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Il celebre architetto ha presentato la sua idea per il nuovo ponte e la sua visione di Genova, della zona del Polcevera e di tutta la città, durante l’apertura del Festival della Comunicazione, a Camogli

«Il nuovo ponte sarà come una nave, e sarà semplice e sobrio, come Genova. Dovrà durare 1000 anni e rappresentare bene la città, dovrà esserne il ritratto ed elaborare questo lutto terribile».
Renzo Piano ha presentato la sua idea di ponte, destinato a sostituire il Morandi, davanti a una platea di 500 persone, in occasione dell’apertura del Festival della Comunicazione a Camogli.
«La nuova opera», spiega il celebre architetto genovese, «dev’essere sicura e la manutenzione deve potersi effettuare con molta faciltà. Essendo Genova una città portuale e dovendo il ponte rappresentare bene la città, mi piacerebbe che a costruirlo fosse qualcuno che costruisce navi».

Sarà bianco, d’acciaio, e di giorno catturerà l’energia solare tramite pannelli deflettori che la restituiranno di notte, illuminandosi. “Un luogo di luce”, con 22 pilastri, alti dai 30 ai 40 metri, che ricordano la prua di una nave, a cui corrisponderanno 43 antenne luminose, in ricordo di coloro che hanno perso la vita nel crollo. Dalla sommità di ogni stelo si irradierà la luce che formerà una vela. Il ponte, che ogni notte si illuminerà per ricordare le vittime, ha un grande valore simbolico.

Durante il suo discorso di apertura Renzo Piano ha parlato di “visioni” , il tema di questa quinta edizione del Festival ligure e ha così esordito: «Avevo preparato un bel discorso sulle visioni, ma poi è successa una cosa terribile, è crollato un ponte a Genova, anzi "il" ponte a Genova, e allora mi sono perso. Un ponte che crolla è una cosa terribile. Crollano i ponti e si costruiscono i muri, quelli fisici e quelli metaforici. Sono tempi bui».
«Il ponte non è caduto una volta, ma tre o quattro volte: in primo luogo è caduto fisicamente, poi ha portato con sè 43 vite e tutto il dolore, ha creato 600 sfollati, ha spaccato la città in due…»

Il ponte non è caduto una volta, ma tre o quattro volte: in primo luogo è caduto fisicamente, poi ha portato con sè 43 vite e tutto il dolore, ha creato 600 sfollati, ha spaccato la città in due

Renzo Piano

«Ho pensato però che quello che è successo è collegato alle visioni», prosegue Renzo Piano, «che avvengono perchè ci sono i cambiamenti. Succedono nel momento in cui la forza della necessità ti obbliga a pensare liberamente, non in maniera accademica. E’ l’osservazione della realtà che crea le visioni. Se osservi la realtà e se sei capace di darle forza, poesia e coraggio, allora hai delle visioni. E’ questo il segreto, non c’è nulla di soprannaturale e di magico».

Renzo Piano al Festival della Comunicazione, Camogli 2018

«Un architetto si trova sempre a trasformare in costruzione un cambiamento», spiega Renzo Piano. «E allora se è vero che i cambiamenti provocano le idee allora possiamo parlare di Genova, perché lì è successa una cosa terribile».

Un architetto si trova sempre a trasformare in costruzione un cambiamento

Renzo Piano

«Il ponte che è crollato è in mezzo alla città, ne divide l’est dall’ovest, la spacca in due. Se una mano crudele, terribile avesse voluto fare del male avrebbe fatto esattamente quello. Quel 14 agosto è stata una giornata terribile, io da allora non penso ad altro. Il giorno dopo ho parlato con il sindaco e con il governatore che mi hanno chiesto di dare una mano, e ho detto di sì».

Il giorno successivo alla presentazione a Camogli, il 7 settembre, il progetto del nuovo ponte è stato presentato da Renzo Piano a Genova durante un vertice in Regione Liguria, cui hanno partecipato Regione, Comune, la società Autostrade per l’Italia e Fincantieri.

Per quanto riguarda l’inizio dei lavori l’architetto e senatore a vita dice che bisogna procedere rapidamente, ma non in fretta e indica un tempo di 12-18 mesi, più lungo degli 8 mesi fissati inizialmente da società Autostrade per l’Italia. Sarà un’opera corale, «perchè non voglio sostituirmi né ad ingegneri né ad architetti che saranno chiamati a lavorare sul contesto urbano».

La nuova opera avrà una funzione fondamentale di ricordo e elaborazione del lutto: «Questo ponte deve fare sì che nel tempo si ricordi tutto quello che è successo. Ma il ricordo non può essere sofferenza: i lutti non vanno cancellati, devono essere elaborati, metabolizzati, diventare sostanza di te stesso: questo ponte oltre a rispondere alle esigenze della città e della viabilità deve rispondere all’esigenza di rappresentare e di elaborare, di ricordare quanto accaduto».

Il cantiere della ricostruzione può diventare per Genova una grande occasione per ritrovare l'energia della coesione dopo questo lutto: i cantieri sono sempre luoghi di pace, perchè costruire è un gesto di pace

Reno Piano

Le visioni di Piano si fondono con Genova, con il futuro della città e dell’area del Valpolcevera: «Sotto quel ponte c’è un’area di Genova importantissima. Ho sempre cercato nel mio ruolo di senatore di parlare e intervenire sulle periferie urbane. La zona del Campasso, del Polcevera, è la più grande occasione di trasformazione urbana che ha Genova perchè lì ci sono zone industriali in trasformazione, zone ferroviarie dismesse, quindi c’è un grande progetto su cui bisognerà fare concorsi, aprire il dibattito. Mi è stato promesso che questo avverrà».

Il cantiere della ricostruzione è quello della trasformazione di quella vallata e può diventare per Genova una grande occasione per ritrovare se stessi e l’energia della coesione dopo questo lutto: «I cantieri sono luoghi in cui si sta assieme, sono sempre luoghi di pace, perché costruire è un gesto di pace».

Parlando di Genova Renzo Piano ribadisce che la città deve costruire sul costruito, trasformando quello che già c’è, non può espandersi creando nuove periferie. «Non si può pensare di costruire sulle alture, che sono state cementificate e vanno riforestate. Bisogna piantare un milione di alberi! E bisogna anche smettere di costruire sul mare, anzi bisogna liberarlo: il progetto di waterfront è stato fatto proprio per poter riportare acqua vicino alla città».

Piano conclude parlando di bellezza, quella bellezza profonda fatta di conoscenza, di comunità, di sapere: «Quando tu costruisci luoghi per questa bellezza fatta di scienza, conoscenza e sapere, di ricerca, di stare assieme, costruisci luoghi che rendono le città migliori, perché questi luoghi fecondano le città. Figuriamoci un ponte. E’ ovvio che un ponte feconda la città, ancora di più. E tutto ciò parla di futuro, perché le visioni parlano di futuro. E chissà se questa bellezza, concepita così, non sia una delle cose che può salvare il mondo. Cambierà il mondo, una persona alla volta, ma riuscirà a farlo».

Foto di apertura: Renzo Piano

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