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Svezia

Svezia: vola al 17,6% la costellazione nazionalista, ma in Italia non se ne accorgono

10 Settembre Set 2018 1500 10 settembre 2018
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​Né centro destra, né centro sinistra. Le elezioni che si sono svolte ieri in Svezia, stando ai numeri, portano a un pareggio. Chi prevarrà - lo spoglio è ancora in corso - lo farà per pochi seggi. Ma per i Democratici svedesi (Sverigedemokraterna), la coalizione di estrema destra con forti venature nazionaliste, il risultato è storico. Un chiaro avvertimento per l'Europa

Né centro destra, né centro sinistra. Le elezioni che si sono svolte ieri in Svezia, stando ai numeri, portano a un pareggio. Chi prevarrà - lo spoglio è ancora in corso - lo farà per pochi seggi. Ma per il Democratici, svedesi (Sverigedemokraterna), la coalizione di estrema destra con forti venature nazionaliste, il risultato è storico: 17,6%. Rispetto alle precedenti elezioni, siamo a 5 punti percentuali in più, mentre per i socialdemocratici è un'emorragia. Soprattutto, 1 elettore su 6 ha sdoganato completamente toni, modi e temi veramente duri di Jimmie Akesson, il leader dell'estrema destra.

Un chiaro avvertimento per l'Europa. Se i crolli sono preannunciati da lievi smottamenti, questo è ben più che un indizio. È una prova. Le elezioni europee, previste per la primavera prossima, si preannunciano sempre più venate di nero. Fatto singolare: la lettura del M5S che viene dalla Svezia è quella di un partito molto più simile alla loro sinistra, venato di istanze ambientaliste e sociali.

Non tragga in inganno - poiché non siamo al bar sport - il fatto che i socialdemocratici svvedesi non siano stati superati daSverigedemokraterna: nessuna persona assennata lo avrebbe mai pensato e, infatti, nessuna persona assennata si è spinto ad affermarlo. Chi l'ha fatto, si è coperto di ridicolo, ma incurante oggi grida al "miracolo svedese". Strano Paese, il nostro, venato di un esotismo di ritorno. Sia quel che sia, oltre le parole restano i fatti.

Ciò che resta è dunque quel 17,6% e, soprattutto, il tema delle migrazioni entrato non solo in termini elettorali, ma stabilmente nell'agenda sociale e politica del Paese. Anche con toni drammatici. L'allerta in Svezia è alta, anche sul fronte terrorismo. Preoccupano le periferie e le gang - nel luglio scorso decine di auto sono state date alle fiamme, con un'azione coordinata, a Stoccolma, Malmo, Goteborg e Uppsala - ma preoccupa ancor di più il fattore tempo. Sverigedemokraterna ha dimostrato di poter crescere e guadagnare consensi anche fra le istituzioni: l'ultimo caso balzato alle cronache è la presenza di editori di estrema destra alla Goteborg Book Fair, la più importante rassegna editoriale del Nord Europa.

Nel 2015, la Svezia ha accolto oltre 163.000, ma lacoalizione di centro-sinistra uscente ha poi stretto le maglie dell'asilo, temendo il peggio. Non è bastato e i democratici svedesi hanno continuamente attaccato l'amministrazione per mettere a rischio il welfare state.

Sverigedemokraterna è una forza relativamente giovane, molto radicata nell'attivissima costellazione neonazista svedese. Questo la rende difficilmente assimilabile a partiti all'apparenza consimili norvegesi o danesi.

Ora si ragionerà sulla composizione di governo e, probabilmente, i Democratici potranno beneficiare elettoralmente di un altro vantaggio: né il centro sinistra, né il centro destra potranno allearsi con loro. Sverigedemokraterna, resterà cosè una forza antisistema intatta e "pura", non ponendosi come ago di una bilancia che difficilmente potrà trovare la quadra. Ecco perché il suo leader Jimmie Akesson sta urlando ai sette venti di aver vinto. Elettoralmente non ha vinto, se non in termini relativi. Culturalmente, il terremoto è già iniziato. Chi ha buoni orecchi ne preallerte la scossa, anche da lontano.

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