Briola Evidenza
Sanità

Avis, un anno sociale rivoluzionario tra nuovo statuto e nuovi donatori

11 Settembre Set 2018 1647 11 settembre 2018
  • ...

Intervista al neo presidente nazionale Gianpietro Briola che è anche direttore del Pronto Soccorso di Manerbio (Brescia) in prima linea contro l'epidemia di polmonite scoppiata in questi giorni. «Tra le tante priorità quella più importante è ritrovare l'unità dell'associazione. Solo così potremo vincere le sfide che abbiamo davanti»

Gianpietro Briola risponde, scusandosi, con qualche ora di ritardo rispetto all'appuntamento fissato. Il motivo è che è il direttore del pronto soccorso di Manerbio, dell'Azienda Ospdaliera ASST Garda, in prima linea sull'emergenza polmonite con una epidemia che ha colpito proprio quel territorio. «Stiamo accogliendo al PS tutte le persone che arrivano. Sono venuti in tantissimi perché l'allarme e la paura sono tanti. Oggi non ci sono stati nuovi casi, il che è un dato molto positivo, ma di fatto rimane ignota la causa certa ed evidente dell'epidemia. Si pensa che sia la Legionella visto che tutti i casi afferiscono ad un territorio fornito da uno stesso fornitore del sistema idrico. Le indagini comunque stanno andando avanti». Briola però è anche il neo presidente nazionale dell'Avis che abbiamo voluto intervistare alle porte del nuovo anno sociale.


Siamo all'apertura del nuovo anno sociale. Quale sarà il tema portante di questo 2018/19?
La riforma degli statuti legata alla riforma del Terzo Settore. C'è stato lo slittamento di sei mesi che ci permette per riflettere e fare le assemblee ordinarie dell'associaizone in cui prenderemo tutte le decisioni. In realtà il tema lo abbiamo già affrontato, quindi si tratta di affinare quelli che sono i nostri intendimenti e le modifiche da apportare allo statuto

Il presidente all' inaugurazione dell’Avis Locri

Saranno modifiche sostanziali?
No, vedremo di attagliare a quelle che sono le esigenze dell'associazione in un regolamento che di solito è più leggero e più facile anche da rivedere in futuro

Che altre voci avete in agenda?
Una riflessione attenta sull'evoluzione del sistema trasfusionale rispetto al calo delle donazioni legato al calo demografico e agli extracomuniari, i nuovi cittadini, che sono di più complesso avvicinamento per noi. Calo per altro che vede anche carenze di Regioni storiche come la Toscana che non avevano mai vissuto flessioni nella donazione cui si sommano quelle Regioni da sempre più deboli.

Lei è diventato presidente nel luglio scorso prendendo in mano un'associazione che viveva un momento travagliato dal punto di vista interno. Come sta affrontando i problemi?
Sì, il grande disagio è che era una situazione che non permetteva di avere un rapporto di interscambio di notizie, programmi, attività e programmazione su tutto il territorio nazionale. Se vogliamo trasmettere un messaggio in tutte le comunità dobbiamo avere una voce univoca e obiettivi condivisi.

Come pensa di procedere?
Sto lavorando all'unità associativa. Che vuol dire ricreare un novo rapporto tra la sede nazionale e le sedi regionali.

Tutto questo riguarda la vita associativo. Per quanto riguarda le sfide esterne invece quali sono le principali?
I giovani. È un tema fondamentale e decisivo. Dobbiamo capire come coinvolgerli perché forse i vecchi metodi non sono più adatte. Parlano un linguaggio diverso. Dovremo portare l'associazione usare i nuovi strumenti social con criterio e modificare le nostre abitudini uscendo dai vecchi schemi e modi di rappresentarsi e rapportarsi sopratutto nelle comunità locali per avere un nuovo impatto. Il secondo tema sono i rapporti istituzionali

Cosa significa?
Se vogliamo conservare il nostro status di donazione etica generosa e non remunerata dovremo lavorare insieme alle istituzioni perché ci aiutino a mantenere il concetto dell'autosufficienza, a mantenere i numeri e, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e le sue strutture, ad agevolare l'accesso dei donatori alle strutture trasfusionali.

Dopo tre mesi e mezzo come si trova a fare il presidente di Avis?
È faticoso perché l'Italia è lunga e larga e i problemi sono tanti. Gestire 3200 associazioni sul territorio è un esercizio complesso anche perché come obiettivo mi sono posto quello di riuscire a parlare e avvicinare tutti gli associati e le sezioni. Uso tutti gli strumenti, anche social. Voglio creare una vicinanza stretta tra Avis Nazionale e ogni piccola realtà Dobbiamo essere visti come il motore di tutti.

Contenuti correlati