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Tendenze

Il bio cresce sempre più con il boom della cosmesi

11 Settembre Set 2018 1209 11 settembre 2018
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Pubblicato il Rapporto “Bio Bank 2018” che raccoglie analisi e statistiche del biologico in Italia dal food ai cosmetici. Ben 10.001 attività censite, mentre le vendite hanno superato i 5 miliardi di euro nel 2016 tra Italia ed estero. Da 12 anni il #RapportoBioBank presenta analisi e statistiche su un settore che è sempre di più sulla bocca di tutti

Quota 10mila. È il numero delle attività censite da Bio Bank nell’edizione appena pubblicata del Rapporto che da 12 anni racconta il biologico in Italia. Oggi, la parola “bio” è ovunque: una sorta di passe-partout per aprire le porte dei mercati. Basta entrare in un supermercato. Basta guardare la TV, sfogliare i giornali, navigare tra web e social. Lo testimonia anche la crescita delle vendite bio, che hanno superato i 5 miliardi di euro nel 2016 tra Italia ed estero, con un incremento del 16,3% rispetto all’anno precedente.
Anche per questo come avvisa l’editoriale a firma di Rosa Maria Bertino «Il periometro del Rapporto Bio Bank non racchiude tutto il biologico – che ormai non ha più confini e si trova ovunque – ma fornisce dati preziosi sullo stato e sull’evoluzione del settore». Settore che è «in ottima salute e altamente innovativo».

Nel Rapporto Bio Bank 2018 sono pubblicati e analizzati i dati riferiti a 10.001 attività rilevate nel corso del 2017: 9.075 per l’alimentazione e 926 per la cosmesi. 58 pagine (nella foto la copertina) ricche di dati, informazioni e infografiche, tutte da sfogliare, leggere e consultare liberamente su Issuu. I dati sono la base di partenza per numerose analisi precedute, si legge ancora nell’editoriale di Bertino «per la prima volta da uno sguardo sull’evoluzione del mercato negli ultimi dieci anni».
Per quanto riguarda le attività negli ultimi cinque anni il loro numero – riferito alle otto tipologie monitorate nel Rapporto per gli alimenti è cresciuto di oltre il 6%. A volare sono invece le tre tipologie di attività monitorate per la Cosmesi, cresciute del 177%. Per gli alimenti ancora in testa gli e-commerce di alimenti bio, passati dai 147 del 2013 ai 344 del 2017, con una crescita del 134%, e i ristoranti bio, passati da 350 a 556, con una crescita del 58,9%. Seguono i 1.437 negozi specializzati di alimenti bio (+12,5%), le 1.311 mense scolastiche (+6,1%), i 238 mercatini (+3%), mentre le 2.879 aziende con vendita diretta crescono appena dell’1,5%. In calo gli agriturismi a quota 1.497 (-4,5%) e i gruppi d’acquisto solidale a 813 (-8,3%).

Tabella dal Rapporto Bio Bank 2018

A guidare il trend per la Cosmesi sono ancora le profumerie bio, balzate dalle 49 del 2013 alle 245 del 2017 (+400%). Notevole lo sviluppo degli e-commerce di cosmesi bio, passati da 70 a 255 (+264,3%). Significativo l’aumento delle aziende di cosmesi bio e detergenza eco certificate, che raddoppiano passando da 215 a 426 (+98,1%).

Nel Rapporto la classifica delle regioni leader per numero assoluto di attività bio nel 2017 riconferma la Lombardia con ben 1.417 attività, prima per numero di gruppi d’acquisto, negozi, mense, aziende ed e-commerce di cosmesi. Al secondo posto ancora l’Emilia-Romagna con 1.312 attività, che primeggia con vendita diretta, mercatini, e-commerce di alimenti e ristoranti. Al terzo la Toscana con 1.126 realtà, regina incontrastata degli agriturismi. Anche alla guida della classifica per densità di attività si riconfermano le stesse tre regioni del Centro Italia: le Marche con 397 attività per milione di abitanti, l’Umbria con 347 e la Toscana con 301.

Tra le regioni leader in Italia solo una è presente sia nella classifica per numero sia in quella per densità: è la Toscana. Tra le regioni leader in una singola tipologia entra per la prima volta il Sud, con la Campania, leader per numero di profumerie bio.


Tabella dal Rapporto Bio Bank 2018

Il bio continua a crescere, nel 2016, per esempio, la crescita è stata del 16,3% rispetto al 2015. E proprio oggi che il bio è sulla bocca di tutti è il momento in cui – si sottolinea nel rapporto – sorgono mille domande. “Quale bio vogliamo? Di nicchia o di massa? Per qualcuno o per tutti? Anonimo o identitario? D’importazione o nazionale? E infine – si legge ancora nel Rapporto 2018 – la domanda delle domande: il bio è un punto di arrivo o un punto di partenza?”.

Diecimila attività sono una fetta importante del biologico italiano, dall’alimentazione, dove il bio ha visto il suo esordio, alla cosmesi, dove la sua diffusione è più recente. Dai canali storici, come i negozi specializzati, a quelli emergenti, come l’e-commerce.
Il perimetro del Rapporto Bio Bank non comprende quindi tutto il biologico - che ormai non ha più confini e si trova ovunque - ma fornisce dati quantitativi e qualitativi per leggere il cambiamento in atto e affrontare le nuove sfide. Rischi e sfide che hanno fatto parte della storia del bio fin dal suo esordio, quando si affermava che era impossibile produrre con il metodo dell’agricoltura biologica.

Oggi che sono entrate nel bio sia le multinazionali, sia grandi, medie e piccole aziende agroalimentari, si assiste a una polarizzazione. Da una parte il bio basico, che rispetta il regolamento europeo e si accontenta dell’Eurofoglia. Dall’altra le aziende storiche del bio, che continuano la scalata dei valori nel segno della qualità totale: il bio legato all’origine delle materie prime (locale, regionale, made in Italy), il bio che si evolve in biodinamico, il bio che fa filiera (giusto prezzo ai produttori e distribuzione equa del valore lungo tutta la catena), il bio etico (pizzo-free, caporalato-free), il bio solidale (equo, sociale) e si potrebbe continuare.

Gli estensori del #RapportoBioBank - Rosa Maria Bertino, Achille Mingozzi ed Emanuele Mingozzi - chiudono la presentazione dell'edizione 2018 con una riflessione: «Più il bio si espande, più le aziende pioniere dovranno affondare le radici nei valori originari del bio».

In apertura foto Pexels

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