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Diritto d'autore

Il Parlamento europeo approva la direttiva sul copyright

12 Settembre Set 2018 1352 12 settembre 2018
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Il parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato pochi minuti fa la direttiva sul copyright con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 38 astenuti. Sarà l'apocalisse, come preconizzato da molti colossi del web, da Google a Wikipedia?

Il parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato pochi minuti fa la direttiva sul copyright con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 38 astenuti. Sarà l'apocalisse, come preconizzato da molti colossi del web, da Google a Wikipedia?

Proprio Wikipedia si è contraddistinta, nelle scorse settimane, per un forte lavoro di lobby contro la direttiva sul copyright. Troppo allarmismo, probabilmente. Anche nella sua formulazione originaria - ora emendata - la direttiva non prevedeva affatto censure o vincoli. La direttiva punta infatti a tutelare dal saccheggio del diritto d'autore, in particolare legato ad articoli giornalistici e notizie, operato sistematicamente da aggregatori, social network e piattaforme che, in forza delle nuove norme, dovranno ora prevedere eque remunerazioni per gli autori. Verranno inoltre bloccati i contenuti coperti da copyright. Ma Wikipedia ha poco da lamentarsi, poiché dal regolamento sono esluse tutte le comunicazioni private e le piattaforme che operano per scopi non commerciali. Enciclopedie incluse.

Due i punti fermi della direttiva. Li troviamo agli articoli 11 e 13. L'articolo 11, che è stato denominato "link tax", anche se non punta affatto a tassare i link e i rimandi intertestuali, punta a imporre un obbligo di « giusta e proporzionata remunerazione per l'uso digitale delle loro pubblicazioni dai provider di informazioni». L'articolo 13 prevede invece l'«upload filter», un sistema per bloccare il caricamento online di contenuti protetti da diritto d'autore.

«Quella di oggi è una vittoria per la libertà, come espressione di un libero dibattito democratico e della creatività della persona. Questo è il diritto d’autore: rappresenta la libertà ed esprime l’identità europea», ha commentato a caldo il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi. «È positivo - ha aggiunto - che le tre istituzioni europee che partecipano alla formazione delle leggi, la Commissione, il Consiglio e il Parlamento, vadano nella stessa direzione e che l’azione di pressione delle lobby multinazionali non abbia avuto effetto sulla votazione degli europarlamentari. È un’ottima premessa perché il risultato finale sia un testo che incentivi gli autori e le imprese culturali a cercare sempre nuovi soluzioni contrattuali ai problemi che impone il digitale».

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