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Conflitti

Oxfam: «I palestinesi della “generazione Oslo” sono alla fame»

12 Settembre Set 2018 1049 12 settembre 2018
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A 25 anni dagli accordi firmati tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, il 43,4% dei giovani palestinesi è disoccupato, un tasso che a Gaza raggiunge il 64,6%. Un terzo della popolazione vive in povertà. Il reportage fotografico di Lorenzo Tugnoli

A 25 anni dalla firma del primo degli accordi di Oslo tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, che ricorre domani, ciò che resta è una lista di promesse non mantenute che ha negato e sta negando a un’intera generazione di giovani palestinesi futuro e diritti.

I ragazzi di meno di 29 anni rappresentano più della metà della popolazione del Territorio Occupato Palestinese (OPT), e in quasi 1 caso su 2 due sono disoccupati. Nella stragrande maggioranza non hanno mai avuto la possibilità di votare, perdendo qualsiasi speranza di cambiamento.

È la denuncia contenuta nel report Generazione Oslo, diffuso oggi da Oxfam a un quarto di secolo da un accordo carico di aspettative, che nei fatti ha causato la paralisi di un’economia da cui dipende il destino di un intero popolo.


La generazione Oslo

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale tra il 1994 e il 2014 la produzione pro-capite in OPT è “cresciuta” solo dello 0,1%, con un terzo del popolo palestinese oggi costretto a vivere in povertà, una condizione che a Gaza riguarda oltre 1 milione di persone, tra cui 400 mila bambini.

«Più della metà della popolazione del Territorio Occupato Palestinese ha subito gli effetti delle condizioni stabilite dagli Accordi di Oslo - ha detto Riccardo Sansone, responsabile delle emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Costretti a crescere senza libertà e opportunità e senza un piano per correggere i torti di cui sono state le prime vittime. I giovani palestinesi oggi non hanno potere, diritti, né speranza per il futuro».

Senza Lavoro
Attualmente il 43,4% dei giovani palestinesi tra i 15 e i 29 anni non ha lavoro, è il tasso più alto di disoccupazione giovanile nella regione. Una situazione che a Gaza riguarda il 64,6% dei giovani. La conseguenza diretta è che 1,44 milioni di giovani palestinesi non cercano nemmeno più lavoro, né frequentano la scuola, con il 53% dei neo laureati disoccupato.

Inevitabile dunque che circa un terzo desideri lasciare la propria terra e il 73% non nutra alcuna speranza di miglioramento. Tantissime anche le donne disoccupate: il 47,4%, il più alto tasso di disoccupazione femminile al mondo.

«Mio padre mi ha raccontato che prima di Oslo, le persone avevano un lavoro dignitoso, c'era una fornitura di elettricità costante, non c'erano restrizioni di movimento, avevamo un aeroporto da dove si poteva volare ovunque. Poi le cose sono peggiorate dopo la mia nascita - dopo Oslo», racconta Rajab, ventitreenne che ha sempre vissuto a Gaza.


Gaza, la foto storia di Rajab

«Dopo Oslo ci siamo sentiti sotto assedio in ogni aspetto della nostra vita. Ogni cosa che facciamo è condizionata dal blocco», racconta Haytham giovane ingegnere di 27 anni che assieme a tre altri giovani colleghi a Gaza City, si è rimboccato le maniche per creare un prototipo in grado di creare energia elettrica dalle onde del mare, e poter così contribuire a far fronte alla drammatica crisi energetica che fa sì che nella Striscia si sopravviva in media con 4 ore di elettricità al giorno. Tutti i materiali per costruirlo però è stato costretto a reperirli dentro la Striscia, a causa del blocco imposto da Israele e in corso da oltre 10 anni (foto-storia)

Il pil pro-capite in OPT potrebbe crescere del 37%
«Gli Accordi avevano promesso la fine dell'occupazione, la stabilità nella regione e una road map verso la pace, ma nulla di tutto questo si è tradotto in realtà – aggiunge Sansone - I palestinesi sono intrappolati in 760 chilometri di muri, una prigione che impedisce la libertà di movimento, nega diritti e separa le famiglie. Senza dire poi che gli insediamenti illegali in Cisgiordania sono aumentati a dismisura con intere comunità palestinesi che hanno perso l’accesso alla terra e alle risorse da cui dipendevano».


La vita a Gaza

Il processo che prende le mosse dagli Accordi di Oslo ha visto di fatto un ulteriore rafforzamento dell'occupazione israeliana nella Cisgiordania, con i giovani palestinesi che ne hanno subito le peggiori conseguenze: un impoverimento socio-economico in tutto il Territorio Occupato Palestinese, nonostante i 30 miliardi di dollari di aiuti internazionali stanziati dalla Dichiarazione dei Principi nel 1993 in poi. Eppure, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, senza le restrizioni imposte dall'occupazione israeliana, il PIL pro capite solo nel 2016 sarebbe aumentato del 37%.

«Una pace giusta e solida, basata su pari dignità e diritti per tutti, è di vitale importanza sia per i palestinesi che per gli israeliani. – conclude Sansone - È necessario apprendere le lezioni del passato e intraprendere un cammino totalmente nuovo. È l’unica speranza per i ragazzi della generazione Oslo».


Le foto pubblicate sono state scattate dal fotografo Lorenzo Tugnoli. Un reportage che cattura le vite dei giovani palestinesi che sono cresciuti con una sistematica negazione dei propri diritti, nonostante le promesse degli accordi di Oslo. In altre parole la Generazione di Oslo – ossia quei giovani palestinesi nati da quando gli accordi sono stati firmati – ma non hanno conosciuto un'elezione parlamentare nella loro vita. E anche se si fosse tenuta, non avrebbero potuto partecipare visto che la stragrande maggioranza non è registrata per votare.

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