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Famiglia

Il Forum Famiglie boccia il ddl Pillon: crea un diritto individuale al figlio

13 Settembre Set 2018 0828 13 settembre 2018
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Vincenzo Bassi, responsabile giuridico del Forum nazionale delle Associazioni Familiari, giudica «gravemente fragile» la proposta di riforma dell'affido condiviso presentata dall'ex consigliere, oggi senatore Simone Pillon. «Le leggi sulla famiglia che non tengono conto delle voci che arrivano dal Paese reale sono destinate a produrre disastri»

Tra le tante voci che si sono alzate in questi giorni per criticare il disegno di legge sull’affido condiviso a prima firma di Simone Pillon (Lega), che ha appena iniziato il suo iter in Commissione Giustizia del Senato (qui il testo del disegno di legge n. 735), ce n’è una che merita particolare attenzione. È quella del Forum delle Associazioni Famigliari, la più ampia piattaforma di rappresentanza dell’associazionismo familiare in Italia, nel cui consiglio direttivo fu eletto nel 2012 lo stesso Pillon.

«Il disegno di legge sull’affido condiviso, in esame in questi giorni al Senato, è mosso da principi condivisibili: consentire a entrambi i genitori di essere presenti nella vita dei figli anche dopo una separazione, evitando di ridurre uno dei due in povertà. La proposta, tuttavia, appare gravemente fragile, perché crea un non meglio specificato diritto individuale alla genitorialità che rende i bambini oggetto dei diritti dei genitori. Tutto ciò potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili, trasformando il significato stesso della genitorialità che da ‘dono al figlio’ diventa ‘diritto individuale al figlio’», commenta Vincenzo Bassi, responsabile giuridico del Forum nazionale delle Associazioni Familiari.

Non solo: «questo disegno di legge rischia di obbligare i bambini ad accettare la convivenza con famiglie allargate e unioni diverse, nonché, imponendo modelli genitoriali rigidi, danneggia il coniuge vulnerabile che ha deciso di investire la sua vita nella famiglia. In particolare, la maternità rischia di perdere tutele importanti». Ma soprattutto «le disposizioni proposte tolgono al giudice ogni discrezionalità di giudizio e impongono a coppie che già sono in difficoltà per ragioni diversissime tra loro, un percorso pressoché obbligato e univoco, non tenendo conto dell’unicità che contraddistingue la relazione tra coniugi». Il ruolo del giudice, che in sostanza - afferma Bassi – è «esautorato» da questo ddl, dovrebbe al contrario avere «più fiducia», «individuando semmai strumenti formativi per rendere le decisioni a favore del bambino piuttosto che contro un genitore. In questo caso, invece, si vorrebbe introdurre una procedura che crea nuove pretese da parte dei ‘contendenti’ e, quindi, produrrà ancora più litigi tra i coniugi».

Il Forum Famiglie infine esprime «dubbi» sulla nascita del testo del ddl, rispetto a cui è mancato completamente il dibattito nella società civile «pur essendo questa una materia su cui trovare un comune sentire in grado di unire e non dividere, come purtroppo sta accadendo». La proposta finale di Bassi è costruttiva: «partire da due spunti del DDL al fine di responsabilizzare i genitori nei riguardi del vero ‘anello debole’ della questione, il bambino: l’elaborazione di un piano genitoriale concordato, che permetta al magistrato di conoscere i figli e le loro modalità di vita; la valorizzazione del genitore disponibile a stare molto tempo con il figlio. Il nostro auspicio è che i proponenti comprendano l’importanza della posta in gioco, iniziando a condividere l’iter legislativo su un tema tanto delicato. Le leggi sulla famiglia che non tengono conto delle voci che arrivano dal Paese reale sono destinate a produrre disastri».

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