Macron02 - Remo Casilli/Ag.Sintesi
Europa

Il reddito universale di Macron? Tutto, fuorché universale (e forse non è neppure un reddito)

14 Settembre Set 2018 1528 14 settembre 2018
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Dopo l'annuncio del presidente francese, che ha inserito il provvedimento nel suo piano di lotta contro la povertà, sorgono i primi dubbi: se non è universale e non è incondizionato e, inoltre, è ancora tutta da scrivere la legge che lo prevede, di che cosa stiamo parlando?

Gli annunci a sorpresa, oramai, sorprendono sempre meno. Ieri, annunciando le misure del piano di contrasto alla povertà, Emmanuel Macron ha dichiarato che verrà messo in cantiere un reddito universale, chiamato "revenu d'activité universel". L'effetto sorpresa, per il provvedimento che dovrà (quindi siamo ancora ai desiderata) essere oggetto di una legge specifica annunciata anch'essa per il 2020, si sta tramutando in boomerang.

Macron ha parlato esplicitamente di un reddito per i più pover, redditoiche comprenda il numero il numero massimo di prestazioni e sarà interamente a carico dello Stato. Ce n'è abbastanza per parlare davvero di reddito universale? Siamo agli annunci, come detto. Ma anche sugli annunci è bene stare attenti alle parole.

Questo reddito universale, quando e se ci sarà, non sarà incondizionato. Ma, soprattutto, non sarà davvero universale. I beneficiari - parole di Macron - godranno di un diritto, ma solo a condizione che «i doveri siano rispettati dai beneficiari». Di quali doveri parli il presidente francese non è per nulla chiaro.

Macron ha inoltre esplicitamente dichiarato di «non aver mai creduto a un reddito universale senza condizioni» e la dizione specifica usata dal presidente è "reddito universale d'attività". Fatto che a qualcuno ha fatto tornare in mente i vecchi e malamente invecchiati "lavori socialmente utili".

Da qui, il boomerang e le critiche che cominciano a levarsi contro un presidente che, in calo drammatico di consensi, nell'illusione di scansare un conflitto sociale che rischia di esplodere alla prima tornata elettorale, ancora stenta a capire che welfare e sociale non sono una start up: non bastano gli annunci o gli articoli d'agenzia,per far alzare fiducia e quotazioni. Anzi, con gli annunci si va a fondo.

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