Aleksandr Zakharchenko © Eliseo Bertolasi
Donbass

La nebbia si dirada dietro l’assassinio di Aleksandr Zakharchenko

18 Settembre Set 2018 1027 18 settembre 2018
  • ...

Dietro all'omicidio del capo della Repubblica Popolare di Donetsk l'ombra di Cia e Fbi che avrebbero armato i Servizi di Sicurezza dell’Ucraina con ordigni di nuova generazione

Il 31 agosto in un ristorante nel centro di Donetsk veniva barbaramente assassinato in un attentato terroristico Aleksandr Zakharchenko capo della Repubblica Popolare di Donetsk (DNR).

L’assassinio è stato classificato dalle autorità della DNR come “atto terroristico internazionale”. Anche il Comitato investigativo russo ha aperto un indagine per determinare i mandanti e le responsabilità dell’atto delittuoso.

Come previsto, le indagini da parte delle autorità giudiziarie della DNR stanno confermando i sospetti iniziali, ossia che alle spalle dell’attentato ci sia l’Ucraina.

Il plenipotenziario della DNR nel gruppo di contatto per l’Ucraina Denis Pushilin, attualmente capo ad interim della Repubblica ha dichiarato: «Al momento, le nostre forze dell’ordine stanno conducendo misure investigative. C’è una comprensione assoluta di chi ha eseguito questo atto. L’attentato terroristico è stato compiuto con la partecipazione del V Dipartimento del Controspionaggio dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina». Un agente dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) arrestato dopo l’attentato ha testimoniato che il dispositivo esplodente è stato installato su ordine delle autorità di Kiev.

Pushilin ha inoltre aggiunto che in base alle analisi dei resti dell’ordigno esplosivo utilizzato è stato rilevato l’uso di tecnologie avanzate che l’Ucraina non possiede, questo dimostra la partecipazione dei servizi speciali occidentali alla preparazione dell’assassinio.

Aleksandr Gritsenko, specialista capo della raccolta e diffusione d’informazioni del Ministero dell’informazione della Repubblica Popolare di Donetsk, in un’intervista a Tsargrad, ha dichiarato che l’assassinio di Zakharchenko potrebbe diventare il primo test di una nuova tecnologia fornita al SBU da parte dei servizi d’intelligence occidentali. Gritsenko a beneficio delle posizioni di Pushilin ha osservato come, di fatto, CIA e FBI siano presenti a Kiev, nell’edificio SBU, dove sono già appese le bandiere degli Stati Uniti, da quasi tutto il 2014.

Va osservato che Zakharchenko, oltre ad essere il capo carismatico della DNR, era anche il firmatario degli accordi di Minsk volti a risolvere il conflitto nel Donbass. Il suo assassinio elimina quindi il garante di questi accordi, almeno dalla parte della DNR.

Zakharchenko, nonostante fosse il soggetto politico di una repubblica non riconosciuta, era una figura importante per tutte le parti coinvolte nella situazione nel sud-est dell’Ucraina. Era importante per Kiev, per la Russia, per Donetsk, per i paesi che partecipavano al processo di Minsk.

Il suo assassinio è stato paragonato a quello dei due comandanti militari della DNR: Motorola (Arsen Pavlov) e Givi (Mikhail Tolstykh), lo stile e la regia sono simili. Tuttavia i primi due erano abili comandanti militari e difensori della Repubblica, Zakharchenko non solo era un difensore ma sopratutto uno statista. In quattro anni, nonostante la guerra in corso è riuscito a trasformare una regione dell’Ucraina orientale in uno stato, de facto, indipendente da Kiev, malgrado il mancato riconoscimento internazionale.

Come la milizia della DNR non si è indebolita dopo la morte dei noti comandanti sul campo, la Repubblica non è collassata e non collasserà dopo la morte di Zakharchenko.

Queste persone hanno adempiuto perfettamente alla loro missione storica: chi difendere, chi costruire un paese.

Rimane da chiedersi cosa si aspettavano gli ideatori di questo assassinio politico.

Forse azioni immediate da parte della Russia? Era ingenuo ipotizzare che Mosca avrebbe avviato azioni drastiche. Non le intraprese in passato davanti alla carneficina nella Casa dei Sindacati a Odessa, nel maggio 2014, che ancora attende giustizia, non le ha intraprese ora.

Cercavano il caos nella repubblica? L’inizio di una lotta per il potere? La DNR, a giudicare dagli eventi già dalle prime ore dopo l’atto terroristico, non è diventata un territorio in preda a una guerra tra gang criminali in lotta per la conquista del potere.

Anche questa volta Kiev non potrà dire che il Donbass è precipitato nel caos (giustificando magari un suo intervento militare per riportare l’ordine). Il due di settembre ai funerali di Zakharchenko nel centro di Donetsk con ordine e nella più grande commozione sono sfilate più di 120.000 persone.

È logico ritenere che l’obiettivo più palese dei mandanti dell’attentato è rendere sempre più difficile gli accordi di Minsk. Il presidente ucraino Petro Poroshenko inizia la sua campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali del 2019, la morte di Zakharchenko gli offre la possibilità d’implementare uno scenario di tipo militare, condizione che di solito porta sempre consensi elettorali. In questo contesto, l’omicidio del leader della Repubblica è stato finalizzato all’escalation del conflitto.

Nonostante i vantaggi oggettivi, Kiev continua però a manifestare un atteggiamento vago esitando ad assumersi le responsabilità dell’uccisione del “nemico”, capo della DNR. In primo luogo, tale riconoscimento porterebbe al governo ucraino accuse di riluttanza a negoziare e a cercare compromessi pacifici in grado risolvere la questione del Donbass, ma soprattutto porterebbe l’accusa di usare il terrorismo di stato come sistema per risolvere le questioni.

Kiev ha delle responsabilità davanti ai partner occidentali con i quali ha firmato gli accordi di Minsk. Questi accordi, ovviamente, non prevedevano un atto di terrorismo per liquidare la leadership della DNR.

Tali azioni vanno comunque fermamente condannate. Se la comunità internazionale dovesse ascoltare le parole dei rappresentanti della DNR dovrebbe quantomeno cercare d’influenzare le autorità di Kiev per far si che tali atti non si ripetano. Ciò nonostante, molto probabilmente, anche questa volta come tante volte in passato l’Occidente chiuderà gli occhi su questo ennesimo atto di barbarie verificatosi nel Donbass.

Contenuti correlati