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Welfare

La scuola accende l'attenzione sui giovani caregiver

18 Settembre Set 2018 1030 18 settembre 2018
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Secondo le stime internazionali, in ogni classe c'è almeno un ragazzino che (spesso in segreto) si prende cura di un familiare disabile o malato, con pesanti ripercussioni sull'ambito scolastico. Ora il Miur sigla un protocollo d'intesa con alcune realtà attive nel settore, per informare gli insegnanti e dare loro strumenti per identificare e supportare questi studenti

In Italia ci sono 391mila ragazzi fra i 15 e i 24 anni (dati Istat 2015) che si prendono cura sistematicamente di un famigliare, con ripercussioni sul loro percorso scolastico, sul tempo libero, sulle scelte di vita. Fra loro ci sono anche bambini, adolescenti, ragazzi che non hanno ancora compiuto 18 anni ma forniscono cura, assistenza o sostegno a membri della propria famiglia affetti da malattie croniche, terminali, disabilità, dipendenze, patologie psichiatriche. La scuola per la prima volta alza il velo su questa realtà, con un protocollo d’intesa siglato dal Miur (la firma è quella di Valeria Fedeli) con alcune organizzazioni impegnate a favore dei giovani caregiver: la Cooperativa sociale Anziani e Non Solo (ANS), le associazioni di promozione sociale CARER (Associazione Caregiver Emilia-Romagna) e COMIP (l'associazione italiana creata da e per i figli di genitori con disturbo psichico) e l’Associazione Europea EUROCARERS, rete fra le associazioni europee di caregiver.

«Le ricerche fatte sino ad oggi indicano che l'assunzione di responsabilità di cura durante l'infanzia e l'adolescenza rappresenta un fattore di rischio rilevante sia per lo sviluppo psicofisico sia per l'inclusione sociale di questi ragazzi. Le responsabilità di cura possano inoltre rappresentare un fattore di rischio sul rendimento scolastico, traducendosi in frequenti assenze, ritardi, incapacità di concentrazione, impossibilità di rispettare le scadenze di compiti e verifiche, problematiche relazionali a scuola, fino al vero e proprio abbandono scolastico», afferma Licia Boccaletti, project manager della cooperativa Anziani e non solo.

Basti pensare che il tempo dedicato alla cura viene sottratto a quello dedicato allo studio ma anche allo svago e al tempo libero, per cui i giovani caregiver sono spesso costretti a rinunciare alle attività a cui si dedicano normalmente i coetanei, come gite, uscite, attività sportive… «I giovani caregiver sarebbero maggiormente a rischio di essere vittime di bullismo rispetto ai coetanei non caregiver», conferma Boccaletti. «Per contrastare tali impatti negativi e definire rapporti di sostegno è necessario, in primo luogo, raccogliere le segnalazione di studentesse o studenti caregiver»: ecco quindi il protocollo d’intesa, per cercare innanzitutto di diffondere nelle scuole una sensibilità al tema e poi di costruire interventi nella per conciliare successo scolastico e problematiche familiari.

«Il protocollo d’intesa nasce nell’ambito di un progetto europeo iniziato nel 2018, Edy-care, che riguarda proprio i giovani caregiver e l’ambito scolastico e mira ad attuare interventi nelle scuole, dando a insegnanti e operatori scolastici gli strumenti per comprendere questa figura, identificare gli studenti caregiver e poi attivare un supporto». Il Miur si impegna a diffondere materiale informativo sul tema dei giovani caregiver in tutte le scuole: il primo materiale che verrà veicolato, spiega Boccaletti, sarà proprio quello prodotto nell’ambito del progetto europeo. Le realtà reti partner invece danno disponibilità ad accogliere le segnalazioni che arrivano dalle scuole e a dare supporto per attivare un sostegno pertinente, oltre che a fare azioni formative per le scuole che volessero approfondire. «È un primo step, l’importanza del protocollo sta nel fatto che per la prima volta riconosce il tema e il fatto che può avere impatti rilevanti sull’ambito scolastico».

La Cooperativa Anziani e Non Solo si occupa da alcuni anni della realtà sconosciuta dei giovani caregiver e ha già realizzato diversi interventi nelle scuole. Dal punto di vista della ricerca, è in corso un importante progetto europeo che durerà 4 anni, MeWe, con focus sugli adolescenti fra i 15 e i 17 anni. La prima azione del progetto ha previsto la somministrazione di un questionario (in Italia il campione è di mille studenti, in Emilia Romagna e nelle Marche) per capire se ci sono, quanti sono e che tipo problematiche hanno i giovani caregiver. I dati saranno diffusi all’inizio del 2019.

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