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Adozioni internazionali

Rimborsi, che ne sarà delle risorse non utilizzate?

19 Settembre Set 2018 1630 19 settembre 2018
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Stanti le 6mila richieste di rimborso presentate, ci sarà un avanzo di risorse rispetto ai 40 milioni stanziati. Che ne sarà? Confidiamo che restino alle adozioni e in particolare a sostenere le famiglie

Sono quindi poco più di 6mila le istanze di rimborso inviate alla Commissione Adozioni durante l’estate. 6mila richieste di rimborso su 11.138 coppie che hanno adottato nei sei anni intercorsi fra il 2012 e il 2017 e che da tempo attendevano la possibilità di presentare istanza di rimborso per le spese sostenute, il 55%. Poche? Tante? L'estate? I tempi troppo brevi per presentare domanda? Come si spiega questo dato? Da un lato certamente con il tetto di 70mila euro di reddito complessivo, oltre cui non si poteva presentare richiesta di rimborso, un tetto - diciamocelo – che alcune famiglie potrebbero aver sforato, pur senza essere certo ricche. Ma è vero anche, fanno sapere dalla Commissione Adozioni Internazionali, che la percentuale di istanze di rimborso presentate non ha mai superato il 60% della possibile platea, cioè delle adozioni realizzate nell’arco temporale in questione, anche in passato.

A questo punto si pone una domanda. Che ne sarà dei soldi che rimangono? Perché dei soldi rimangono certamente. «Le risorse stanziate sono attorno ai 40 milioni, per le sei annualità», ci aveva detto la vicepresidente della CAI, Laura Laera. Anche ipotizzando che le 6mila coppie che hanno presentato richiesta di rimborso si vedano tutte riconosciuto il massimo rimborso possibile (5mila euro), è evidente che qualcosa avanza. Come verranno utilizzate queste risorse? Siamo fiduciosi che quelle risorse restino alle adozioni.

Magari mettendole da parte subito per i rimborsi per le famiglie che hanno adottato nel 2018, così che nessuno debba più attendere anni e anni la finestra buona per presentare istanza. O magari per sostenere le coppie che in questo momento particolarissimo della storia delle adozioni internazionali, rischiano senza colpa di dover ricominciare tutto daccapo. È possibile ipotizzare, pensando bene allo strumento, che quelle risorse residue possano aiutare le coppie nelle spese sostenute e da sostenere nel caso in cui un ente chiuda? Confidiamo che la Commissione Adozioni Internazionali – tra l’altro ai suoi funzionari, così come al personale degli enti autorizzati va riconosciuto il merito di uno sforzo notevole, essendo state tutte le istanze raccolte praticamente in un mese e mezzo – che ha risolto un nodo rimasto in sospeso per sei lunghi anni, sia già impegnata per trovare una soluzione improntata innanzitutto a dare sostegno alle famiglie.

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