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Rappresentanze

Formazione professionale il governo convocherà un tavolo

21 Settembre Set 2018 1542 21 settembre 2018
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L'annuncio del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che è intervenuto alla giornata conclusiva del seminario organizzato dal Ciofs (Centro italiano opere femminili salesiane). «Vogliamo lanciare l'idea di un patto per la formazione, il territorio e il lavoro», ha detto Paola Vacchina presidente di Forma

Il governo convocherà a breve un tavolo presso il ministero del Lavoro sulla formazione professionale con le parti sociali e tutti i soggetti coinvolti nel settore. Lo ha annunciato il sottosegretario al Lavoro, il leghista Claudio Durigon, nel suo breve intervento alla giornata conclusiva della tre giorni di seminario sulla formazione professionale organizzato dal Ciofs (Centro italiano opere femminili salesiane). Più sfumato il sottosegretario sulle richiesta arrivate dagli operatori di potenziare le risorse per il settore: «Già in questa finanziaria sarà evidenziato qual è il nostro interesse» con l’aggiunta che anche la riforma delle legge Fornero sulle pensioni «è un incentivo per portare nel mondo del lavoro giovani».

Quello annunciato da Durigon sarà un tavolo al quale il mondo della formazione professionale intende presentarsi compatto e con le idee chiare, dopo un confronto interno: «Vogliamo lanciare l’idea di un patto per la formazione, il territorio e il lavoro. Un patto che ci impegni a raccordarci e insieme – parti sociali e soggetti che operano nel settore – interloquire con le istituzioni», ha infatti detto Paola Vacchina, presidente di Forma, concludendo i lavori.

Claudio Durigon

Paola Vacchina ha anche raccontato che due giorni fa, nel corso di un incontro avuto con la presidente della commissione Lavoro del Senato, la grillina Nunzia Catalfo, è stata informata che nelle intenzioni del governo «il reddito di cittadinanza sarà incardinato sui centri per l’impiego: ci sarà così la presa in carico di una persona per il suo reimpiego nel mondo del lavoro».

Sono queste le novità più consistenti emerse dai lavori dell’ormai tradizionale momento di riflessione del mondo della formazione professionale che prende sempre più coscienza di essere un settore chiave di fronte alla crisi occupazionale e alla contemporanea richieste di nuove figure professionali da parte delle imprese. Se è vero «che sul fronte occupazionale abbiamo sulle spalle una crisi che non esito a valutare ancora molto preoccupante», come ha evidenziato Manuele Crispolti della Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), è anche evidente che «le imprese hanno nuovamente bisogno di addetti, le mancate assunzioni negli anni di crisi, i pensionamenti, e finalmente una cauta ripresa, hanno lasciato posti vacanti e ora dobbiamo assumere», ha annunciato Ermanno Rondi, presidente in Confindustria del Gruppo tecnico formazione professionale.

Si tratta anche di fare fronte alla grande disparità che c’è nelle varie regioni italiane nella percentuale di giovani che frequentano i centri di formazione professionale: se in Lombardia sono l’11,42% dei giovani di quella fascia d’età e in Veneto sono il 9,2%, si scende al 4,45% del Lazio, all’1,63% della Toscana, fino allo 0,74% della Sardegna e allo 0,09% della Calabria. Paola Vacchina ha rilanciato dunque la proposta già avanzata al passato governo: «Con soli 20 milioni di euro di investimenti si poteva raddoppiare la percentuale degli iscritti nelle Regioni nelle quali siamo sotto il 2%. Una proposta che vogliamo rilanciare oggi a questo governo».

La coordinatrice degli assessori regionali al Lavoro, Cristina Grieco della Regione Toscana, ha detto che «per le innovazioni che ci saranno nel mercato del lavoro abbiamo bisogno di una formazione professionale di eccellenza» anche perché si tratta di superare la contraddizione sempre più evidente fra «una disoccupazione giovanile drammatica e imprese che non trovano le professionalità delle quali hanno bisogno». «La formazione professionale è destinata a diventare fondamentale per quell’impresa artigianale che sta puntando alla rivoluzione digitale e abbiamo bisogno di competenze che non riusciamo a trovare con facilità», ha aggiunto Riccardo Giovani di Confartigianato sottolineando che «il valore dell’artigianato è sempre più importante perché abbiamo un mercato che chiede la personalizzazione del prodotto». Giovani ha anche detto che a livello governativo bisognerebbe «puntare sull’apprendistato che è l’unico contratto di lavoro che andrebbe incentivato».

I centri di formazione professionale chiedono dunque pari dignità rispetto alle altre opzioni educative ed un più attento e diretto «coinvolgimento del Terzo settore e dell’economia sociale per implementare i centri», dice Alessandra Biancolini dell’Anpal. In ballo c’è il futuro occupazionale dei giovani del nostro Paese e la necessità di uno sviluppo economico in linea con gli standard degli altri Paesi europei, tenendo presente che più del 50% dei giovani che escono da un percorso di formazione professionale ha trovato un impiego nell’arco di 3 anni, percentuali da fare invidia a tutte le altre istituzioni scolastiche.

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