Cooperazione

Il cielo sopra Kibera: la Divina Commedia nello slum

21 Settembre Set 2018 1605 21 settembre 2018

Dante portato in scena dagli allievi delle scuole di una delle più grandi bidonville africane. Un progetto unico, ideato da Marco Martinelli, fondatore del Teatro delle Albe e promosso da Avsi

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Marco Martinelli Kibera
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Dante portato in scena dagli allievi delle scuole di una delle più grandi bidonville africane. Un progetto unico, ideato da Marco Martinelli, fondatore del Teatro delle Albe e promosso da Avsi

I prossimi 3,5 e 6 ottobre a Kibera, immenso slum nel cuore di Nairobi abitato da circa 600mila persone, accadrà qualcosa di impensabile: 200 piccoli allievi delle scuole Little Prince, Ushirika, Cardinal Otunga ed Urafiki porteranno in scena una “messa in vita” dei tre gironi della Divina Commedia di Dante, i cui versi e il cui plot verranno recitati in inglese e swali, sotto la guida di Marco Martinelli (nella foto nel cortile della Little Prince), coadiuvato da Laura Radaelli. Inferno, Purgatorio e Paradiso comporranno un percorso che culminerà con una Parade nel cuore di Kibera. Il progetto di fare del teatro un’esperienza centrale nei percorsi educativi di queste scuole dello slum risale a qualche anno fa: erano stati molti insegnanti a segnalare come il teatro fosse un fattore di grande attrattività per gli alunni, una formidabile chiave di ingresso al coinvolgimento di bimbi e ragazzi.

Grazie al teatro il tasso di assenza da scuola calava vistosamente ed il teatro si rivelava anche uno strumento per affrontare altre materie del programma. Da allora grazie all’impegno di Avsi, l’ong da molto tempo presente a Kibera con progetti in ambiti diversi, in particolare di educazione, formazione e inserimento lavorativo, l’investimento nel teatro è via via cresciuto. È stata allestita una sala teatrale attrezzata negli spazi della Little Prince. Nel 2015 un Pinocchio messo in scena con i bambini di quella scuola ha avuto il riconoscimento di miglior spettacolo internazionale dell’anno da parte della Fondazione Carlo Collodi. «Il teatro è un modo di educare. Con l’esperienza teatrale i ragazzi cambiano, si sentono protagonisti, ed è diverso anche il loro modo di stare in classe», spiega il preside della Little Prince Anthony Maina.

L’esperienza di questa scuola è stata contagiosa e in breve tempo altri istituti si sono coinvolti nel progetto, in molti casi potendo usufruire degli spazi attrezzati della Little Prince, spazi che sono stati intitolati ad Emanuele Banterle, un protagonista del mondo teatrale milanese, da sempre attento a promuovere il valore sociale e diffuso del fare teatro. Banterle è stato fondatore del Teatro degli Incamminati che in questi anni è stato in prima linea, in particolare per iniziativa di Franco Branciaroli nel promuovere la raccolta fondi per attrezzare la sala della Little Prince

«Quest’attenzione al teatro», spiega Giampaolo Silvestri segretario generale di AVSI, «è un fatto che corrisponde perfettamente a quello che noi intendiamo come cooperazione allo sviluppo: accompagnare le persone a riconoscere il proprio valore, a prendere sul serio i propri desideri e sogni, a esprimerli, anche con il teatro che ha una sua forza straordinaria. Di qui una persona parte e cresce, non si lascia più definire dalle condizioni anche le più povere, e riesce a rimettere in moto se stesso e la sua comunità. Nello slum non c’è solo bisogno di pane, di lavoro, di scuola. C’è desiderio di bellezza, di una conoscenza che spalanchi lo sguardo e la creatività, condizione prima perché ogni progetto di sviluppo si avvii e riesca con successo».

Nel 2017 Avsi e Riccardo Bonacina a nome degli Amici del Teatro Banterle hanno chiesto a Marco Martinelli un coinvolgimento nel progetto per stimolare un’ulteriore crescita e maturazione capace di coinvolgere più scuole e l'intero slum. Martinelli, che nel suo curriculum ha esperienze straordinarie con gli allievi di scuole border line in tutt’Italia, esperienze culminate nello spettacolo collettivo Eresia della felicità, ha aderito con entusiasmo all’invito e con prolungate presenze a Kibera ha preparato il percorso che approderà al triplice momento di inizi ottobre, con la “messa in vita” della Divina Commedia dantesca, dal titolo “Il cielo sopra Kibera”. «Il lavoro sulla Divina Commedia ci ha confermato quanto l’archetipo narrativo sia universale», ha spiegato Martinelli. «Abbiamo parlato di un uomo che si perde in una foresta oscura, fatta di paura, disperazione, mancanza di senso della vita. Di come quell’uomo, nel momento in cui spera di esserne uscito, si trova divorato da belve feroci ed ha la forza di capire che non si salverà da solo. Questo è il grido di Dante: miserere di me. La sua invocazione al Creato, al mondo, all’Altro, ha effetto: arriva qualcuno e gli tende una mano, lo aiuta a uscire alla luce. Dunque, abbiamo semplicemente raccontato questa storia, senza il bisogno di affrontare i versi danteschi, cosa che non avrebbe avuto senso. Abbiamo lavorato sull’improvvisazione, coinvolgendo attivamente tutti, dai bambini ai ragazzi».

Marco Martinelli e Riccardo Bonacina

Marco Martinelli insieme ad Ermanna Montanari è fondatore e anima del Teatro delle Albe di Ravenna, uno delle più importanti istituzioni teatrali italiane Da sempre attenti alla pedagogia attraverso il teatro, Martinelli, Montanari e tutta la compagnia, hanno da tempo messo a punto il progetto chiamato “Non-scuola”, dedicato a giovani e adolescenti. Partita coinvolgendo gli studenti delle scuole di Ravenna nel 1991 (e da allora coinvolge circa 400 giovani ogni anno), la Non-scuola è stata invitata ovunque: a Scampia e a Chicago, a Dakar e Milano, ma anche in Francia, Brasile, Belgio e in diverse città italiane. L’esperienza della “Non-scuola” a Napoli è stata raccontata in un libro dal titolo Aristofane a Scampia, divertente e commovente.

Emanuele Banterle, regista e impresario teatrale aveva fondato insieme a Giovanni Testori, Riccardo Bonacina e Franco Branciaroli Il Teatro degli Incamminati, la più importante compagnia privata italiana. Con Testori e Branciaroli ha coraggiosamente proposto a fine anni 80 e inizi anni un teatro di frontiera e sempre implicato con la vita reale. È un percorso culminato con In Exitu, uno spettacolo dedicato alla passione di un ragazzo tossicomane, che aveva commosso e percosso il pubblico. Emanuele Banterle è morto prematuramente nel 2011: a lui è dedicata la sala della Little Prince poiché l’esperienza teatrale a Kibera è un’ideale prosecuzione del suo impegno.

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