Nadia Toffa
Il caso

Nadia Toffa e il mistero delle nostre vite

25 Settembre Set 2018 1213 25 settembre 2018
  • ...

Don Tullio Proserpio, il Cappellano dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, interviene sul libro della Iena che ha parlato del proprio tumore come di un dono creando un grande e aspro dibattito. «Questa vicenda dimostra come la malattia sia un grande tema che tocca in profondo le persone»

È uno dei dibattiti più accesi degli ultimi giorni. Da una parte c'è la Iena Nadia Toffa, che ha appena dato alle stampe il suo libro “Fiorire d'Inverno” edito da Mondadori, dall'altra tantissimi utenti che la contestano. Il contendere? Alcune dichiarazioni della giornalista che sono state ritenute offensive.

Il tema è delicato perché tratta la malattia e in particolare il cancro. Nadia Toffa nel libro infatti affronta la propria malattia e la propria esperienza. Spiegando come sia riuscita a far diventare una “sfiga” un dono. E di come questo sia possibile per tutti. Ne abbiamo parlato con il Cappellano dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Don Tullio Proserpio.


Don Tullio Proserpio

Don Tullio ha avuto modo di seguire la vicenda di Nadia Toffa?
Sì ho letto le ultime notizie. La prima cosa che ho pensato è che il grande tema della malattia tocca in profondo le persone. È qualcosa di profondamente umano al di là delle posizioni. Quando ci si trova di fronte a una realtà così tremenda e difficile ci sono sempre lo smarrimento e la paura. Ciascuno ha il proprio modo di reagire. E proprio perché è personale diventa difficile dire cos'è giusto o sbagliato.

Lei parla sia della testimonianza della giornalista che delle reazioni che ne sono seguite...
Certo, all'interno del dibattito è chiaro che ci sono cose buone, vere, problematiche, condivisibili e meno condivisibili da una parte e dall'altra

Naturalmente commentare questa vicenda è complicato perché non bisogna mai dimenticare che a parlare sono spesso persone, proprio come la Toffa, che sono malate. Detto questo il cuore del libro “Fiorire D'Inverno” è, usando le stesse parole dell'autrice: “sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità. Pieno d'amore». Che ne pensi?
La sua esperienza è stata così. Quindi, da un certo punto di vista, fa bene a raccontarla. Mi venivano alla mente di Papa Benedetto nella Spes Salvi quando spiega che quando qualcuno ci dice di fronte alla malattia e alla sofferenza, che bisogna superarle e basta ci illudono perché non si può vivere senza sofferenza. Benedetto descrive la sofferenza come luogo dello sperimentare e dell’imparare la speranza. Possiamo dire che Nadia Toffa provi a farlo. Casualmente la sua posizione collima, casualmente, con quella della Chiesa. Poi quello che va detto è che in quando uomini siamo creature destinate a morire: cosa facciamo di fronte a questa evidenza? L'atteggiamento umano è quello di aiutarsi reciprocamente e imparare a pesare le parole. Figuriamoci se la Toffa pensava di ferire qualcuno dicendo queste cose.

Dall'altra parte però ci sono altri malati o congiunti di malati che hanno vissuto male queste dichiarazioni. Questa idea di Nadia Toffa che tutto dipenda da una volontà, dal “non sospendere la vita” per la malattia, è stata ritenuta offensiva. Che ne pensi?
Come dicevo, certamente queste parole non sono state dette con un intento denigratorio. Poi però va detto che è una visione parziale e fuorviante. La malattia è una cosa molto brutta. È fatta di paura, dolore e solitudine. Capita spesso che le cure non funzionino o che il paziente non le regga. In questi casi la volontà non può fare nulla. È una mistificazione.

Un altro tema che è fatto detonare il dibattito è stato il sostenere da parte di Nadia Toffa che ogni tumore è uguale...
Questo non è vero né da un punto di vista clinico e neanche umano. Ogni vicenda è a sé stante. Ogni uomo è diverso di fronte ai problemi e alla vita. E la malattia fa emergere in modo lampante l'unicità di ciascuno. Ecco perché si parla di medicina incentrata sul paziente. Certo ci sono i protocolli, ma vanno adattati sulle singole persone. Figuriamoci da un punto di vista psicologico e umano. Ciascuno ha un proprio modo di reagire. Affermare una risposta soddisfacente e plausibile per tutti non si può. Quello che è salvifico e incoraggiante per qualcuno non lo è affatto per un altro. Però su Nadia Toffa dobbiamo sottolineare un altro aspetto

Quale?
Quanto è difficile e problematico per una persona pubblica come lei poter vivere e convivere con la sua situazione. Lei per tenere botta rende tutto pubblico. È un bene. Come dicevo: ognuno reagisce e si fa forza come può. La cosa che tutti dobbiamo fare è abbracciare la sofferenza degli altri.

Contenuti correlati