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Abio

40 anni di storie a misura di bambino

26 Settembre Set 2018 1633 26 settembre 2018
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Sabato 29 settembre in 150 piazze italiane si celebra la Gionata Nazionale di Abio. La storia dell’associazione, che quest’anno festeggia i 40 anni dalla fondazione, è fatta soprattutto dai 5mila volontari che ogni giorno sono al fianco dei bambini in ospedale e delle loro famiglie

La Giornata Nazionale ABIO è nata quattordici anni fa per raccontare quello che i volontari fanno ogni giorno in oltre 200 reparti di pediatria in tutta Italia, per coinvolgere le persone, invitarle a seguire i corsi di formazione per diventare volontari, spiegare che i bambini, gli adolescenti, i loro genitori, hanno dei diritti anche e soprattutto in ospedale.

Abio, Associazione per il Bambino in Ospedale Onlus, è stata fondata a Milano nel 1978 per promuovere l’umanizzazione dell’ospedale. I volontari Abio si occupano di sostenere e accogliere, in collaborazione con medici e operatori sanitari, bambini e famiglie che entrano in contatto con la struttura ospedaliera. Vita.it intervista Eugenio Bernardi, vicepresidente di Abio Nazionale, che racconta l’attività delle 67 Associazioni Abio che con i loro 5.000 volontari, in tutta Italia, offrono un valido e costante supporto ai bambini e alle loro famiglie .

In quanti reparti pediatrici italiani è presente Abio?
In 67 città e abbiamo diverse aperture in corso. Siamo nati e cresciuti a Milano e quindi nel territorio lombardo le nostre sedi sono più numerose. Ma siamo comunque presenti in quasi tutte le regioni e complessivamente in 210 reparti pediatrici italiani.

C'è un ritratto del "volontario tipo"?
In realtà non c’è un ritratto perché tra 5mila persone c’e un po’ di tutto. Possi dire che è maggiore la componente femminile. I nostri volontari possono essere anche molto giovani: studenti e neolaureati. Ma anche neo papà, neo mamme e volontari storici che sono con noi fin dalla fondazione del 1978.

Come si diventa volontari?
Per diventare volontari bisogna partecipare ad un corso di formazione obbligatorio, bisogna avere almeno 18 anni. Ai 5 incontri teorici, di lezione frontale, segue un tirocinio pratico nei reparti. Non tutti alla fine del corso decidono di restare, qualcuno si rende conto di non riuscire a stare accanto ad un bambino malato o alla sua famiglia, perché non dimentichiamo che dietro un bambino ospedalizzato c’è sempre una famiglia che sta passando un momento difficile. Il tirocinio di norma dura sei mesi ed il volontario è sempre affiancato da un tutor più anziano. E non è detto che tutti poi diventino volontari. È un percorso volutamente impegnativo: non badiamo alla quantità ma capiamo chi può essere effettivamente idoneo a svolgere questo ruolo.

Che tipo di riscontro avete dalle famiglie dei bambini?
Positivo. Tanto che alcuni dei nostri volontari sono genitori che ci hanno conosciuto in occasione di un ricovero di un figlio. Il nostro obiettivo è far passare ai bambini una degenza che assomigli il più possibile alla permanenza in casa.

Qual è il vostro strumento principale per la raccolta fondi?
La Giornata Nazionale dove vendiamo il nostro tradizionale cestino di pere, con il ricavato le sedi locali che finanziano le attività sul territorio. Anche il 5xmille lo raccogliamo e poi ridistribuiamo alle Abio locali. Con le aziende invece lavoriamo allo sviluppo do progetti su scala nazionale.