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Innovazione

Intelligenza artificiale: per il World Economic Forum creerà 133 milioni di posti di lavoro entro il 2030

26 Settembre Set 2018 1116 26 settembre 2018
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L'ultimo rapporto del WEF, "The future of job 2018" ribalta le previsioni catastrofiche: nei prossimi cinque anni, AI e robotica avanzata creeranno 133 milioni di posti di lavoro, a fronte dei 75 milioni distrutti

Ci ruberanno il lavoro? La domanda, da tempo, sembrava aver trovato una risposta chiara e affermativa nei report internazionali in tema di intelligenza artificiale.

Sì, l'Artificial Intelligence (AI) comporterà la distruzione radicale di milioni di posti di lavoro. Soprattutto nei settori del terziario e del terziario avanzato: professioni mediche e cliniche in primo luogo.

Sulla robotica, invece, gli esperti hanno sempre affermato, di contro all'opinione corrente, che di lavoro la robotica ne porta. Soprattutto in campo sanitario e sociale. Il terzo settore, infatti, sta cominciando a capire quanto sia rilevante mettere in campo le proprie intelligenze migliori su questo fronte.
Il terzo caso, la cosiddetta industria 4.0, è stato invece comunemente letto come un fenomeno di creazione di opportunità e, di conseguenza, posti di lavoro.

Il mix di questi processi, mediati da ciò che comunemente chiamiamo "algoritmo", però, può creare problemi. Problemi di portata tutt'altro che modesta

L'ultimo rapporto del Mc Kinsey Global Institute, risalente al dicembre 2017, cercava di fare il saldo, focalizzandosi sull'automazione del lavoro. Nel rapporto Jobs lost, Jobs gained (lo potete leggere in pdf in calce all'articolo), la società di consulenza stimava una perdita complessiva molto alta: entro i 2030, tra i 75 e i 375 milioni di persone potrebbero cambiare lavoro, perderlo o, ed è la probabilità più alta, cambiare e scendere di categoria professionale in conseguenza della rivoluzione tecnologica in atto.

Questi cambiamenti non saranno indolori e richiederanno, in molti casi, livelli di adattamento cognitivo ed emotivo molto forti per i lavoratori. Gestire lo stress non basterà più. Bisognerà capire come "non scoppiare". Socialmente, quindi, visti i numeri, il problema è tutto fuorché irrilevante.

Si tratta, ovviamente, di uno scenario. Ma lo scenario viene ora ribaltato da un altro rapporto, pubblicato il 19 settembre, del World Economic Forum.

In The future of job 2018 (anche questo documento lo trovate in coda all'articolo) il WEF tenta di ristabilire un equilibrio fra lavoro creato e lavoro perso. In termini quantitativi, nel rapporto si parla di 75 milioni di posti di lavoro che saranno persi, superati o sostituiti dall'automazione, a fronte di 133 milioni di nuovi posti di lavoro creati. Un saldo netto di 58 milioni, dunque.

Entro il 2022, macchine e algoritmi aumenteranno esponenzialmente il loro contributo su compiti specifici, arrivando a superare soglia 50 (57%). In particolare, nello scenario del World Economic Forum si ritiene che il 62% dell'attività di ricerca e trasmissione informazioni e di elaborazione dati verrà eseguito da "macchine". Gestione, consulenza, processi decisionali: molte di queste attività verranno filtrate da algoritmi. L'uomo sarà a monte (programmando) o a margine (eseguendo) del processo.

C'è, tra i due rapporti, una differenza di campo importante: l'indagine del World Economic Forum è stata condotta sui responsabili delle risorse umane e sui responsabili delle strategie in una dozzina di settori industriali, dalle automobili al turismo, al cibo e alla salute, di 20 paesi, che rappresentano il 70% del PIL globale; l'indagine McKinsey Global Institute si è invece estesa a 46 paesi, che rappresentano il 90% del PIL globale.

Oltre le contraddizioni, però, i due studi convergono su un fatto: la rivoluzione in atto è sempre più trainata dall'Artificial Intelligence e sta rendendo sempre più mobile la frontiera uomo-macchina (human-machine frontier).

Le stime del WEF ritengono che già oggi il plesso AI, robotica, automazione occupi il 29% delle ore globali di lavoro a fronte del 71% di ore occupate da uomini. Nei prossimi cinque anni le macchine arriveranno al 42%.

In che condizione gli uomini subiranno o guideranno la transione è il grande problema aperto. Ma tutto questo, spiegano dal WEF, creerà posti di lavoro. Restano alcune domande: come, per i posti di lavoro creati o conservati, verrà declinato il tema della produttività, delle intensificazione delle ore lavorate (l'uomo al passo della macchina), della perdita di competenza e il demansionamento?

La questione, insomma, è tutt'altro che risolta. Anzi, inizia proprio da qui.

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