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Riforma del Terzo Settore? Posate solide fondamenta per costruire il futuro

27 Settembre Set 2018 1659 27 settembre 2018
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A Verona un convegno di Euricse e Cattolica Assicurazioni con focus su correttivi e prospettive per approfondire ciò che è stato fatto e per intercettare cosa sarà, a partire dalle partnership fra Terzo Settore e pubblica amministrazione

Una mattinata di studio, una mattinata di riflessioni, una mattinata per approfondire ciò che è stato fatto – guardandosi indietro – e per intercettare cosa sarà. A partire dalle partnership, in divenire, fra Terzo Settore e pubblica amministrazione. All'auditorium “Bisoffi”, a Verona, si è chiuso così il seminario organizzato da Euricse in collaborazione con Cattolica Assicurazioni. L'evento – dal titolo “La riforma del Terzo Settore. Stato dell'arte e questioni applicative alla luce dei decreti correttivi” – ha focalizzato l'attenzione sulle recenti novità e, più in generale, sulla portata inedita del Codice del Terzo Settore. «Il cantiere è aperto e operoso», ha detto Alessandro Lombardi, direttore generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «Ma abbiamo creato solide fondamenta per lavorare insieme».

Padrone di casa, attento al tema e alle sue applicazioni, Alberto Minali, amministratore delegato del Gruppo Cattolica Assicurazioni, nella mattinata di giovedì ha inaugurato la giornata di lavori. «Cattolica», ha esordito, «è l'unico Gruppo assicurativo che ha costruito un Osservatorio dedicato: l'ha fatto perché il Terzo Settore deve avere molta più riconoscibilità e molta più nobiltà rispetto a ciò che è stato in passato. Grazie, allora, a chi forma l'Osservatorio e, attraverso elevate competenze tecniche, mantiene il passo con una normativa in continuo divenire». La conoscenza, ha spiegato Minali, è l'incipit di tutto: «Noi vogliamo rispondere a un'esigenza: conoscere. Per poi dare risposte efficaci, per essere al fianco degli operatori del Terzo Settore e per dare loro strumenti davvero utili». Un modo, ha aggiunto, per sostenere un comparto rilevante per l'Italia: «Cosa sarebbe il nostro Paese senza il Terzo Settore e senza le molteplici forme di protezione che offre?».

A disciplinare il comparto è stata, come noto, la recente riforma del Terzo Settore. Profondo esperto della legislazione non profit, ricercatore di Euricse, docente all'università del Molise e componente del Comitato scientifico dell'Osservatorio del Terzo Settore di Cattolica, Antonio Fici ha quindi ripercorso l'architrave della norma. «Più che di riforma del Terzo Settore dovremmo ormai parlare di nuovo diritto del Terzo Settore – ha premesso – In questo modo si rende esplicita la portata epocale della normativa».

Più d'una le novità introdotte con i decreti correttivi ed elencate da Fici. «A partire dalla proroga del termine per l'adeguamento degli statuti: termine rinviato di sei mesi». Ancora: «Di enorme rilevanza sistematica e impatto pratico è il comma 1-bis, inserito nell’articolo 22 sull’acquisto della personalità giuridica da parte di associazioni e fondazioni del terzo settore – ha detto Fici – La novità colma un vuoto, semplificando la vita a quegli enti già costituiti che aspirano a qualificarsi come enti del terzo settore. L’articolo 22, infatti, prevede una procedura particolare, semplificata e rapida (rispetto a quella ordinaria di cui al d.P.R. 361/2000), mediante la quale gli enti del terzo settore possono divenire persone giuridiche ed ottenere così il beneficio della responsabilità limitata di cui all’articolo 22, comma 7, del Codice».

Quanto alla riforma tout court, «l'obiettivo», ha spiegato Alessandro Lombardi, direttore generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali «era superare la frammentarietà della disciplina pre-esistente, per fornire un quadro omogeneo che potesse, valorizzando specificità delle singole figure organizzative, definire un quadro unitario». L'approccio del Codice, ha ribadito Lombardi, «è multidimensionale: abbraccia profili di diritto privato, diritto amministrativo, diritto commerciale. Tutto ciò in una logica sistemica». Ma il processo continua: «Attualmente, al Consiglio nazionale del Terzo Settore sono arrivati alcuni provvedimenti per procedere alla loro discussione, a partire dalle linee guida per la valutazione dell'impatto sociale. La logica e il clima in cui si lavora sono caratterizzati da un dialogo franco». All'attenzione degli uffici ministeriali, ha detto ancora, «ci sono anche altri provvedimenti, come la disciplina dei ricavi dell'impresa sociale, la disciplina delle erogazioni liberali, il provvedimento di controllo sull'impresa sociale».

«Stiamo lavorando sulla progettazione esecutiva dell'alberatura del Registro Unico e definendo l'interrelazione con le amministrazioni locali», ha aggiunto Lombardi, «Il quadro che ne emerge ricorda il cantiere delle cattedrali medievali: tanti attori che sono in operosa attività nella costruzione di un edificio, le cui fondamenta sono salde e sono state fissate in maniera chiara. Abbiamo definito la base imprescindibile per ogni costruzione successiva». Insomma: «La posizione dell'amministrazione è di piena apertura e dialogo continuo, sia con il Terzo Settore sia con le amministrazioni locali con cui, nei prossimi giorni, ci confronteremo. A partire dall'atto di indirizzo sull'utilizzo delle risorse finanziarie».

«Siamo tutti protagonisti di questa riforma», ha fatto eco Felice Scalvini, ANCI. «La legge ha realizzato un Codice, ha istituzionalizzato un settore, ha realizzato una nuova identità sul fronte civilistico, sul fronte societario, sul fronte fiscale, sul fronte amministrativo e sul fronte dell'articolazione dei diversi livelli della pubblica amministrazione; una operazione potente di trasformazione istituzionale». Quanto al futuro, Scalvini ha concluso il suo intervento con un appello: «In questa presa di posizione globale e di soggetti diversi che cercano di dimostrare come verrà applicato il Codice, ricordiamoci che il ruolo principale devono averlo gli attori del Terzo Settore che hanno contribuito al processo di costruzione del Paese e devono riscoprire un nuovo protagonismo».

Le applicazioni del nuovo diritto del Terzo Settore sono più d'una e, altrettante, sono le possibilità di esportare le buone pratiche verso altre forme organizzative. Dalla sanità, così come dimostrato dalle parole di Fabio Lenzi (Fondazione Policlinico Gemelli), alla cultura, così come spiegato da Marco Abbadessa (Coop.Kalatà Culture).

«Il capitale sociale sarà quello di cui sentiremo maggiormente la mancanza in futuro», ha concluso, allargando la riflessione, Gianluca Salvatori, segretario generale di Euricse, «Oggi più che mai il terzo Settore ha un grande potenziale che è ancora e in parte inespresso e va quindi portato a un livello d'impatto più elevato». Superando la piccola scala: «Il Terzo Settore è fatto da organizzazioni che agiscono su piccola scala, e questo in parte è l'effetto di una scelta culturale e in parte a fronte di ostacoli strutturali». Ed ecco, in conclusione dei lavori, l'orizzonte: «Far sì che il Terzo Settore risponda a una responsabilità più ampia, ai bisogni del Paese».

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