Troppi Diritti 3
Idee

La folle corsa dei diritti senza qualità

1 Ottobre Ott 2018 1005 01 ottobre 2018
  • ...

Per Alessandro Barbano viviamo un'epoca che potremmo definire "dirittismo": è la ricerca di diritti vuoti, di pretese senza fondamento. Tutto il contrario del riformismo. Se ne è discusso a Roma, in un incontro organizzato da Res

La causa del declino italiano? E se fosse nella “pretesa collettiva”, nella corsa a diritti senza fine? Non tanto per un eccesso di questi ultimi, ma perché sono stati sganciati dai doveri. È la tesi del giornalista Alessandro Barbano, avanzata nel saggio edito da Mondadori dal titolo Troppi diritti. L'Italia tradita dalla libertà.

Il libro è stato presentato ieri a Roma nel corso di un evento organizzato nella splendida cornice di Villa Giulia da Res, l’associazione Riformismo e Solidarietà, al quale sono intervenuti l’autore, il presidente dell’associazione, Pier Paolo Baretta e Paolo Feltrin, politologo, docente dell’Università di Trieste. I lavori sono stati coordinati da Stella Teodonio, direttore Res.

L’incontro, il primo di una lunga serie di appuntamenti organizzati da Res, ha offerto l’occasione a Baretta e a Stella Teodonio di illustrare le attività dell’associazione, che in questo scenario politico, sociale e culturale può dare il proprio contributo per l’agognata inversione di tendenza. «Tutto sta – ha detto Baretta – nel ragionare controcorrente».

«Oggi viviamo nell’epoca del cosiddetto ‘dirittismo’ - ha detto Barbano nel corso del suo intervento – che si manifesta nella crisi della delega, vale a dire nella rinuncia a qualsiasi mediazione tra gli interessi di uno o di pochi e quelli di tutto il corpo sociale”. Barbano ha poi citato quattro campi in cui il ‘dirittismo’ è un fenomeno diffuso: “La politica, con la diffidenza verso la classe dirigente ed il conseguente astensionismo; il sapere, con l’assenza della meritocrazia; la sanità, e vale per tutti l’esempio del movimento contro i vaccini; i media, con lo stravolgimento del messaggio veicolato ed il conseguente indebolimento della democrazia».

A proposito dei media Barbano ha denunciato il «lato oscuro della comunicazione internettiana: quello del furto dei contenuti, in barba al diritto d’autore, del consenso influenzato, come avvenuto nelle elezioni statunitensi e russe e, forse, anche in Italia, e della diffusione delle fake news». La battaglia – ha concluso – «non sta nel battere Salvini e Di Maio, ma nel riuscire ad intermediare la democrazia, una sfida culturale che non si gioca in pochi mesi, ma che è necessaria per ricostruire le fondamenta della democrazia rappresentativa».

Pier Paolo Baretta ha sottolineato la necessità di una svolta culturale profonda: «Bisogna ripartire, ma appare davvero difficile alla luce dei tre approcci sbagliati adottati in politica. In primis perché è prevalso l’approccio consolatorio: non serve ammettere che le elezioni politiche sono state una disgrazia, ma bisogna fare un’analisi spietata della sconfitta, analisi che nel libro di Barbano c’è. Poi è prevalso un approccio continuista: il Pd ha bisogno di volti e nomi nuovi. L’ultimo ostacolo è l’approccio intimidito: l’altissimo consenso di Lega e Movimento 5 Stelle non deve inibirci, ma indurci a riannodare la ragione e la passione, a coltivare la democrazia. Che è sì lenta, a differenza ad esempio delle dinamiche della comunicazione e della finanza, ma deve fare un salto di qualità attraverso la rappresentatività, la rappresentanza, la cittadinanza attiva».

Per Feltrin «l’impasse attuale è dovuta al fallimento del sistema politico, di quello giudiziario e di quello giornalistico. Il cortocircuito dei tre sistemi, ancora in corso, sta determinando tanti fenomeni negativi, tra i quali proprio la disintermediazione e il dirittismo».

Contenuti correlati