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Riforma del Terzo settore, troppe incertezze su fisco, onlus e Ipab

1 Ottobre Ott 2018 1139 01 ottobre 2018
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Arriva da Uneba, organizzazione che rappresenta oltre 900 enti del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo con radici cattoliche la richiesta al Governo Conte di emanare gli atti mancanti coinvolgendo maggiormente gli organismi rappresentativi. Secondo l'Unione inoltre le scelte fatte hanno penalizzato le ex ipab privatizzate e le fondazioni e associazioni costituite da enti religiosi

Con l’emanazione dei decreti correttivi al Codice del Terzo Settore e al decreto sull’impresa sociale si è concluso il lungo e complesso iter della Riforma del Terzo Settore.

Non tutto il percorso normativo è effettivamente completato, e decine di migliaia di enti vivono nell'incertezza. Le scelte fatte hanno penalizzato le ex ipab privatizzate e le fondazioni e associazioni costituite da enti religiosi. A evidenziarlo Uneba - Unione nazionale Istituzioni e iniziative di assistenza sociale, organizzazione rappresentativa di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, con oltre 900 enti associati in tutta Italia, quasi tutti non profit di matrice cattolica.

Franco Massi, presidente nazionale Uneba

Per la Riforma del Terzo Settore - sottolinea Uneba- restano ancora in sospeso numerosi atti. Inoltre, non sono operative due determinanti norme: quella relativa all’istituzione del Registro unico nazionale, che ha un lungo e complesso iter che coinvolge Governo e Regioni; e quelle che riguardano il nuovo trattamento tributario, soggetto all’approvazione dell'Unione Europea.
Il quadro non è ancora chiaro e – continua Uneba - le decine di migliaia di enti interessati vivono nella massima incertezza.

La stessa mancata attuazione della delega per la riforma delle fondazioni, associazioni e altre istituzioni di cui al libro I, titolo II, del Codice Civile ha fortemente condizionato il quadro generale.

Riguardo al trattamento tributario, insiste una nota di UNeba «non possiamo non confermare le nostre perplessità sull’indifferenza del legislatore rispetto all’area dei destinatari delle iniziative di Terzo Settore: si è abbandonata la scelta prioritaria in favore delle categorie più disagiate (che caratterizzava la disciplina delle onlus) per adottare una linea che considera sullo stesso piano tutte le attività di interesse generale chiunque ne sia destinatario ed a prescindere dalle loro finalità sociali».

La stessa abolizione delle onlus, non prevista dalla legge delega 106/16 che si limitava al loro riordino, appare viziata da incostituzionalità per eccesso di delega e crea seri problemi per l’importanza che questi enti hanno assunto dall'approvazione della legge 460/1997 nella assistenza e tutela delle categorie più disagiate.

Colpisce anche la decisione del nuovo Governo (Conte), che ha eliminato dallo schema di decreto correttivo approvato dal precedente Governo (Gentiloni) la norma che consentiva a gran parte delle onlus di assumere la qualifica di impresa sociale: si tratta di tutte le ex Ipab, trasformatesi in associazioni e fondazioni di diritto privato. «Questi enti, in relazione al grado di presenza nei propri organi deliberanti di componenti di designazione pubblica, sono escluse dal decreto sulle imprese sociali» prosegue la nota di Uneba.

«Né si comprende il motivo che ha condotto il Governo Conte a ignorare i pareri delle competenti Commissioni parlamentari sul decreto correttivo del Codice circa le modalità di devoluzione del patrimonio nei casi di associazioni o fondazioni costituite da enti religiosi, impedendo di fatto a questi di istituire Enti di Terzo Settore».

Uneba è sempre stata favorevole alla Riforma del Terzo settore e ne ha accompagnato e sostenuto le ragioni, fin dalle prime Linee guida governative, alla discussione parlamentare, al complesso iter dei decreti attuativi e di quelli correttivi e integrativi; e intende continuare in questa linea di leale e trasparente sostegno.

Ma – conclude la nota - Uneba chiede anche che vengano rapidamente emanati gli atti che impediscono la piena applicazione della Riforma e che le rappresentanze del Terzo Settore vengano effettivamente coinvolte nei diversi passaggi. E questo vale particolarmente per i settori socioassistenziali, sociosanitari e socioeducativi nei quali un costruttivo rapporto con il potere esecutivo e con la pubblica amministrazione, in tutti i loro livelli centrali e locali, è di vitale importanza per lo sviluppo della comunità.

In apertura photo by Hans Peter Gauster/Unsplash

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