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Shock a Riace: il sindaco agli arresti domiciliari

2 Ottobre Ott 2018 0752 02 ottobre 2018
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Il sindaco della cittadina portata a modello di accoglienza e integrazione è, da questa mattina, agli arresti domiciliari. Le accuse riguardano il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Risveglio amaro per la Calabria e per tutto il Paese.

Domenico Lucano, sindaco di Riace, la cittadina portata a modello di accoglienza e integrazione e negli ultimi mesi al centro di appelli, polemiche e contrasti, è agli arresti domiciliari, le accuse riguardano il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, si apprende, un fraudolento affidamento diretto del servizio della raccolta dei rifiuti.

Un altro provvedimento, il divieto di dimora nel comune, avrebbe colpito anche la sua compagna. Al momento, in attesa di più dettagli da parte delle autorità, questo è quanto si apprende dalle fonti locali.

Ad eseguire la misura cautelare, nell’ambito dell’operazione denominata Xenia, sono stati questa mattina all’alba i finanzieri del Gruppo di Locri su ordine del Gip del della stessa città.

L’arresto di Mimmo Lucano arriva al termine delle indagini - coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri - che hanno interessato la gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace proprio per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Una vicenda su cui è necessario fare chiarezza, per il bene di tutti.

Aggiornamento, h 10:09.

Dal comunicato stampa della Procura di Locri sull’“Operazione Xenia” (in fondo all'articolo lo trovate allegato integralmente in pdf)

«(...) Gli elementi di prova raccolti hanno permesso di dimostrare infatti come il Sindaco Lucano, unitamente alla sua compagna Tesfahun Lemlem, avessero architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia.

Particolarmente allarmanti si sono rivelate non solo la lunga serie di irregolarità amministrative e di illeciti penalmente rilevanti che costellavano la realizzazione del progetto, ma anche e soprattutto l’estrema naturalezza con la quale il Lucano e la suacompagna si risolvevano a trasgredire norme civili, amministrative e penali.

Ancor più disarmante è risultata poi la spigliatezza con la quale il Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, ammetteva pacificamente più volte, ed in termini che non potevano in alcun modo essere equivocati, di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni “di comodo”».

Sul punto, leggiamo nel Comunicato firmato dal Procuratore Luigi D’Alessio, «particolarmente significativi appaiono i dialoghi intercettati dalla Guardia di Finanza, ad esempio, in merito all’illecita organizzazione del matrimonio di una cittadina straniera cui era già stato negato - per ben tre volte - il permesso di soggiorno».

Nel corso delle indagini la Guardia di Finanza ha raccolto elementi «circa il fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina riacese, così impedendo l’effettuazione delle necessarie procedure di gara previste dal Codice dei contratti pubblici e favorendo invece due cooperative sociali (...). Le predette cooperative sociali difettavano infatti dei requisiti di legge richiesti perl’ottenimento del servizio pubblico, poiché non iscritte nell’apposito albo regionale previstodalla normativa di settore».

Tornando alla questione migranti, l’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza e diretta dalla Procura di Locri – leggiamo - «ha poi riguardato numerosi e diversificati profili relativi alla gestione dei rilevanti flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dell’accoglienza dei migranti nel Comune di Riace, al cui esito sono emerse e riscontrate diffuse e gravi irregolarità anche in merito:

  • ad altre e diverse procedure di affidamento diretto alle associazioni operanti nel settore dell’accoglienza; 

  • alla irregolare rendicontazione dei criteri riguardanti la lungo permanenza dei rifugiati; 

  • all’utilizzo di fatture false tramite le quali venivano attestati fraudolentemente costi 
gonfiati e/o fittizi; 

  • al prelevamento, dai conti accesi ed esclusivamente dedicati alla gestione 
dell’accoglienza dei migranti, di ingentissime somme di denaro cui è stata impressa una difforme destinazione, atteso che di tali somme non vi è riscontro in termini di corrispondenti finalità». 


Sulla ricostruzione di tali circostanze, così come rappresentate nel corpo della richiesta di applicazione delle misure cautelari, il GIP presso il Tribunale di Locri ha tuttavia affermato che «ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparentegestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate perl’esecuzione dei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S., ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipoteside littuose ipotizzate».

È evidente, prosegue il comunicato, che «su tali profili, sui quali lo stesso GIP si sofferma per evidenziare che nelladelicata materia dell’immigrazione sono stati riscontrati comportamenti superficiali ed improntati ad un diffuso malcostume, questo Ufficio di Procura doverosamente procederà nei prossimi giorni ad approfondire ogni opportuno aspetto per presentare l’eventuale, apposito ricorso presso il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, fermo restando che dalle indagini è comunque emersa una pluralità di situazioni che,nell’immediatezza, impone la trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei Conti ai fini dell’accertamento del connesso danno erariale».