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Si fa presto a dire lobby

2 Ottobre Ott 2018 1630 02 ottobre 2018
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Si stima che oltre 15mila lobbisti lavorino tra Washington e Bruxelles, dove la professione è regolamentata. In Italia? In Italia tutto cade in una zona grigia, fatta di relazioni più o meno lineari. Un lobbysta propone però di distinguere fra gruppi di pressione (più o meno indebita) e lobby legislativa. La differenza c'è e si vede

Chi dice lobby, cosa dice? Dice gruppi di potere e di pressione, relazioni più o meno esplicite fra interessi in apparenza contraddittori. Oppure esiste anche un altro modo di intendere questa professione?

Per Alberto Cattaneo, autore del Mestiere del potere. Dal taccuino di un lobbista (Laterza, Roma-Bari 2018, pagine 190, euro 16), che di professione fa, per l’appunto, il lobbista, esiste ed è il modello della lobby legislativa, strumento di partecipazione, condivisione e presa di consapevolezza che i processi decisionali o si fondano sulla dialettica o, alla lunga, l’antagonismo logorerà tanto chi non ha il potere, quando chi suppone di detenerlo.

Ad avvantaggiarsene, allora, come succede nel nostro Paese saranno soprattutto i micropoteri. Micropoteri parastatali, burocratici, in una parola: parassitari. Capaci, in altri termini, di bloccare gattopardescamente ogni cambiamento. Oggi, ricorda Cattaneo, in questo libro importante, ben scritto e documentatissimo, si stima che oltre 15mila lobbisti lavorino tra Washington e Bruxelles, dove la professione è regolamentata. In Italia? In Italia tutto cade in una zona grigia, fatta di relazioni più o meno lineari.

Eppure, anche nel Terzo Settore, le lobbies non sono propriamente delle sconosciute: proprio le tanto chiacchierate ONG sono tra le principali fruitrici dei servizi di lobbies e il 18% dei lobbisti viene proprio dal mondo delle ONG. Insomma, c’è di che riflettere e il libro di Cattaneo - anche per chi lavora nel terzo settore - è di grande aiuto.

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