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Famiglia

Separazione e divorzio: «bigenitorialità non significa parità di tempo»

3 Ottobre Ott 2018 1750 03 ottobre 2018
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«La separazione dei genitori è un momento delicato della vita dei figli, in cui però la prospettiva che prevale è quella dell’adulto. Noi allora abbiamo spostato l’attenzione sul bambino»: così Filomena Albano, Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza spiega il perché della Carta per i diritti dei figli nella separazione dei genitori. La Garante ha chiesto di essere audita nelle commissioni che discutono il ddl Pillon ma è ancora in attesa di convocazione

«Aiutare i figli di genitori separati»: era una delle 10 emergenze che a giugno l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza aveva individuato presentando la sua annuale relazione al Parlamento. Ieri, coerentemente, è arrivata la Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, dieci punti elaborati con la collaborazione di esperti e dei ragazzi stessi. Filomena Albano è la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e qui spiega le ragioni di questa urgenza e di questa Carta.

Perché i figli di genitori separati sono un’urgenza in Italia?
Perché attraverso le segnalazioni che raccogliamo come Autorità Garante, ci accorgiamo che è tema fortemente sentito. Innanzitutto c’è l’aspetto dei numeri, che sono rilevanti: i numeri cambiano ogni anno e i dati Istat sono fermi al 2015, ma ci sono circa 66mila i minorenni i cui genitori si separano e circa 31mila i cui genitori divorziano ogni anno. Inoltre ci siamo accorti che non sono rilevate statisticamente le coppie non coniugate che si lasciano. Questo argomento coinvolge non solo i coniugi che si separano o divorziano ma anche la famiglia allargata: dopo ieri mi stanno scrivendo moltissimi cittadini comuni, tantissimi nonni ad esempio, che avvertono fortemente questo tema del distacco sulla pelle dei nipotini.

Oltre ai numeri e alla partecipazione diffusa che tutti abbiamo per un’esperienza che quasi tutti abbiamo visto da vicino, vuoi personalmente, con un parente, con un amico?
Il punto per noi cruciale è che questo è un momento delicato della vita dei figli, in cui però la prospettiva che prevale è quella dell’adulto. Noi allora abbiamo spostato l’attenzione sul bambino, per rendere concreti e attuali principi che sono già nella Convenzione sui diritti dell’Infanzia del 1989, ma che dopo ormai trent’anni devono essere declinati in termini contemporanei, con un linguaggio contemporaneo. Gli articoli 8-9-10 della Convenzione trattano del tema della famiglia e dicono che un minore ha diritto a intrattenere rapporti personali e contatti diretti regolari con entrambi i suoi genitori: quel principio è stato declinato nei 10 punti della Carta presentata ieri, con un linguaggio semplice ma dietro l’apparente semplicità c’è la complessità di un lavoro corale che ha pesato davvero ogni parola. Consideri che solo di recente con la riforma del codice civile si è pervenuti all’ascolto obbligatorio del minore ultradodicenne nelle separazioni o anche di età inferiore se capace di discernimento: l’assunzione del punto di vista del bambino è un’acquisizione culturale recente. Il punto 10 della Carta è importante perché tutt’ora il minore non riceve spiegazioni sulle decisioni che lo riguardano, anche nei procedimenti conflittuali in cui è sentito dal giudice poi il provvedimento plana sulla sua testa o peggio viene spiegato in modo diverso dai due genitori. La Carta è scritta per i bambini ma mi auguro che sia sulla scrivania di ogni giudice e come monito, per i tutti genitori e gli adulti, che devono fare un percorso di consapevolezza. I nonni ad esempio sono una risorsa enorme ma a volte anche loro hanno bisogno di acquisire consapevolezza della centralità del bambini e del rispetto che in quest'ottica devono per entrambi i genitori.

Questa carta è in qualche modo una risposta al ddl Pillon, che ha acceso il dibattito sul tema?
Tengo a precisare che l’elaborazione della Carta è di gran lunga precedente alla presentazione delle varie proposte di legge. L’Autorità Garante ha chiesto il 31 agosto di essere audita nelle commissioni competenti e siamo in attesa che venga calendarizzata la nostra audizone, ovviamente abbiamo preparato un parere giuridico che a tempo debito verrà reso pubblico. Posso fin da ora dirle che alcuni temi posti agli esperti ricorrono anche nella proposta di legge, ad esempio quella sulla bigenitorialità che per noi è un valore importantissimo e come dicevo prima è la stessa Convenzione a riconoscere il diritto dei figli a mantenere contatti e relazioni con entrambi i genitori. Bigenitorialità però non è parità di tempo. Nella Carta, al punto 1, abbiamo scritto che «l’amore non si misura con il tempo ma con la cura e l’attenzione»: bigenitorialità significa pari responsabilità, pari attenzione di cura e dedizione, essere presenti, non necessariamente tempo pari. Anzi, questo va valutato caso per caso, perché le regole astratte non consentono mai di individuare la situazione specifica e il superiore interesse del minore. Le situazioni famigliari sono le più variegate, ogni separazione è una storia a sé: quella con bambini neonati è diversa da quella con figli adolescenti, un conto – l’hanno detto i ragazzi – è se il genitore ha un altro partner, il livello di empatia che c’è, se esiste una famiglia allargata, altri fratelli, i figli del nuovo partner… Le decisioni vanno calibrate caso per caso e non sulla base di regole rigide.

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