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Vicenza

Il laboratorio del prendersi cura tra dono e carità

4 Ottobre Ott 2018 1209 04 ottobre 2018
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Si chiude questa sera il ciclo di workshop tematici organizzati dall’Ipab vicentino, seconda edizione di un percorso che quest’anno ha posto l’accento sulla parole "educare" e sulla sua scomposizione legata al "care" con l’obiettivo di dar vita a esperienze concrete e a progetti partecipati. Nell’incontro di questa sera al centro le Buone Attività Relazionali tra generazioni

Un percorso lungo un mese che si chiude oggi, 4 ottobre “Giornata nazionale del Dono”. Stiamo parlando di EDUcare al prendersi cura della persona e della comunità, il ciclo di incontri generativi che a Vicenza sono stati al centro della seconda edizione di “Tra dono e carità”. Questa sera l’iniziativa dell’Ipab di Vicenza che aveva preso il via il 5 settembre, si conclude con un incontro (ore 20,30 alla Chiesa di San Giuliano in corso Padova a Vicenza) dedicato a “Con:dividere. Progettare spazi per Buone attività relazionali”, ovvero Come far nascere all’Istituto “Salvi” di Vicenza un luogo di vita sociale per i cittadini che avrà tra i suoi protagonisti: Johnny Dotti, pedagogista, imprenditore sociale e autore del libro “Con:dividere”; Emanuele Alecci, presidente del Csv di Padova e promotore di Solaria; Lucio Turra, presidente di Ipab di Vicenza. A moderare i relatori Stefano Arduini, direttore di Vita.

La traccia tematica che ha caratterizzato questa seconda edizione di “Tra Dono e Carità”, ciclo di incontri generativi nato nel 2017 su iniziativa di Ipab di Vicenza, sostenuto dal Comune di Vicenza e via via condivisa da diverse altre realtà vicentine (enti, organizzazioni del terzo settore, imprese e media) è stata “EDUcare al prendersi cura delle persona e della comunità”. Un percorso culturale e di relazioni che intendeva mettere in luce le questioni nodali che ruotano attorno al tema del “prendersi cura”, che ha fin da subito stimolato proposte e innescato sinergie collaborative fra diversi soggetti. .

Due le direzioni di questa iniziativa: la prima ruota attorno alla parola “educare”, un termine sfidante se rapportato alle preoccupanti proiezioni che fanno presagire come nei prossimi anni i bisogni legati al prendersi cura delle fragilità subiranno una ulteriore impennata e che la loro soddisfazione non potrà certo realizzarsi solo con l’aumento delle risorse (ammesso che ci siano) disponibili ma attraverso un profondo ripensamento dell’essere e del vivere nella comunità. La seconda direzione proposta, passa attraverso la scomposizione artificiosa del termine educare che viene declinata in: Esperienze a Dimensione Umana delcare, del prendersi cura, ponendosi l’obiettivo di dar vita ad esperienze concrete dentro cui le componenti sociali convocate al percorso educativo possano pensare, progettare e sperimentare nuove forme di socialità. Dentro questo filone si avvieranno alcuni progetti che lo scorso anno erano stati accennati nella loro fase ideativa, o come possibili spunti da perseguire.

E qui si inserisce l’incontro di chiusura in cui si mettono insieme uno spazio pubblico parzialmente non utilizzato, cinque quartieri circostanti con la presenza di centri scolastici e universitari, una popolazione residente con media anagrafica elevata, pochi spazi di socializzazione presenti nel territorio. E provando a mescolare il desiderio di riconnettere le generazioni e la consapevolezza che il futuro ha portato a immaginare il rilancio di reti di vicinato per darsi una mano nei bisogni fisici e relazionali. E qui l’idea di un BAR, per sviluppare Buone Attività Relazionali, che può essere una proposta per sperimentare un luogo innovativo che metta insieme giovani, adulti e anziani, presente e futuro.
La serata è realizzata in collaborazione con: Noi Associazione, Agesci Vicenza, Osa con Noi (S. Andrea), A.Gen.Do onlus, Cooperativa “Alinsieme”

In apertura Photo by Pedro Kümmel on Unsplash

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