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Tokyo, il ristorante dove il conto si paga servendo ai tavoli

4 Ottobre Ott 2018 1150 04 ottobre 2018
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Non hai abbastanza soldi per poterti permettere un pranzo fuori? Non c’è problema: al ristorante Mirai Shokudo puoi pagare lavando i piatti, pulendo in cucina, servendo ai tavoli...per 50 minuti. La proprietaria, Sekai Kobayashi, l'ha aperto nel 2016 proprio per poter offrire un pasto a persone che altrimenti non si sarebbero potute permettere di mangiare fuori

A Tokyo, nel quartiere di Jinbōchō c’è un piccolo ristorante che si chiama Mirai Shokudo , dove i clienti possono pagarsi il pasto lavorando: lavando i piatti, facendo i camerieri, servendo ai tavoli...
Un turno di lavoro di 50 minuti al Mirai Shokudo (che in italiano si traduce come Ristorante del Futuro) è sufficiente per potersi pagare il conto. Resta naturalmente la possibilità di pagare i pasti con denaro, per chi se lo può permettere.

Sekai Kobayashi, proprietaria del ristorante Mirai Shokudo

L’idea è della proprietaria del locale, Sekai Kobayashi, 33 anni, ex ingegnere all’IBM Japan, che è il solo membro dello staff del ristorante, un ristorante genuino, semplice, e accogliente: cibi cucinati dalla stessa proprietaria, pranzi sui 900 yen (circa 6.50 euro) e 12 clienti ospitati intorno a un bancone di legno.

Una volta completato il turno di 50 minuti, il cliente può decidere se consumare il suo pranzo immediatamente o donarlo a un altro cliente (con il meccanismo del pay it forward: come quello del caffè sospeso), appendendo un biglietto sul muro all’entrata del ristorante.

«Quando ho aperto il ristorante nel 2016», spiega Kobayashi, «volevo creare un posto in cui tutti fossero benvenuti e si sentissero a proprio agio, conoscere nuove persone ma soprattutto offrire un pasto a persone che altrimenti non si sarebbero potute permettere di mangiare fuori».

Il ristorante in due anni ha già dato lavoro a più di 500 persone grazie a questo schema particolare. Questi lavoratori part time non sono solo persone indigenti o disoccupate, ma anche studenti universitari con pochi mezzi, o persone che vogliono farsi un’esperienza per poi aprire un ristorante, o anche imparare a cucinare.

Quando ho aperto il ristorante nel 2016 volevo creare un posto in cui tutti fossero benvenuti e si sentissero a proprio agio, conoscere nuove persone ma soprattutto offrire un pasto a persone che altrimenti non si sarebbero potute permettere di mangiare fuori

Sekai Kobayashi, proprietaria del ristorante Mirai Shokudo

«Sono riuscita a mantenere il mio business redditizio», dice Sekai Kobayashy a proposito del suo ristorante, in cui un piatto speciale per il pranzo ha il costo di 900 yen ( circa 6.50 euro).
La giovane proprietaria ha adottato un modello open-source , «un sistema attraverso il quale il design del software è reso disponibile a costo zero al pubblico, cosicchè chiunque lo può migliorare», spiega sul sito di Nextshark Sekai Kobayashi , che specifica come funziona nel concreto questo modello open-source: «Ho postato sul sito web del ristorante il business plan e le finanze del business, in modo che posso raccogliere input dal pubblico su come fare miglioramenti. Tutte queste informazioni sono anche disponibili per coloro che vogliano aprire i loro ristoranti. Condividere qualcosa con gli altri significa sostenere le persone con ambizione. Questo è alla base del mio approccio al lavoro».

Ho adottato un modello open-source, postando sul sito del ristorante il businessplan e le finanze, in modo da potere raccogliere input dal pubblico su come fare miglioramenti e per aiutare chi voglia aprire un ristorante.
Condividere con gli altri significa sostenere le persone con ambizione. Questo è alla base del mio approccio di lavoro

Sekai Kobayashi, proprietaria del ristorante Mirai Shokudo

Il sito pubblica un calendario con i turni dei volontari, che per lavorare devono indossare grembiule e bandana, e dimostrare alla proprietaria di essere in buona salute, e di parlare giapponese o inglese.

Foto: sito internet Mirai Shokudo. Ritratto di Sekai Kobayashi, pagina Facebook TrendWatching

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