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Forum Terzo Settore

La collaborazione fra enti locali e Terzo settore? Non può essere messa in discussione

5 Ottobre Ott 2018 1632 05 ottobre 2018
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Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, prende posizione sul parere reso in estate dal Consiglio di Stato su un quesito presentato dall’Anac che sembra mettere in discussione la portata dell’articolo 55 del nuovo Codice del Terzo settore e stoppare le più innovatiove forme di collaborazione e coprogrammazione fra Enti locali e Terzo settore

Il Terzo settore non può essere messo sullo stesso piano di un’impresa privata e il welfare non è una attività economica come le altre. Così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, prende posizione sul parere reso in estate dal Consiglio di Stato su un quesito presentato dall’Anac che sembra mettere in discussione la portata dell’articolo 55 del nuovo Codice del Terzo settore e stoppare le più innovatiove forme di collaborazione e coprogrammazione fra Enti locali e Terzo settore.

«Il mondo del Terzo settore, l’associazionismo, il volontariato, la cooperazione sociale non possono essere messi sullo stesso piano dell’impresa privata e quindi essere sottoposti, nelle loro relazioni con gli Enti locali, a una logica di mercato basata solo sulla concorrenza», dichiara Fiaschi. Nel parere del Consiglio di Stato, in pratica, si ritiene che il welfare sia una attività economica come le altre e quindi da sottoporre alle regole del mercato, con il rischio di ridurre la relazione tra il Terzo Settore e la Pubblica Amministrazione alla fornitura di servizi su un regime quasi esclusivamente concorrenziale e competitivo. Un orientamento che rischia di rimettere in discussione tante esperienze di co-programmazione e co-progettazione che Comuni e Regioni avevano e hanno messo in piedi in questi anni. Strumenti che al contrario il nuovo Codice del Terzo Settore ha rafforzato ed esteso. «È un’impostazione che ci preoccupa molto», spiega Fiaschi. «Il parere del Consiglio di Stato sottovaluta la portata delle prassi collaborative già in atto da molti anni tra le istituzioni pubbliche, soprattutto Regioni ed Enti locali, e l’associazionismo, il volontariato, la cooperazione sociale. Una collaborazione che ha prodotto risultati importanti in termini di coesione sociale e qualità delle azioni».

Un parere del Consiglio di Stato non abroga una legge, è vero. Ma c’è il rischio – ed è questo che preoccupa il Forum - che molti Enti locali facciano retromarcia e quindi che seppur indirettamente con questo parere si fermi quella prassi collaborativa tra le istituzioni pubbliche e il Terzo settore fondata volta al perseguimento dell’interesse generale della comunità, che dà piena attuazione al principio di sussidiarietà sancito dall’art.118 della Costituzione (vedi sul rischio di "frenata" il contributo di Gianfranco Marocchi e sull’articolo 55 del Codice come attuazione del principio di sussidiarietà l’intervista a Felice Scalvini).

Al contrario per Fiaschi si tratta si «esperienze che andrebbero rafforzate e sistematizzate nell’interesse delle nostre comunità. È necessario mettere a punto strumenti e procedure operative capaci di salvaguardare l’apporto caratteristico e sussidiario del Terzo settore in termini di innovazione sociale e coesione sociale, nel rispetto dei principi di trasparenza amministrativa e di evidenza pubblica delle Pubbliche Amministrazioni. Come Forum del Terzo Settore riconfermiamo la disponibilità ad un lavoro comune con tutti gli interlocutori istituzionali per dotarci di un impianto di norme, strumenti e procedure, solido e coerente con le direttive europee e nazionali, ma capace di valorizzare il patrimonio di partecipazione civile del terzo settore».

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