Rione Sanità Anna Spena
Povertà educativa

Tizian: «La periferia è una gabbia soltanto per i cinici»

5 Ottobre Ott 2018 1538 05 ottobre 2018
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Un contest letterario lanciato da Con i Bambini per raccontare le periferie con gli occhi degli adolescenti. Uno scrittore, Giovanni Tizian, fra i giurati. Un ebook fatto dai 24 migliori racconti che è un pugno nello stomaco, tanto denso è il dolore delle storie che i ragazzi hanno raccontato. «Un libro da far leggere nelle scuole per stimolare altri ragazzi ad esprimere le proprie emozioni. La passione, al contrario del cinismo, è una speranza per il futuro»

«Le periferie sono quei luoghi in cui i principi costituzionali non trovano applicazione, trasformati in discariche sociali da sciagurate politiche speculative, nell’assenza di opportunità concrete. Chi vive nelle periferie è spesso ricattato dal potente di turno, costretto a subire qualunque tipo di richiesta, perché è in quei luoghi che il baratto fra diritti e favori emerge con più forza. Ai bambini delle periferie è negato il diritto all’infanzia, oggi, nel terzo millennio. Sono luoghi in cui la disuguaglianza è il principio regolatore dei rapporti sociali. Tuttavia, è proprio in questi luoghi che troviamo ancora scampoli di umanità vera, di vita genuina, quei frammenti di vita che Pasolini ha raccontato in maniera meravigliosa. È su questa vita che scorre, nonostante tutto, nelle vene dei sobborghi, che è necessario costruire una società differente, più giusta. Una realtà in cui la dicotomia tra centro e periferia non sia più indicativa di benessere e degrado, lo dobbiamo agli adulti di domani, ai bambini di oggi»: così scrive Giovanni Tizian nella sua prefazione a #Conibambini - Tutta un'altra storia, presentato oggi a Montecitorio. Tizian è giornalista e scrittore, ha lasciato la Locride anni fa, dopo l’uccisione di suo padre e poi da giornalista ha raccontato la 'ndrangheta al Nord, fino a dover vivere sotto protezione. Ha scritto La nostra guerra non è mai finita, Il clan degli invisibili e Rinnega tuo padre. Proprio lui è stato chiamato, insieme a Carlo Lucarelli, Chiara Gamberale e Manuela Salvi, a leggere i racconti su periferia e povertà educativa scritti da adolescenti e giovani per il contest letterario di Con i bambini. Ne hanno scelti 24, raccolti in un ebook scaricabile gratuitamente.

Tizian, che cosa l’ha colpita nei racconti inviati dai ragazzi?
Intanto vorrei sottolineare che avere ragazzi che si impegnano con la scrittura non è scontato ai tempi dei social ed è stata una sorpresa la qualità di alcuni racconti. Dei 24 arrivati alla fase finale, spesso fatti di storie personali, non si può non restare colpiti dalla profondità e dal dolore. Storie che spesso sono rimaste nell’anima senza emergere a riflessione: anche qui la scrittura è uno strumento per tirare fuori il dolore che si ha dentro in una fase particolare della vita. Di fronte a certe storie difficili, per quanto sia un adulto e avvezzo a fare un certo giornalismo, ho avuto paura di scoprire se le storie che leggevo fossero vere, non ti capaciti della loro durezza. Da quello che so, in effetti si tratta per lo più di storie vere, di racconti che hanno a che fare con l’esistenza. Sono rimasto molto colpito dalla durezza di queste storie, ma il fatto che questi ragazzi si siano messi a scrivere mi fa ben sperare. La periferia può diventare opportunità per tutti e per il futuro di questo Paese, si sente la passione quando scrivono, è un segnale per l’epoca in cui siamo, di egoismo e personalismi, è bello vedere che c’è tanta umanità con cui è possibile lavorare e costruire percorsi.

La copertina dell'ebook

I ragazzi sono stati invitati a scrivere tenendo presenti tre parole chiave, che sono le parole chiave dell’azione di Con i Bambini: povertà educativa, periferie, comunità educante. Ci può dire, per ognuna, come i ragazzi la colgono e la vivono? Cominciamo da periferia…
Periferia è ciò che è distante dal centro, non necessariamente detto di una città. Periferia per tutti è una gabbia, ma allo stesso tempo una opportunità. Che sia anche una opportunità emerge dal fatto che i ragazzi qui trovano in cose molto semplici e meno costruite una loro via di affermazione nel mondo. In alcune storie emerge il contatto e la vicinanza tra chi abita questi luoghi rispetto ad altri. È vero che la maggior parte dei racconti sottolinea di più l’idea della gabbia, del luogo di dolore, nei racconti è prevalente un sentimento di dolore, di rabbia… ma in qualcuno un filo di speranza c’è.

Povertà educativa?
È un concetto complesso, che ovviamente i ragazzi non chiamano in questo modo. Però nei loro racconti si percepisce, è evidente. Loro lo colgono come una povertà di rapporti familiari fatti di scontri, di assenza di figure genitoriali, dell’incapacità di un territorio a supplire le difficoltà che qui un adolescente può incontrare. La povertà educativa è quasi peggiore di quella economica, è come una carestia di opportunità e di possibilità, che poi costringe tantissime persone anche alla povertà economica. È l’istruzione che ci rende capaci di pensare con la nostra testa e quindi di affermarsi senza chiedere favori a nessuno. La povertà educativa nei racconti emerge come quella carestia di opportunità che ti blocca in uno spazio in cui non vorresti stare.

I 24 autori dei racconti selezionati, oggi a Montecitorio

Comunità educante?
Nei racconti c’è pochissimo, forse questa è più una questione che riguarda noi adulti. Dico noi perché abbiamo tutti la responsabilità, non solo i genitori, le agenzie educative, la scuola, la parrocchia, i luoghi in cui si pratica sport… È necessario fare sinergia, se sono un adolescente che vive in periferia, in una scuola dove incontro problemi e ostacoli, torno a casa e ho una famiglia che non è in grado di sostenermi e che non riesce a dialogare con le altre agenzie, è finita. In questo senso una comunità educante è una comunità - appunto - che interagisce, che dialoga, che si preoccupa dell’altro. Lo so che è un concetto non di moda. Nei racconti la comunità educante è presente come mancanza, anche qui senza specificare il termine, ma è evidente che in alcune storie non sono assenti solo i genitori, è assente tutta una rete sociale.

Quale spera possa essere, da oggi, la vita di questo libro?
Io credo che possa servire a stimolare tanti altri ragazzi a scrivere, ad esprimere le proprie emozioni. È importante, perché oggi tendiamo tutti al cinismo: questo invece è un libro pieno di emozioni. È un libro da far leggere, perché potrebbe stimolare il confronto con le proprie emozioni, se uno tiene tutto dentro diventa di pietra. Dovrebbe essere letto nelle scuole, nelle scuole del centro non solo in quelle di periferia, per aiutare i ragazzi a riappropriarsi delle proprie emozioni, tirarle fuori. Non è un segno di debolezza, vuol dire essere capacità di fare i conti con il proprio vissuto.

Se si può chiedere, quali sono i suoi racconti preferiti?
Come un cubo di Rubik di Gloria Bruno, una quattordicenne di Brindisi, è il racconto che ha avuto più voti dalla giuria e Loro non ci vedono di Alessio Mieli, un sedicenne di Modena: leggendolo mi sono chiesto “ma quanti anni ha?”, per la profondità di quello che riesce a esprimere.

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L’impresa sociale “Con i Bambini” è stata costituita il 15 giugno 2016 e ha per oggetto l’attuazione dei programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Questo fondo sperimentale triennale (2016/2018) è nato da una innovativa intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri e il Governo con la collaborazione del Forum Nazionale del Terzo Settore: dal 2016 al 2018, le Fondazioni lo hanno alimentato con 360 milioni di euro attraverso un meccanismo di riconoscimento del credito d'imposta. Con i Bambini ha pubblicato i primi tre bandi (Prima Infanzia 0-6 anni, Adolescenza 11-14 anni, Nuove Generazioni 5-14 anni) e approvato 80 progetti per la prima infanzia, 86 relativi al Bando Adolescenza e 83 con il Bando Nuove Generazioni. Sono stati sostenuti 249 progetti con un contribuito pari a 202 milioni di euro, che coinvolgeranno 480mila minori e 27.500 organizzazioni. In arrivo a metà ottobre il quarto bando.

Foto di copertina, Rione Sanità, Napoli, by Anna Spena.

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