Idee

Lasciti testamentari, una proposta per renderli più facili

8 Ottobre Ott 2018 1226 08 ottobre 2018

L'interesse è in crescita, ma sono ancora pochi gli italiani che fanno testamento solidale. Le ragioni? Sia culturali, sia normative. Per superare queste ultime Fondazione Ant con il professor Antonio Albanese, docente di diritto privato all’università di Bologna, propongono una bozza di riforma. Eccola

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ANT CENTRO ONCOLOGICO PIEVE DI CENTO 085
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L'interesse è in crescita, ma sono ancora pochi gli italiani che fanno testamento solidale. Le ragioni? Sia culturali, sia normative. Per superare queste ultime Fondazione Ant con il professor Antonio Albanese, docente di diritto privato all’università di Bologna, propongono una bozza di riforma. Eccola

«Quello che vogliamo trasmettere», interviene Raffaella Pannuti, presidente ANT - «è che un’eredità può sì contribuire a portare avanti la mission degli enti non profit, ma che da sola non fa un progetto. L’eredità può e deve diventare l’occasione per mettere in rete le risorse del territorio: così è stato per noi il lascito della villa a Pieve di Cento (in provincia di Bologna, nella foto di apertura) che grazie alla collaborazione del Comune, al contributo della banca locale e di tanti sostenitori, oggi è diventato un centro con ambulatori per la prevenzione oncologica a disposizione della cittadinanza». Purtroppo però in Italia pur con tassi in crescita la propensione al testamento solidale non è ancora sviluppata così come nei paesi di cultura anglosassone. I dati Gfk Eurisko presentati a settembre dal Comitato testamento solidale sostengono che il numero di italiani con oltre 50 anni di età che hanno già fatto, o sono orientati a fare, un lascito solidale sono circa 1,3 milioni, pari al 5% della popolazione over 50 (25,5 milioni circa). Numeri ancora lontani da Paesi come il Regno Unito dove fa testamento il 48% delle persone o la Germania (50% degli over 50).

Come invertire la rotta? Quale futuro per i lasciti testamentari? Per cercare di rispondere concretamente a queste domande proprio la Fondazione Ant ha organizzato nella sua sede bolognese un workshop per presentare una proposta di ammodernamento legislativo dell’istituto. Proposta curata dal professor Antonio Albanese, docente di diritto privato all’università di Bologna e direttore scientifico di “Lexenia Formazione legale”. «L’attuale assetto normativo», spiega il prof. Albanese, «è inadeguato al soddisfacimento delle nuove esigenze prodotte dai mutamenti economici, sociali e demografici degli ultimi anni. È un fatto di comune dominio che esso sia privo di corrispondenza nel costume sociale e che debba essere oggetto di una radicale riforma». Gli effetti? Talvolta paradossali. «Oggi chiunque di noi è libero di dissipare il patrimonio alle slot machine, ma, se ha coniuge e/o figli, ha dei vincoli strettissimi nel destinare la stessa cifra a un’associazione non profit, giacché la tutela dei familiari prevale, indipendentemente dai loro meriti, sulla libertà di scelta». Da qui la proposta che va nel senso di comporre una nuova articolazione della normativa successoria legale, nelle sue due fattispecie (necessaria e legittima), che risulti maggiormente aderente alla realtà sociale e rispettosa del volere delle persone che intendano devolvere parte delle proprie sostanze a scopi benefici.

Ecco dunque le linee generali della “riforma” così come sono state elaborate dal prof. Antonio Albanese. «Una proposta», ribadiscono Pannuti e Albanese, «che mettiamo sul tavolo, in modo che possa essere valutata e migliorata da tutti gli interessati, a partire dalle organizzazioni non profit».

Successione necessaria:
Il primo e più idoneo strumento di predisposizione successoria in favore degli Enti benefici è il testamento, che consente, nei limiti della disponibile, di istituire erede l’Associazione/Fondazione, ma anche di sfruttare le notevoli potenzialità della successione a titolo particolare, cui si connette una grande varietà di contenuti, sia riguardo ai legati di specie sia quanto ai legati obbligatori. L’altro strumento è la donazione, che sconta tuttavia le remore, che ogni soggetto ha, quando si tratta di privarsi nell’immediato, con atto inter vivos, di parte delle proprie sostanze. Entrambi gli strumenti devono confrontarsi con l'inadeguatezza di una successione necessaria che si caratterizza per una compressione dell'autonomia privata insopportabile in epoca attuale e che non ha eguali in Europa. Attraverso la successione necessaria, la legge compone il conflitto tra autonomia del testatore quale libertà di disporre mortis causa e interesse della famiglia. Le attribuzioni donative e testamentarie in favore degli Enti no profit, che rientrano nel primo dei due poli (libertà di disporre dei propri beni) andrebbero incentivate, in un ordinamento di stato sociale come quello italiano e alla luce dei dettami costituzionali.

La quota di riserva è oggi talmente ampia da produrre un duplice effetto negativo a carico delle predette elargizioni:

1) Chi intenda beneficiare un Ente è assoggettato a stringenti limiti quantitativi. Qualora, poi, il suo desiderio fosse di utilizzare la disponibile anche a vantaggio di altri soggetti, poco o nulla residuerebbe nel patrimonio ereditario, a causa dell’entità della quota di riserva;

2) I lasciti liberali (inter vivos o mortis causa) sono caratterizzati da forte precarietà, sicché in presenza di stretti congiunti del disponente, all’apertura della successione l’Ente beneficiato corre il rischio, per 10 anni, di subire un’azione di riduzione e di dover restituire quanto già ricevuto (ed eventualmente già investito per il raggiungimento dello scopo, benefico, oggetto dell’associazione).

Proposta: ampliamento della quota disponibile e correlativa restrizione della quota di riserva, quando il lascito donativo o testamentario sia stato fatto a favore di un Ente benefico (iscritto in apposito Registro: v. infra); con l’obiettivo di tutelare dopo la morte la volontà del disponente – in quanto volontà connotata da un particolare valore morale e sociale e di interesse pubblico – e di evitare (o limitare) l’aggressione dei beni ricevuti dall’Ente e destinati alla sua istituzionale attività benefica.


Successione legittima:
Sul versante della successione legittima (ossia quella che si apre in assenza totale o parziale del testamento), non va sottaciuta l’insoddisfazione per l’estensione del novero dei successori legittimi fino al sesto grado, che non soddisfa reali esigenze di equità e di giustizia. Nella tradizione giuridica francese precedente il code Napoléon, la successione dei collaterali non incontrava limiti; il suddetto codice, invece, la ammise entro il 12° grado. Inizialmente, il nostro c.c. del 1865 prevedeva quale limite di rilevanza della parentela il decimo grado; il legislatore italiano, però, con il DL. 16 novembre 1916, n. 1686, seguendo l'esempio del codice spagnolo, accolse la successibilità, nella linea collaterale, entro il 6° grado e così fecero, in seguito, il legislatore francese (art. 17 L. 13 dicembre 1917) e il nostro ultimo codificatore. Sul piano storico, la successione legittima è dunque caratterizzata dalla costante erosione nel tempo della cerchia dei parenti che se ne avvantaggiano, in conformità al mutabile atteggiarsi dei rapporti familiari. Un ulteriore restringimento fino al quarto o persino al terzo grado sembra, oltre che auspicabile, preventivabile nell’orbita di un processo storico irreversibile: rispetto all'ultima codificazione, l'accresciuta mobilità dei singoli e delle famiglie ha incrementato l'allontanamento, non solo fisico, tra parenti di grado meno prossimo, annullando sovente la loro reciproca frequentazione, quando non, addirittura, la stessa reciproca conoscenza. Basti pensare che nell’ordinamento svedese e in quello danese, la delazione intestata non opera oltre il terzo grado.

In particolare, nessun principio dell'ordinamento sarebbe scardinato, né sarebbe portato alcun affronto alla Carta Costituzionale, se i parenti di sesto e quinto grado, e persino quelli di quarto grado (che, beninteso, se legati al de cuius da un forte rapporto affettivo possono pur sempre confidare nella successione testamentaria), fossero, in forza di una legge ordinaria, sostituiti dallo Stato, che si assuma il compito di provvedere alla destinazione sociale del relictum, a vantaggio della collettività, anche attraverso la mediazione degli enti con funzioni assistenziali, in coerenza con i criteri costituzionali di solidarietà, cui la circolazione mortis causa delle ricchezze deve conformarsi. I parenti di grado meno prossimo, d'altronde, ricevono per effetto di una pura casualità, come un regalo della sorte: è presente, nella soluzione normativa del codice vigente, l'avversione per la successione dello Stato, ma è un'avversione che si spiega, unicamente, con una anacronistica sfiducia verso il perseguimento statuale di politiche sociali.

Un intervento legislativo diretto ad una migliore individuazione dei titoli a succedere ab intestato potrebbe avere sviluppi concreti di particolare attualità. Una riduzione della cerchia dei beneficiari della successione legittima, con conseguente anticipazione del momento attributivo in favore dello Stato, rafforzerebbe un processo di funzionalizzazione sociale del diritto ereditario. A patto, ovviamente, che l'acquisizione dei diritti dello Stato sulle eredità rimaste vacanti si risolva in uno strumento per una più efficace realizzazione della funzione sociale della proprietà, al fine di renderla accessibile a tutti, e in particolare nella riconversione, dei valori acquisiti, nell'assolvimento delle esigenze sociali cui istituzionalmente attendano gli Enti.

Proposta a): restringimento della cerchia dei successori legittimi entro il quarto (o terzo) grado e obbligo dello Stato-erede di convertire le ricchezze, ereditate ex art. 586 c.c., a vantaggio della collettività.

Proposta b): eliminazione della successione dello Stato, per consentire direttamente la successione ex lege, quando non vi siano parenti entro il quarto (o terzo) grado, delle istituzioni che operano a vantaggio dell'infanzia, della gioventù, dei malati e dei disabili.

In definitiva, si ritiene più congruo attribuire la qualità ereditaria allo Stato (a) o direttamente agli Enti (b), piuttosto che a parenti di grado remoto che nel sentimento comune non sono più ricondotti all'idea di “famiglia”.


Iscrizione presso un Registro nazionale

Sull'odierna conformazione dei profili successori delle convivenze pesa un dato inconfutabile: la successione legale, necessaria o legittima, è, per eccellenza, la successione fondata dal legislatore su dati formali. La successione per legge ha dei limiti congeniti che, se oltrepassati, ne snaturerebbero l'essenza di sistema necessariamente conoscibile, semplice ed accessibile a tutti. Qualsivoglia correttivo, dunque, deve essere apportato senza rinunciare alle summenzionate caratteristiche.

La questione sembra, allo stato attuale, risolvibile attraverso la formulazione di un Registro nazionale, ad opera dell’Autorità governativa, ove siano iscritti e certificati gli Enti no profit che posseggano i presupposti per accedere al vantaggio in parola. L’iscrizione a tale Registro, previa la verifica dei requisiti di legge, è un dato formale necessario al quale soltanto può riconnettersi uno statuto successorio dei diritti degli Enti che, da un lato (successione necessaria), ponga deroghe alla tutela dei legittimari, dall’altro (successione legittima), consenta al singolo ente di partecipare alla destinazione imposta allo Stato-erede. Tale soluzione è rispettosa dell'esigenza che le categorie dei successibili siano individuate in base a rapporti giuridici certi e incontestabili, certificati da un dato formale giuridicamente valido.

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