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Studi

Innovazione? Per gli artigiani non è un fine, ma un mezzo

9 Ottobre Ott 2018 1700 09 ottobre 2018
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È l’impresa a valore artigiano la protagonista dell’8° Rapporto dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia dal titolo “L’altra innovazione. Il valore artigiano e il bisogno di futuro”. Un mondo che mette al centro la persona

È l’impresa a valore artigiano la protagonista dell’8° Rapporto dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia, presentato a Milano a Palazzo Pirelli: «Un’impresa che ha saputo trovare uno spazio riconosciuto nei mercati globali, quale protagonista del made in Italy e del made in Lombardia, perché flessibile, creativa, capace di rispondere in tempi rapidi e in modo personalizzato alle esigenze dei clienti e di dare loro prodotti e servizi di alta qualità. Perché capace di rendersi protagonista dell’altra innovazione, un modo di innovare a forte componente umana e sociale ancora prima che tecnologica», ha spiegato il Presidente di Confartigianato Lombardia Eugenio Massetti, in apertura dell’incontro.


Il presidente di Confartigianato Imprese Lombardia, Eugenio Massetti

“L’altra innovazione. Il valore artigiano e il bisogno di futuro” è il titolo del Rapporto 2018 di Confartigianato Lombardia, appunto dedicato a un modo di innovare in cui la tecnologia non è un fine, ma un mezzo per nobilitare il lavoro dell’uomo, in cui contano in primo luogo le relazioni con collaboratori, clienti e con il luogo in cui l’impresa si sviluppa. Un’innovazione capace di portare cambiamenti concreti non solo nell’economia ma anche nella società, non solo sul mercato ma anche sul territorio, non solo nella gestione del business ma anche nel welfare.

Il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Alessando Fermi ha sottolineato come «proprio le piccole imprese e le imprese artigiane sono l’ossatura del nostro sistema produttivo, quelle il cui impegno ha aiutato la Lombardia ad uscire prima e meglio degli altri dalla crisi. Regione Lombardia è consapevole dell’importanza dell’innovazione per lo sviluppo delle imprese – ha continuato – e si impegna a supportarla con ulteriori investimenti nel futuro, oltre che a rispondere alle richieste delle imprese e delle Associazioni che le rappresentano, in primo luogo in termini di semplificazione burocratica e miglioramento delle infrastrutture».

Enrico Quintavalle, Direttore Scientifico dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Imprese e Licia Redolfi, Ricercatore dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Imprese Lombardia (il rapporto è scaricabile in allegato) hanno presentato i dati aggiornati sulle imprese a valore artigiano lombarde, indagando in particolare proprio gli aspetti più legati all’altra innovazione: dal tasso di creazione di posti di lavoro alla diffusione della bilateralità, dalla formazione e apprendistato alle risposte date al “rischio automazione”, dall’export alla qualità percepita sui mercati, fino a evidenziare i fattori limitanti quali burocrazia e difficoltà di accesso al credito.

Alla presentazione è intervenuto anche l'economista Giulio Sapelli, che ha tracciato un profilo dell’impresa a valore artigiano oggi, evidenziandone il ruolo nell’economia e nella società: «La forza dell'impresa artigiana fiorisce dall'inventiva e dalla creatività della persona e della famiglia; unitamente a tutti coloro che, con il loro lavoro, danno vita a questa specialissima forma d'impresa che ha sfidato tutte le previsioni e le teorie fondate su una antropologia negativa, resistendo alla crisi globale e inserendosi nei sentieri di crescita che l’impresa artigiana sa sempre trovare».

«La piccola impresa mette insieme sacrificio e risultato, e così alimenta la civiltà e la società: serve tornare a considerare la cultura come condizione dell’esistenza dell’economia», ha ribadito.

L’Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia Alessandro Mattinzoli ha concluso: «È fondamentale nell’impresa mettere la persona al centro, perché dietro a un’impresa ci sono le persone, le relazioni, un territorio. In una fase come questa di totale rivoluzione nel sistema economico, non si può pensare non sia necessaria anche una rivoluzione nel sistema sociale. Regione Lombardia, in questo scenario, ha di fronte due sfide importanti: la programmazione comunitaria, in cui è fondamentale vengano considerate anche le caratteristiche del nostro tessuto socio-economico, e la creazione di tavoli operativi per il confronto con i corpi intermedi, come quello dedicato alla competitività».

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