Nave Mediterranea Marejonio
Ciai

Sosteniamo Mediterranea perché è necessario un atto di disobbedienza morale

10 Ottobre Ott 2018 1632 10 ottobre 2018
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Paola Crestani: «abbiamo deciso di sostenere Mediterranea perché crediamo che la difesa dei diritti di tutte le persone, soprattutto le più vulnerabili, sia un impegno da testimoniare ogni giorno e in ogni luogo»

Anche CIAI aderisce al progetto Mediterranea, di cui condivide gli obiettivi. La nave Mediterranea è salpata nei giorni scorsi con l’obiettivo di svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione nel Mediterraneo centrale, dell’assenza di soccorsi, del silenzio e della complice indifferenza dei governi italiano ed europei.

La nave, che batte bandiera italiana, ha un equipaggio di 11 persone ed è attrezzata anche per operazioni di salvataggio. Si tratta di “un’azione non governativa”, non di una ong. Il progetto quindi è aperto: “un ponte dal mare alla terra” e una “piattaforma di realtà della società civile”. Anche CIAI ha aderito e come Ciai chiunque può sostenere Mediterranea.

Così dichiara Paola Crestani, presidente di CIAI: «Ci prendiamo cura da cinquant’anni dei bambini più vulnerabili, dei bambini soli. Sappiamo quanti bambini e ragazzi, spesso soli, cercano di raggiungere un porto sicuro, dopo essere scappati da situazioni di estrema povertà, violenza, guerra, maltrattamenti. E sappiamo purtroppo che in questi ultimi tempi moltissimi di loro muoiono nel Mediterraneo, nell’indifferenza generale e senza la possibilità che questo possa essere testimoniato. Per questo abbiamo deciso di sostenere Mediterranea, perché crediamo che la difesa dei diritti di tutte le persone, soprattutto le più vulnerabili, sia un impegno da testimoniare ogni giorno e in ogni luogo, oggi più che mai».

Alessandra Sciurba, responsabile della sede CIAI Palermo, è intervenuta anche alla conferenza stampa di presentazione di Mediterranea, come una delle portavoce della rete: «Sarà anche un’azione di disobbedienza morale, perché disobbediremo sempre a questo clima di xenofobia e nazionalismo identitario che gioca la retorica della guerra tra poveri come collante sociale».

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