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Giovani

La scuola da sola non basta. Sull'emergenza droga servono più servizi

11 Ottobre Ott 2018 1224 11 ottobre 2018
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Parla Rossella Rizzatto, dirigente scolastico del liceo che frequentava Alice Bros, la giovane sedicenne trovata senza vita da un passante nella stazione di Udine per un'overdose di eroina gialla. «Per combattere questa emergenza sociale scuola, famiglia e istituzioni devono fare squadra. E nessuno può stare in panchina»

Alice è morta. Il rischio è che la sua morte tra qualche giorno venga dimenticata. Alice è morta a 16 anni di overdose di eroina gialla nel bagno pubblico della stazione di Udine mentre all’uscita la stava aspettando il padre. Quanti padri e quante madri si sono lasciati attraversare dalla notizia, hanno sussultato e poi hanno tirato un sospiro di sollievo perché quel corpo non era dei loro figli?. Eppure mentre la notizia passa il dolore dei genitori di Alice resta. «Non possiamo accettare che il ricordo di nostra figlia resti legato a quello di una ragazza morta di overdose nel bagno di una stazione, è qualcosa che non corrisponde a quel che lei era, al suo modo di fare. Alice aveva un colorito sano, aveva appetito: nulla ci lascia pensare che nostra figlia si drogasse», hanno detto.

Per il papà era «un fiore che stava sbocciando». La nuova droga che ha ucciso Alice viene spacciata in mix con i farmaci, si sta diffondendo sempre di più. Tagliata con potenti analgesici, molto più forti della morfina venduta ovunque e a bassi costi. Potevamo essere tutti madri, patri, fratelli, sorelle, amici, inseganti di Alice. Simone Feder, psicologo, ha scritto ai compagni di classe di Alice Bros. «Oggi è indispensabile, più che mai, che si parli di droga a scuola, a casa, nelle istituzioni… è necessario aiutare i ragazzi a vivere le relazioni tra pari in modo autentico ed empatico. Non puoi sapere che un amico sta male e lasciarlo nel suo malessere. Non puoi fregartene di lui!», scrive. E poi ancora «Le sostanze sono solo una semplice ed amara espressione di ciò che si chiama malessere, noia, insoddisfazione…. Le sostanze sono solo la punta dell’iceberg!È tempo di agire, è tempo di esserci in questo mondo giovanile».
Vita.it intervista Rossella Rizzatto, dirigente scolastico del liceo Liceo Artistico "G. Sello" che frequentava Alice che racconta quale dovrebbe essere il ruolo della scuola, degli adulti e delle istituzioni.

Quanto ragazzi studiano nel liceo che dirige?
Oltre 1200. Questo liceo artistico, ancor prima che arrivassi io, è sempre stato considerato una scuola d’accoglienza. Un luogo dove si dà ai ragazzi, soprattutto quelli che hanno intelligenze diverse, la possibilità di esprimersi attraverso più linguaggi. Il dialogo con i ragazzi è costante. Le relazioni sono importanti, operiamo a più livelli, partendo dal dialogo e dall’ascolto. Quando il gruppo d’ascolto interno che abbiamo si accorge che la dimensione del problema che viene portato alla loro attenzione dai ragazzi non può essere gestito solo con le loro competenze, si indirizzano gli studenti ad agli esperti. Però è chiaro che non si riesce sempre ad attivare i sensori giusti.

Quali sono gli studenti più esposti?
I ragazzi del primo e del secondo anno. Ma il messaggio che noi lanciamo è chiaro: “venite che sarete ascoltati”. Ma l’altro messaggio che pure dobbiamo far passare è "tolleranza zero". Quando vengo a conoscenza di ragazzi che usano sostanze e le possono introdurre anche a scuola io arrivo a far entrare nelle classi anche i cani antidroga: noi dobbiamo tutelare la salute di questi ragazzi.

Qual è il ruolo degli adulti?
Fondamentale. Il cambiamento deve essere veicolato dalle persone significative. Per cui è importante che le famiglie si riavvicinino ai figli e collaborino con la scuola. Alle scuole superiori spesso si perde quel concetto di “alleanza”.

Qual è l’altra grande mancanza?
Il dialogo con le istituzioni. Ho notato che c’è grande difficoltà nel gestire in maniera incardinata i servizi sociali. Se quella della droga è un’emergenza significa che i servizi dei territori devono essere potenziati. Se esiste un‘emergenza della società questa non può essere solo un problema etico e morale. Quindi la scuola mette a disposizione gli strumenti, la famiglia si deve alleare con la suola e le istituzioni ti devono seguire.

E invece?
Invece le istituzioni sono miopi. L’aspetto dei servizi è fondamentale. Dalla mia esperienza vedo che i servizi sono depotenziati e c’è una situazione di disagio sempre maggiore. Dovremmo fermarci adesso e chiederci: “dove vogliamo andare? Qual è la nostra finalità?” Lo dovremmo fare noi come scuola e anche gli altri. In questa squadra nessuno può stare in panchina.

Cosa dovremmo fare?
Io credo che ci siano più tavoli aperti. La prima azione riguarda sicuramente una riflessione su un modello genitoriale adulto che è troppo permissivo e quindi bisogna saper dire no al momento giusto. L’ adulto deve essere un punto di riferimento e non può sempre concedere. Poi smetterla con le discussioni dove gli adulti fanno differenze tra droga pesante e leggera. La droga è droga. Questo è il messaggio che noi dobbiamo dare. L’adulto deve ritornare ad essere un punto di riferimento. Poi, in questo contesto già difficile e delicato, viene a mancare la relazione vera, che invece è sempre mediata da nuovi strumenti che agevolano una rappresentazione illusoria: magari ho 300 amici e tanti like ma di fatto sono solo.

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