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Tutto un altro business: la svolta circolare di Enel

11 Ottobre Ott 2018 0900 11 ottobre 2018
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Intervista a Carlo Tamburi, direttore Italia di Enel Group: «Sviluppo delle rinnovabili, smart grid, digitalizzazione, mobilità elettrica, rapporto con il cliente e decarbonizzazione. Sono questi i driver circolari del nostro piano industriale 2018/2020»

Carlo Tamburi, nella sua veste di direttore Italia di Enel Group, quindici mesi fa ha siglato un accordo con Intesa Sanpaolo con l’obiettivo di favorire progetti di filiera per le Pmi e più in generale le attività legate allo sviluppo della circular economy. Una discesa in campo in tandem che non può passare inosservata vista la portata dei due marchi. Il nostro dialogo con Tamburi parte da un primo bilancio di quell’accordo per arrivare a spiegare cosa significhi per una grande azienda dell’energia votarsi all’economia circolare. «Sul tema Circular Economy c’è una forte collaborazione con Intesa Sanpaolo sia in ambito italiano sia europeo, dove siamo presenti su molti tavoli comuni. L’obiettivo di questa partnership è di fornire alle imprese che hanno proposte di business innovative e sostenibili una serie strumenti tecnologici, di sistema, di network e anche finanziari per il loro sviluppo e per la loro competitività sul mercato».


Carlo Tamburi

Che tipo di interesse avete registrato?
Buono, in particolare da parte di Pmi e startup che collaborano con Enel in progetti d’innovazione. Un esempio recente è il caso di Aton Storage, azienda italiana attiva nello sviluppo e nella produzione di sistemi innovativi di accumulo di energia elettrica da fonte fotovoltaica. Grazie alla partnership con Intesa, Aton ha ottenuto supporto per le proprie attività e, in particolare, per la recente iniziativa lanciata al fianco di Enel X relativa all’offerta di batterie integrate con fotovoltaico per clienti residenziali. Si tratta di un sistema che trasforma di fatto i pannelli solari in una risorsa fruibile giorno e notte, aumentando così il consumo di energia rinnovabile a fronte di una diminuzione nell’utilizzo di energia convenzionale, aspetto di massima rilevanza nell’ottica dell’economia circolare.

A novembre dell’anno scorso poi siete stati fra i promotori dell’Alleanza per l’economia circolare? Perché nasce questo network? Quali obiettivi?
L’Alleanza per l’economia circolare riunisce un insieme di aziende italiane, di profilo internazionale e rappresentative di diversi settori, che hanno fatto dell’integrazione tra innovazione e sostenibilità nel business una scelta strategica di competitività e di rispetto dell’ambiente e della società. Queste aziende hanno di fatto adottato il modello di economia circolare nel proprio business. L’idea è che insieme si possa rafforzare ulteriormente il ruolo della circular economy nel sistema Italia, a beneficio delle imprese e del Paese. Intendiamo farlo scambiando e condividendo best practice, definendo criteri e metodi di misurazione degli obiettivi e dei risultati in termini di “circolarità”, coinvolgendo l’intera filiera di ogni business, sviluppando progetti comuni e lavorando anche con startup e centri di ricerca. Le grandi aziende devono essere esempio e volano del modello circolare, favorendo una transizione in grado di incrementare in maniera sostenibile la competitività del settore industriale italiano e rafforzarne il posizionamento nel contesto internazionale.

Siamo al punto: Enel è stata inclusa dal World Economic Forum tra le sei multinazionali più attive al mondo nel campo dell’economia circolare. Guardando in particolare al nostro Paese, ma non solo, come è cambiato il modello produttivo e di business della vostra azienda in ragione dell’obiettivo della circolarità?
La creazione di valore nel lungo periodo è strettamente legata tanto alla solida gestione finanziaria del Gruppo, quanto al modo in cui interagiamo con l’ambiente, cooperiamo con le comunità, assicuriamo una cultura aperta e basata sull’ascolto e sull’inclusione. In questo scenario, l’economia circolare è per Enel la naturale evoluzione dell’adozione di un modello sostenibile di business grazie al quale è possibile affrontare le nuove sfide della transizione energetica, non soltanto reagendo ai rischi, ma anticipando i trend chiave per orientare le decisioni strategiche. Dobbiamo chiarire che l’economia circolare è molto più che l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti. La transizione ver- so tale modello comporta l’abbandono dell’approccio lineare “prendere, produrre, buttare” in favore dell’utilizzo di fonti rinnovabili e della riutilizzazione delle risorse esaminando le diverse opzioni della value chain al fine di ridurne l’uso, mantenendole in circolazione il più a lungo possibile, estraendone il massimo valore, quindi recuperando e rigenerando i prodotti alla fine del loro ciclo di vita. Nel modello dell’economia circolare l’utilizzo di materie prime vergini non rinnovabili è idealmente nullo o comunque estremamente ridotto; un risultato che è possibile ottenere attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili e di materie prime rinnovabili, l’estensione della vita utile nonché tramite il ripensamento dei modelli di business, finalizzato alla massimizzazione nell’utilizzo della capacità di beni e prodotti. La visione estensiva dell’approccio ha portato all’identificazione di cinque modelli di business: utilizzo di fonti energetiche e materiali rinnovabili, riciclabili o biodegradabili in cicli di vita consecutivi, allungamento della vita dei pro- dotti, promozione dell’uso di piattaforme per la collaborazione tra gli utenti (sharing) e possessori del bene aiutando i consumatori a risparmiare e trarre profitto dal miglior utilizzo delle risorse, prodotto come servizio, recupero e riciclo…


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