Idee a confronto

Donazioni alle profit? La replica di Change.org

14 Dicembre Dic 2018 1443 14 dicembre 2018

La piattaforma di raccolta fondi risponde all'articolo di Valerio Melandri e Carlo Mazzini: «Quale alternativa suggerirebbero? Quella di iniziare a far pagare le persone per esercitare il proprio diritto a lanciare e firmare le petizioni? Non lo faremmo mai»

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La piattaforma di raccolta fondi risponde all'articolo di Valerio Melandri e Carlo Mazzini: «Quale alternativa suggerirebbero? Quella di iniziare a far pagare le persone per esercitare il proprio diritto a lanciare e firmare le petizioni? Non lo faremmo mai»

Come segnalato correttamente dagli autori dell’articolo "Se un'azienda profit chiede donazioni, il caso di Change.org", per noi la trasparenza svolge un ruolo fondamentale nella costruzione di un rapporto positivo e costruttivo con gli utenti. A Change.org accogliamo con piacere ogni occasione di dibattito quale opportunità per illustrare al meglio le nostre priorità, il nostro modello di sostenibilità e la nostra strategia, tutti volti a offrire a milioni di persone la possibilità di realizzare il cambiamento che vogliono vedere intorno a loro.
L’ambizione di Change.org è diventare una piattaforma sostenuta al 100% con orgoglio dai suoi stessi utenti affinché rimanga libera, indipendente e accessibile a tutti. Le priorità di Change.org in quanto organizzazione coincidono dunque con quelle degli utenti: esistiamo per metterci al servizio degli utenti stessi, aiutandoli a realizzare cambiamenti positivi. Scegliere di essere un’impresa ha permesso a Change.org di espandersi velocemente e di mettere a disposizione di milioni di persone questo potente strumento. Mantenere una piattaforma di queste dimensioni comporta molti costi: ingegneri, server e spese volte a garantire la presenza delle nostre squadre in 18 paesi. Abbiamo scelto di strutturarci come una start-up di tecnologia per poter sostenere quei costi e aumentare costantemente e incrementalmente la nostra capacità di impatto.

Quasi 9 milioni di utenti utilizzano Change.org in Italia. E non hanno solamente collezionato un’impressionante lista di successi, ma hanno anche dato vita a veri e propri movimenti, influenzando il dibattito pubblico e consentendo a tante persone di unirsi attorno a individui e famiglie che da soli non riuscivano a farsi ascoltare. Change.org offre una piattaforma online di qualità che permette a milioni di persone di unirsi per realizzare il cambiamento. Mette i promotori delle petizioni alla guida dei processi (le petizioni non vengono lanciate da noi del team di Change.org) e fornisce loro un supporto professionale gratuito, il tutto con un occhio di riguardo alla sicurezza e alla tutela dei diritti degli utenti.

Solo lo scorso mese, gli italiani hanno usato Change.org per portare all’attenzione questioni relative al Decreto Sicurezza, si sono uniti per dire basta all’utilizzo della plastica usa e getta, hanno dato vita a un movimento per la tutela dei diritti delle donne, hanno firmato petizioni per ripulire Roma dai rifiuti, per essere vicini ai lavoratori di aziende che rischiano di chiudere, per criminalizzare la pornografia senza consenso, per combattere il cambiamento climatico, per fermare le crudeltà sugli animali e molto altro ancora. Alcuni Ministri del Governo, nonché lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sono stati messi a conoscenza dell’esistenza di alcune petizioni e hanno riconosciuto la rilevanza di questi movimenti nati dal basso, degli sforzi degli utenti stessi.

A differenza di molte altre imprese, Change.org non esiste allo scopo di realizzare profitti. Siamo un’impresa sociale ed esistiamo solamente al fine di avere un impatto sulla realtà. Tutti i ricavi vengono reinvestiti per migliorare la piattaforma e dare supporto alle persone affinché queste possano vincere le loro battaglie, facendo sì che la piattaforma rimanga aperta e gratuita per tutti. Gli autori dell'articdolo sostengono che Change.org dovrebbe sostenersi economicamente attraverso logiche di “mercato”, ma sappiamo tutti molto bene quanto “il mercato” possa difficilmente dare la priorità a coloro che sono marginalizzati o a persone quotidianamente impegnate in un percorso volto a migliorare la propria comunità. Perché dovremmo contare sul “mercato” per aiutare dei genitori a trovare le risorse per curare il proprio figlio disabile, combattere la corruzione o realizzare una società migliore, quando abbiamo ottenuto la fiducia di migliaia di persone che, consapevoli dell’importanza di mantenere questo strumento attivo e a disposizione di tutti, contribuiscono economicamente a Change.org su base mensile?

Attualmente, sono due i metodi a disposizione degli utenti per sostenere Change.org in Italia: entrambi sono presentati e descritti in modo trasparente ed è facile per qualsiasi utente interrompere o cancellare il versamento dei propri contributi alla piattaforma in qualunque momento. Non ci riferiamo mai ai nostri utenti parlando di “donazioni” o di “donatori” proprio perché vogliamo che ci sia chiarezza e trasparenza nelle nostre comunicazioni. Innanzitutto, diverse migliaia di persone partecipano al nostro crescente programma di adesione, che consente al nostro piccolo team di quattro persone di dare supporto a tutti gli utenti in Italia al fine di realizzare il cambiamento che vogliono vedere: siamo uno dei tanti siti di notizie e pubblicazioni che offrono programmi di abbonamento per continuare a fornire informazioni e altri servizi gratuiti alle persone. Il quotidiano “The Guardian” è un altro esempio di azienda che sollecita la raccolta di contributi per realizzare la propria missione.

In secondo luogo, le persone usano Change.org per sensibilizzare il pubblico e gli altri utenti sulle questioni più urgenti nelle loro vite e per le loro comunità. Gli utenti possono versare una piccola somma per contribuire alla riuscita di campagne specifiche, pubblicizzandole a un pubblico più ampio su Change.org.

Change.org è una B-Corporation certificata. Ciò significa che ha seguito un percorso rigoroso per ottenere e mantenere i più alti standard relativi alle prestazioni sociali e ambientali, alla responsabilità e alla trasparenza stabiliti dal gruppo indipendente di certificazione B-Lab. Negli Stati Uniti, dove Change.org ha sede, è considerata una Public Benefit Corporation: ciò vincola legalmente i vertici di Change.org a elevare la propria missione di realizzare un impatto sociale al di sopra di ogni altra cosa.

Siamo fermamente convinti che gli strumenti di partecipazione e la possibilità di avviare campagne efficaci creati attraverso Change.org debbano essere gratuiti per tutti, ovunque nel mondo. E’ per questo che contiamo sui piccoli contributi degli utenti, al fine di mantenere e migliorare costantemente la piattaforma. Essere sostenuti dagli utenti ci consente di avere un team piccolo ma forte a supporto dei 9 milioni di utenti presenti in Italia (sono più di 250 milioni a livello globale), di avere team simili in altri paesi e un solido team di progettazione e prodotto con sede a San Francisco.

Gli utenti di Change.org indirizzano e guidano il nostro lavoro, giorno dopo giorno, creando petizioni e segnalando le questioni per loro più importanti attraverso le firme, le promozioni e le condivisioni. Inoltre, possono versare un contributo per mantenere la piattaforma libera e aperta a tutti. Siamo incredibilmente orgogliosi della fiducia che persone di tutto il mondo hanno in questa piattaforma e non vorremmo cambiare di una virgola questo stato di cose. Quale alternativa suggerirebbero gli autori? Quella di iniziare a far pagare le persone per esercitare il proprio diritto a lanciare e firmare le petizioni? Non lo faremmo mai. Se invece vi piace ciò che fanno i nostri utenti, vi preghiamo di prendere in considerazione la possibilità di sostenerli. E sì, sentitevi liberi di lanciare una petizione!


*direttrice in Italia di Change.org

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