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La società civile al Governo, no all'accordo con la Libia. Ma Di Maio fa spallucce

30 Ottobre Ott 2019 1854 30 ottobre 2019

Il Tavolo Asilo che raduna tutte le organizzazioni della società civile, chiede al Governo di non scattare la proroga automatica, per la durata di altri tre anni, del memorandum d’intesa con la Libia. Ma Di Maio ribatte: «una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze»

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Bacio Salvini Di Maio
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Il Tavolo Asilo che raduna tutte le organizzazioni della società civile, chiede al Governo di non scattare la proroga automatica, per la durata di altri tre anni, del memorandum d’intesa con la Libia. Ma Di Maio ribatte: «una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze»

«Il 2 novembre, se il governo italiano non interverrà per annullarlo, verrà automaticamente rinnovato il Memorandum con la Libia, cioè quegli accordi, lautamente finanziati, che prevedono anche l’intervento della guardia costiera libica per fermare e riportare sulla terraferma i migranti imbarcati che tentano di raggiungere le nostre coste». Comincia così la «lettera aperta al governo perché non rinnovi il Memorandum con la Libia» scritta dal «Tavolo asilo nazionale» formato dalle maggiori organizzazioni che si occupano dei diritti dei migranti e che si sono trovate oggi, 30 ottobre, a Roma.

Sabato, infatti, in mancanza di un intervento del governo, scatterà la proroga automatica, per la durata di altri tre anni, del memorandum d’intesa con la Libia, firmato nel 2017 dall’allora premier italiano Paolo Gentiloni e dal capo del governo di Tripoli al-Sarraj. «Sulla base di quell’accordo - si legge nel testo diffuso oggi - l’Italia continua a sostenere con ingenti finanziamenti e dispiego di risorse la Guardia Costiera libica e i centri di detenzione in Libia, ma la diffusa corruzione, la connivenza e l’infiltrazione a vari livelli istituzionali di individui sottoposti a sanzioni dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per i crimini contro l’umanità, portano ad escludere che vi siano le condizioni per rinnovare gli accordi con il governo di Tripoli, ostaggio e complice di milizie, trafficanti di esseri umani e mafie locali».

Alla pressione delle ong ha risposto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Il governo dell’Italia lavorerà per «migliorare il memorandum d’intesa» con la Libia e, a tal fine, convocherà una riunione della Commissione giunta italo-libica per «migliorare l’assistenza ai migranti salvati in mare e le condizioni dei centri» di detenzione libici, ha detto oggi alla Camera dei Deputati Di Maio, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata presentata dal Partito democratico (Pd) in merito agli accordi tra Italia e Libia. «È innegabile», ha detto Di Maio, che il memorandum d’intesa ha «contribuito a ridurre in maniera rilevante gli arrivi dalla Libia, da 107 mila del 2017 a 2.722 all’ottobre 2019, e conseguentemente le morti in mare nel Mediterraneo centrale». L’Italia è a oggi «l’unico partner effettivo delle delle autorità libiche nella lotta al traffico di esseri umani», ha detto ancora il capo della diplomazia italiana, sottolineando come una «riduzione dell’assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento delle condizioni dei migranti nei centri» di detenzione nel paese nordafricano.

Intanto Euronews denucia il fatto che l'Unione europea che finanzia - con oltre 90 milioni di euro negli ultimi due anni - la controversa guardia costiera libica, non ha nessun meccanismo di monitoraggio, per capire se questi soldi siano bene investiti o meno.

In Libia, né l'Italia né l'Europa riescono a controllare come si comportano perfino quelle stesse persone da noi addestrate per pattugliare, a bordo di motovedette - talvolta armate - il tratto di costa occidentale del Paese. Non solo: non esiste nessuna rappresentanza UE permanente nel Paese. E perfino l'operazione militare di sicurezza marittima europea del Mediterraneo centrale non mette piede nel Paese per precauzione (leggere qui).

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