Scuola

I dialoghi di Vita.it e Telefono Azzurro: la scuola è stata desiderata, invocata. Ripartiamo da qui

18 Settembre Set 2020 0859 18 settembre 2020

Accanto al racconto della scuola, quello mainstreaming sulle ansie e sulle paure, c’è la scuola. Quella che c’è, che fa, che ci crede. Quella che non si è fermata: non solo durante il lockdown, quando il tempo era sospeso, ma nemmeno dopo e che mette in campo tante novità. Come hanno raccontato Alfonso D’Ambrosio, Rachele Furfaro, Elisabetta Dodi e Angelo Bardini

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Accanto al racconto della scuola, quello mainstreaming sulle ansie e sulle paure, c’è la scuola. Quella che c’è, che fa, che ci crede. Quella che non si è fermata: non solo durante il lockdown, quando il tempo era sospeso, ma nemmeno dopo e che mette in campo tante novità. Come hanno raccontato Alfonso D’Ambrosio, Rachele Furfaro, Elisabetta Dodi e Angelo Bardini

Doveva essere un “anno costituente” per la scuola italiana, invece il rischio è quello di un anno scolastico all’insegna di una “scuola difensiva”. Anche in fase di riapertura, le priorità organizzative e sanitarie hanno decisamente insonorizzato o affievolito un pensiero educativo attento a cogliere desideri, attese, priorità per ripartire e per allestire l’incontro tra bambini e ragazzi, insegnanti, genitori, saperi. Così come è mancata la narrazione di tantissime esperienze di innovazione didattica che I Dialoghi di Vita.it e Telefono Azzurro (ogni giovedì alle 18 in diretta Facebook)condotti da Riccardo Bonacina con il professor Ernesto Caffo hanno provato a raccontare.

Come suggerisce Elisabetta Dodi: “Partiamo da una notizia inaspettata: la scuola è stata desiderata. Ciò nonostante e malgrado tutto, mai come nei mesi scorsi, la scuola è stata desiderata e invocata. Genitori, bambini e ragazzi hanno desiderato di poter ascoltare la voce dei loro insegnanti, di poter vedere il loro volto e quello dei loro compagni, hanno chiesto, a volte urlato, un contatto con la scuola. La scuola è stata nominata, richiamata, convocata dalle famiglie e dai ragazzi”.

Infatti, accanto al racconto della scuola, quello mainstreaming sulle ansie e sulle paure, c’è la scuola. Quella che c’è, che fa, che ci crede. Quella che non si è fermata: non solo durante il lockdown, quando il tempo era sospeso, ma nemmeno dopo, nel tempo dell’attesa. Per tanti che hanno aspettato, immobili, che dall’alto arrivassero indicazioni da applicare, molti altri invece hanno immaginato, pensato, ipotizzato, costruito, sognato.

Come ha sottolineato il presidente Mattarella a Vo’ Euganeo lunedì scorso: “La riapertura della scuola è una prova per la Repubblica. Per tutti. Per questo non ci può dividere sulla scuola”, ed è stato proprio Alfonso D’Ambrosio Dirigente scolastico dell’IC di Vo’ Euganeo dove il Presidente Mattarella ha aperto l'anno scolastico 2929/2021, a ricordare questo inizio d’anno così importante e simbolico, «una festa per tutti».

Una scuola nuova non solo è possibile: c’è già. E questa, attraverso le voci di quelli che la scuola la stanno cambiando, da dentro e da fuori e sette riflessioni sulle parole che saranno al centro della nuova scuola, come sulle pagine di Vita magazine nel bellissimo numero curato da Sara De Carli.

“È possibile fare scuola ovunque e in qualunque momento: per strada, nei boschi, nei parchi, dall’alba al tramonto, in tempi e in luoghi diversi da quelli a cui la scuola tradizionale ci ha abituati. L’aula deve essere solo il luogo dove ricondurre le esperienze che si fanno fuori”, ha sottolineato Rachele Furfaro, dirigente del network di scuole pubbliche paritarie nei Quartieri spagnoli di Napoli, Dalla parte dei bambini

«Non smantellate la biblioteca scolastica per farci un’aula in più!» È un po’ questo l’appello di Angelo Bardini, referente di Biblòh!, la rete di biblioteche scolastiche territoriali e digitali che proprio nei mesi del lockdown ha visto un’impennata di richieste di informazione, supporto e anche adesione. Perché la biblioteca scolastica oggi – certo, deve essere digitale - non è solo una fila di libri ma avere quei famosi “terzo spazio” e “terzo tempo”, funzionali all’approfondimento degli interessi personali degli studenti, che entrano dentro la scuola: «Si possono fare laboratori di booktrailer, debate, vedere un film, realizzare libri fotografici…», ha raccontato Angelo Bordini.

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Che responsabilità per il futuro dei nostri bambini e ragazzi?

il video del primo incontro