Fatu 3
Sardegna

Con Fatu in Domo i prodotti tipici lavorati in casa generano economia

14 Novembre Nov 2020 0931 14 novembre 2020
  • ...

Già nove comuni isolani hanno aderito alla rete di laboratori domestici di produzioni agroalimentari ideata dall’associazione Sa Mata e che ha come obiettivo quello di offrire occasioni di auto imprenditorialità grazie anche allo strumento del microcredito. Presto ad Oliena il primo home restaurant

Prodotti tipici, dolci, formaggi, salumi, pane: nei piccoli paesi della Sardegna chi non li produce? E allora perché non trasformare questa consuetudine in un’attività commerciale vera e propria, in grado di rappresentare un’integrazione al reddito e soprattutto generare un’economia capace di dare respiro a piccole comunità che combattono il fenomeno dello spopolamento? È nato così il progetto “Fatu in Domo” (Fatto in casa), dell’associazione “Sa Mata, l’albero delle idee” di Assemini. A idearlo l’antropologa Veronica Matta che ha già coinvolto nove comuni in un percorso che porterà giovani, disoccupati, pensionati, casalinghe a dar vita a numerose IAD, ovvero Imprese alimentari domestiche.

«In tutta Italia ne esistono appena una trentina ma il regolamento europeo del 2004 ha reso semplice produrre cibi in casa» spiega Matta. Tutto è nato dallo studio de sa panada, il piatto tipico di Assemini. Impossibile sviluppare un business intorno a questo involucro di pasta che può contenere carne, verdura o pesce perché, paradossalmente, troppo popolare: «Ogni famiglia produce le sue panadas e quindi ci sono poche imprese che le commercializzano». Da qui l’idea di incentivare l’autoproduzione, canalizzandola però in un percorso virtuoso e trasparente, creando una vera e propria rete di laboratori domestici di produzioni agroalimentari tipiche.

Fatu in Domo propone ai comuni sei attività di animazione territoriale e offre una serie di servizi in grado di affiancare i partecipanti lungo tutto il processo produttivo, fino all’ingresso in una rete commerciale comune. Anche perché la regola è chiara: chi produce in casa, non può vendere in casa. «Ma ha davanti a sé un mercato fatto di ristoranti, alberghi e market che sono pronti ad accogliere questi prodotti» spiega Matta.

Non solo: Sa Mata ha messo intorno allo stesso tavolo anche le autorità sanitarie (fondamentali per potere avere la autorizzazioni necessarie per aprire in casa laboratori alimentari), le agenzie regionali per lo sviluppo agricolo e aiuta i neo imprenditori a sviluppare il loro business plan: «Perché le nostre parole d’ordine sono sinergie, rete e inclusione».

Il primo comune ad avere aderito è stato Ollolai, 1240 abitanti nel cuore della Barbagia (e nessun panificio) e che da tempo combatte lo spopolamento vendendo le case disabitate a un euro. Poi si sono uniti Cuglieri (dove i quindici partecipanti hanno quasi completato il loro percorso di formazione) e Oliena, dove presto nascerà il primo laboratorio domestico unito ad un home restaurant. Ad aprirlo sarà Denise Scano, 39 anni, madre di tre figli, che ha beneficiato di un finanziamento di microcredito di 25 mila euro concesso dal Banco di Sardegna. «Il coinvolgimento dell’istituto di credito nel nostro progetto è fondamentale» spiega Matta «e abbiamo ricevuto una grandissima disponibilità».

Ma anche per gli amministratori locali Fatu in Domo è una scommessa vincente. «Abbiamo aderito con entusiasmo perché è importante offrire percorsi di formazione a chi vuole diventare imprenditore» spiega il sindaco di Oliena Bastiano Congiu «e perché in un momento di crisi economica per le nostre piccole comunità ogni elemento di vitalità è importante». Per il primo di cittadino di Cuglieri Giovanni Panichi «il nostro territorio può rilanciarsi grazie alla microimpresa, e la risposta da parte del paese è stata entusiasta».

Solo il Covid ha bloccato i corsi nei comuni di Dorgali, Mamoiada, Gavoi, Scano di Montiferro e Orgosolo. La rete però è nata. «Fatu in Domo mette assieme aspetti economici, culturali e sociali e ora contiamo di coinvolgere numerosi altri centri» conclude Matta. Perché le piccole comunità spesso hanno bisogno solo di una piccola spinta per ripartire.

Con il sostegno di:

Contenuti correlati