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Le aree interne del Mezzogiorno ripartono dall'agricoltura 4.0

14 Dicembre Dic 2020 1535 14 dicembre 2020
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L’edizione 2020 di Make Faire Europe, il più grande evento europeo sull’innovazione digitale, quest’anno ha dovuto rinnovare il suo format e da evento fisico si è trasformato in evento digitale aperto a tutti. Tra le tante declinazione dell’innovazione tecnologica è stata protagonista anche l’agricoltura 4.0 durante l'evento "Agricoltura, innovazione 4.0 e aree interne” organizzato da RuralHack

L’edizione 2020 di Make Faire Europe, il più grande evento europeo sull’innovazione digitale, quest’anno ha dovuto rinnovare il suo format e da evento fisico si è trasformato in evento digitale aperto a tutti, on line dal 10 al 13 dicembre 2020. Una tre giorni di talk, webinar, workshop e conferenze con migliaia di partner, makers, espositori e visitatori che hanno interagito con la piattaforma che presto saranno disponibili sulla piattaforma.

Tra le tante declinazione dell’innovazione tecnologica è stata protagonista anche l’agricoltura 4.0 e, in particolare, venerdì 11 dicembre RuralHack ha proposto un evento speciale dal titolo “Agricoltura, innovazione 4.0 e aree interne”.

L’evento è stato finalizzato ad un confronto sul presente e sul futuro delle aree rurali e delle aree interne, riflettendo in particolare sulla possibilità di immaginare un’applicazione delle tecnologie, anche quelle del 4.0, per l’innovazione -anche sociale- di quei territori, con ricadute economiche e ambientali positive.

Il focus dell’incontro è stato, quindi, il ruolo delle tecnologie per lo sviluppo delle comunità locali che possono, a tutti gli effetti, diventare una sorta di fab-lab e di co-working dove giovani, artigiani, contadini, imprenditori, istituzioni. Possono lavorando insieme creare nuove soluzioni e applicazioni a vantaggio di tutti. A discutere di questo, 100 giovani innovatori delle aree interne che sperimentano e studiano soluzioni, anche tecnologiche, in settori-chiave per lo sviluppo dei territori come l’agricoltura o il turismo. In particolare sono stati coinvolti gli studenti dei corsi di Innovazione Sociale e Scienze Gastronomiche Mediterranee della Federico II.

All'incontro ha partecipato Francesco Monaco, Coordinatore del Comitato tecnico delle Aree interne. “Mi aspetto che ci sia una discussione vivace sui temi connessi allo sviluppo e anche alle tecnologie”, ha detto Monaco, che in qualità di coordinatore della SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) ha comunicato in anteprima che la sperimentazione fatta in questi anni nelle aree interne, dal 2021 diventerà una politica strutturale del Paese a vantaggio proprio dei comuni marginali e delle aree interne, intervenendo per migliorare la qualità dei servizi di cittadinanza (scuola, salute e mobilità) e per lo sviluppo economico, con un posto-chiave previsto per l’agricoltura. Nella SNAI sono coinvolte 72 aree, 1060 comuni di tutta Italia: “In questi territori", ha continuato Monaco, "stiamo investendo circa 200milioni di euro sull’agricoltura e sull’innovazione in agricoltura”.

Il Professore Alex Giordano, chiamato ad offrire qualche indicazioni sull’idea di innovazione tecnologica per l’agricoltura delle aree interne elaborate all’interno dei progetti di ricerca-azione da lui ideati e coordinati (tra cui RuraHack), ha sottolineato -citando Derrida e Platone- che "le tecnologie possono essere viste come pharmacon con la duplice accezione di cura e veleno, sottolineando che non salveranno le aree interne ma al contrario, è la cultura della civiltà contadina che ha tanto da insegnare su come utilizzare al meglio le tecnologie".

Per far parlare le pratiche ha poi proposto la visione di un video nel quale si racconta l’esperienza di #Campdigrano4.0, un lavoro di ricerca fatto sul campo insieme a contadini, hacker e studenti. Nel documentario, dove si racconta di quanto fatto nel luglio 2019 in occasione del Palio del Grano che si tiene ogni anno a Caselle in Pittari, si colgono bene le questioni-chiave che contraddistinguono il modello di innovazione tecnologica e sociale proposto: la ricerca aperta, il confronto con la tradizione che porta una conoscenza profonda del territorio, il coinvolgimento delle comunità, l’incontro tra le competenze specialistiche e le competenze delle pratiche, sono tutti ingredienti di questo “modello mediterraneo”.

Ad approfondire il tema del rapporto tra innovazione e comunità locali sono stati Carmen Caizzo, del Consorzio Cilento di Qualità, e Antonio Pellegrino della Cooperativa Terre di Resilienza. Nelle piccole locali spesso le resistenze all’innovazione sono più forti che in contesti urbani, tuttavia le occasioni di cambiamento​ -specie per un territorio come il Cilento- sono importanti. Ciò che accade in quei contesti non ha bisogno di una storia inventata perché si fa forte di una tradizione che affonda le radici nella storia, di un territorio che meglio si esprime se viene rispettato e di nuove competenze che, soprattutto i più giovani, sono in grado di mettere a disposizione di tutti quegli elementi identitari che non sono da inventare ma da riconoscere e valorizzare. In questo senso le tecnologie assumono, com’è sempre stato, una funzione di rilancio. L’esperienza della collaborazione tra diversi soggetti, non solamente legati alla comunità locale (come per esempio le Università, le Camera di Commercio, ecc.), possono diventare utili lieviti per far crescere, per orientare e per supportare i processi di innovazione (tecnologici e sociali). Entrambi i relatori hanno sottolineato l’importanza di combinare le competenze degli attori locali con tutte competenze utili per sviluppare nuove idee e nuove soluzioni.

L’innovazione tecnologica, in questo senso, deve essere di supporto alle persone. Vale la pena sottolineare che lo scorso anno il Consorzio Cilento di Qualità ha ricevuto, proprio a Roma nel corso della Maker Faire, il riconoscimento di Unioncamere Top of the PID, dedicato a progetti di impresa innovativi, per l’uso di big data e intelligenza artificiale a supporto di nuove strategie per ampliare il turismo anche fuori stagione. E proprio venerdì 11, poco prima dell’avvio dell’evento di RuraHack, è stata annunciata una menzione speciale di Top of the PID per il progetto della Cooperativa Terra di Resilienza e per il lavoro di mentoring realizzato con #Campdigrano4.0. Il riconoscimento nazionale di Unioncamere, che arriva in occasione dell’evento nazionale più importante sui temi dell’innovazione, è un indizio importante per continuare con convinzione un percorso di innovazione 4.0 “biodiverso”.

E i giovani studenti della Federico II? I ragazzi hanno lavorato sodo per prepararsi a questo incontro: hanno letto e studiato documenti e articoli per inquadrare i temi oggetto dell’incontro e hanno proposto oltre cinquanta domande dalle quali ne sono state selezionate circa una decina. Diversi i temi: dal potenziale delle tecnologie per lo sviluppo del Mezzogiorno, al ruolo delle istituzioni per il supporto dei processi di innovazione e transizione tecnologica, fino a questioni legate alle occasioni professionali e alla capacità di valorizzazione delle competenze nuove, acquisite anche attraverso percorsi formativi come quelli che stanno seguendo loro.

Francesco Monaco ha risposto con entusiasmo alle domande, sottolineando la necessità di garantire, prima di tutto, una serie di condizioni di contesto che favoriscano gli innovatori e la diffusione dell’innovazione. Li ha chiamati elementi strutturali, ricordando la necessità di far fronte al problema della parcellizzazione dell’accesso alla terra, al problema dei servizi per l’agricoltura, tra i quali spicca la necessità della banda larga. “Si deve prima di tutto assicurare alle persone che decidono di lavorare in questi posti, il diritto alla salute, all’educazione per i figli, alla mobilità” ha dichiarato “e poi è di sicuro importante che mettere in rete gli innovatori e le innovazioni per far conoscere sia le opportunità che le soluzioni a problemi che potrebbero essere comuni.

Incalzato dai ragazzi ha confermato la necessità di una diffusione dell’alfabetizzazione al 4.0 per le imprese, specie le più piccole, e la necessità di diffusione delle condizioni infrastrutturali per l’uso delle tecnologie (ricordando che il Governo è impegnato nel portare anche nelle aree interne la banda larga). Mentre l’agricoltura è di certo uno dei driver dello sviluppo, Monaco ha sottolineato che non tutti i paesi delle aree interne e del Sud hanno una realtà vocazione turistica perché, pur in presenza di prodotti tipici e di qualità o di meraviglie ambientali mancano le conoscenze, i servizi, le infrastrutture e le condizioni di base che consentano realmente uno sviluppo turistico. “Qualunque progetto di questo tipo si deve fondare su ipotesi di sviluppo economicamente sostenibili, non in chiave estrattiva ma anche solo per remunerare in modo adeguato e pulito il lavoro delle persone”.

L’incontro si è chiuso con un inno alla partecipazione, al confronto e alle connessioni fatto dal Professor Alex Giordano che ha sottolineato l’importanza dell’insegnamento che ci arriva dai principi della Dieta Mediterranea, simbolo e patrimonio del Mezzogiorno, oltre che metodo che rispetta le diversità, la sostenibilità e gli impatti sull’ambiente e sulle persone. Per un salto di specie che ci coinvolga tutti la logica è quella della prossimità e della reciprocità, ha detto.

Per questo non si può pensare che l’innovazione si faccia nel chiuso delle stanze di decisori o scienziati; l’innovazione è un processo che coinvolge direttamente le persone, le comunità e i territori.

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