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Rotta Balcanica

Le ong italiane chiedono impegni concreti alle istituzioni per l’emergenza umanitaria in Bosnia

2 Febbraio Feb 2021 1500 02 febbraio 2021
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«L'associazione delle ong italiane», dice Silvia Stilli, portavoce AOI, «chiede all’Italia di intervenire sull’Europa per la gestione delle politiche migratorie attraverso una regolamentazione seria e legale dei flussi: corridoi umanitari, visti di ingresso, distribuzione delle persone dei campi tenendo conto delle loro differenti condizioni, politiche attive di integrazione»

AOI, associazione delle ong italiane, ringrazia la delegazione parlamentare europea costituita da Alessandra Moretti, Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino e Brando Banifei, che ha raggiunto la Bosnia per verificare di persona la situazione della “rotta balcanica”. Le loro testimonianze hanno confermato quanto le organizzazioni umanitarie denunciano da tempo: si tratta di una situazione insostenibile dal punto di vista umanitario, contraddistinta da respingimenti illegali, violenze su uomini, donne e tante bambine e bambini costretti al freddo, nella neve, senza adeguati equipaggiamenti e sostegni.

AOI denuncia la gravità dello sbarramento della polizia croata al confine con la Bosnia, che ha bloccato l’entrata della delegazione parlamentare europea, che, quando finalmente è riuscita ad entrare e raggiungere i campi informali di Lipa, si è trovata davanti uno spettacolo terribile, disumano. Le organizzazioni aderenti alle nostre reti AOI e presenti sul terreno hanno denunciato più volte violenze, furti e respingimenti di ogni tipo sulla “rotta balcanica”. Le circa 930 persone stipate nelle tende del campo di Lipa, sperduto tra le alture sommerse di neve, sono ormai allo stremo.

“È una situazione inaccettabile” dichiara Paola Berbeglia, componente dell’esecutivo di AOI e presidente di Concord Italia. “Le nostre ong stanno svolgendo un lavoro incredibile di supporto a queste persone: distribuzione di generi di prima necessità, visite mediche, sostegno psicologico. Tutto questo non basta. Serve un intervento diretto dell’Unione Europea per mettere fine a questa vergogna. Serve un cambio di rotta immediato nelle scelte politiche dell’Unione Europea”.

Finora, attraverso cospicui finanziamenti si è deciso di appaltare ai Paesi confinanti la gestione dei flussi migratori: la Turchia di Erdogan, gli accordi con la Libia e i fondi per la loro cosiddetta guardia costiera. Anche alla Bosnia sono arrivati fondi, circa 90 milioni di euro, per gestire l’emergenza: gestiti dalle strutture locali della Croce Rossa, che rispondono ai dictat del loro Governo. Gli accampamenti informali di Lipa non vengono raggiunti da questi aiuti umanitari.

Grazie ad alcune organizzazioni non governative e all’impegno della Caritas e di Ipsia, ong delle Acli, è possibile fornire un minimo sostegno. Adesso però siamo all’estrema emergenza.

“Determinante ancora una volta l’azione solidale e umanitario delle ong. AOI sosterrà questo lavoro, in stretto raccordo con Ipsia, ong della Focsiv e socia, chiedendo all’Italia di intervenire sull’Europa per la gestione delle politiche migratorie attraverso una regolamentazione seria e legale dei flussi: corridoi umanitari, visti di ingresso, distribuzione delle persone dei campi tenendo conto delle loro differenti condizioni, politiche attive di integrazione. Le immagini di Lipa ci riportano alla memoria le parole di Primo Levi in ‘Se questo è un uomo. Gli accampamenti di Lipa devono essere subito evacuati e va garantita la giusta accoglienza. L’Italia deve avere un ruolo in questo impegno etico e politico” dichiara Silvia Stilli, Portavoce AOI.

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