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Educazione

Tik Tok? È una risorsa educativa

1 Marzo Mar 2021 1110 01 marzo 2021
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Il Centro Studi dell'Università Cattolica, guidato dal prof Piercesare Rivoltella, ha aperto un canale su TikTok proprio nei giorni in cui tutti mettevano il social sotto accusa. L’idea di TikTok è “non ti posso raccontare tutto in 15 secondi ma ti dò la voglia di approfondire” e questo significa mettere l’accento su chi guarda, che non è spettatore ma attore. Una fucina di creatività, che troppo spesso dimentichiamo essere una delle 10 life skillls essenziali di oggi

Proprio nei giorni in cui il mondo degli adulti e dell’educazione mettevano sotto accusa TikTok, il Centro di Ricerca sull'Educazione ai Media all'Innovazione e alla Tecnologia guidato dal prof Piercesare Rivoltella ha annunciato lo sbarco su TikTok. Il canale è @cremit_ e nel presentarsi sceglie di essere un po’ controcorrente, presentando esplicitamente Tiktok come risorsa educativa. La domanda esplicita è questa: #puòimparareconTikTok? E la risposta del Cremit è sì. È Michele Marangi, membro del Cremit, docente di Media e Intercultura in Cattolica e esperto di media education a spiegare le ragioni di questa scelta.

Michele Marangi

Perché?
È qualcosa che ha a che fare con la mission del Centro di Ricerca, che non si limita a osservare in tempo reale e studiare l’evoluzione dei media e delle tecnologie, ma vuole entrarci dentro, sperimentare, proporre attività operative capaci di valorizzarne le potenzialità pedagogiche. TikTok è un social di nuova generazione perché cambia le logiche, c’è la velocità, la frammentazione, il ripetersi dei video, il valore delle musiche e della coreografia. Ci ha incuriosito. Peraltro è un social che - al di là della legge - sta sfondando tra i più piccoli, quindi è importante capire come funziona anche in ottica di prevenzione. Fare media education non significa solo imparare a conoscere e usare i social ma starci in maniera consapevole, esser creativi, applicare, proporre, sperimentare, diffondere stimoli positivi. Ovviamente il canale del Cremit non si rivolge a bambini ma agli studenti dei nostri corsi di laurea, agli insegnanti, agli educatori, ai genitori. Noi non facciamo video per i bambini ma per chi lavora con loro, dando spunti e idee di come TikTok potrebbe essere utilizzato anche per la didattica.

Chi ci lavora e cosa proponete?
C’è un gruppo di lavoro di 10 persone, fra cui già alcune studentesse. Innanzitutto non è una vetrina delle attività del Cremit. Non è un canale casuale ma abbiamo strutturato un palinsesto con tre appuntamenti settimanali: il lunedì, il mercoledì e il venerdì. Per ciascuno di questi giorni c’è un filone tematico di riferimento: il lunedì il video fa una recensione di testi, serie tv o contenuti che potrebbero interessare educatori e insegnanti; il mercoledì pubblichiamo video attraverso cui educatori e insegnanti possono riflettere su alcune tematiche particolarmente della Media Education e il venerdì, con Series, presentiamo dei contenuti in modalità seriale poiché il tema è troppo complesso per essere confinato nel tempo di un video. Per esempio in questo filone, collegati al Safer Internet Day, abbiamo pubblicato diversi video sulla cyberstupidity, presentando tutti i fenomeni collegati come cyber harassment, body shaming, spamming, flaming, sexting... non solo il più noto cyberbullismo. Associato ad ogni TikTok pubblicato sul canale Cremit c’è l’IdenTikTok, una carta d’identità che ne descrive il target, il filone al quale appartiene e l’intenzionalità educativa. Questa scheda di analisi è l’elemento chiave ed è stata pubblicata subito perché crediamo nella condivisione della conoscenza, per andare a ragionare con tutti gli insegnanti e gli educatori che coglieranno questa sfida della creatività.

La risposta ai social non è far finta di nulla ma provare la mediazione medieducativa di starci in maniera etica, consapevole e critica ma senza perdere la dimensione estetica e di coinvolgimento che c'è da sempre: ciascuno di noi legge un libro, guarda una serie tv, va al cinema… perché gli piace.

Michele Marangi

TikTok ha una forma specifica di veicolare i contenuti, breve ma anche leggera. Questo cosa implica?
C’è la brevità, l’interconnessione tra i vari elementi, la continuità, il non poter mettere tutto in un singolo contenuto, cosa che porta ad un flusso. Una cosa che non piace agli adulti ma che è un must per le nuove generazioni è che prima del contenuto devo lavorare sulla musica, sul ritmo, sulla coreografia… che non vuol dire che non c’è il contenuto. Tutti sappiamo che il digitale ha l'obiettivo di “tenerti attaccato”: la risposta non è far finta di nulla ma provare la mediazione medieducativa di starci in maniera etica, consapevole e critica ma senza perdere la dimensione estetica e di coinvolgimento che - diciamocelo - ha sempre caratterizzato tutte le forme: ciascuno di noi legge un libro, guarda una serie tv, va al cinema… perché gli piace. Per esempio abbiamo pubblicato un video per il Giorno della memoria, di 50 secondi che per TikTok è come Guerra e Pace, clamorosamente poetico. Iniziano sempre più iniziano ad esserci contenuti, un po’ come è stato anche per YouTube, dove oggi, a saper cercare, c’è tutto. La cosa interessante che stiamo notando è che più che divertente - come sembra a un primo approccio - per funzionare su TikTok un contenuto deve essere coinvolgente. E coinvolgente appunto è una categoria chiave dell’efficacia comunicativa. TikTok ha tanti generi, non solo il balletto, ci sono anche elementi di creatività pura, alcuni video sembrano gli esperimenti cinematografici dell’800… La sfida è quella di riuscire in pochissimo tempo a dare non tanto un messaggio completo ma uno stimolo. TikTok non esaurisce mai nulla e questo cambia il rapporto con i testi e le informazioni, sono tanti pezzettini, infatti lavoriamo molto con i trailer. L’idea è “non ti posso raccontare tutto in 15 secondi ma ti dò la voglia di approfondire”.

E non è un limite?
No, perché questo significa mettere l’accento su chi guarda, che non è spettatore ma attore. Per esempio con alcune scuole avevamo provato a dare piccoli compiti per cui i bambini potevano fare ricerche sonore in casa con il cellulare dei genitori e questo ha funzionato benissimo, ha scatenato la curiosità dei bambini e l’attenzione verso tantissime cose. Ora su TikTok abbiamo tradotto questa proposta in una ipotesi di lavoro. Un altro esempio sono dei video in cui raccontiamo una favola, Cenerentola è piaciuta moltissimo, con un lavoro dietro tutto fatto a mano, bellissimo… Nascono idee che sono puramente educative e didattiche, tipiche della legge di Tisseron sull’alternanza tra digitale e manuale. Il digitale accompagna i bambini a fare cose. Quindi sì, si può imparare con TikTok: è interessante ad esempio vedere come le nostre studentesse, che a 22/23 anni appartengono alla generazioni Instagram, stanno entrando in questo social che anche per loro è nuovo.

La cosa interessante che stiamo notando è che più che divertente, per funzionare su TikTok un contenuto deve essere coinvolgente. E coinvolgente è una categoria chiave dell’efficacia comunicativa

Quindi il focus è sulla creatività…
Vale la pena ricordare che la creatività è una delle 10 life skills che l’OMS ha indicato come fondamentali, insieme anche allo spirito critico. Sono due focus della media education. La creatività in Italia sembra sempre ridotta a “essere eccentrici” invece è qualcosa di molto strutturato, ha a che fare ad esempio con il problem solving. TikTok è una fucina di creatività, dove ovviamente per tre capolavori ci sono centinaia di migliaia di contenuti mediocri, esattamente come accade per nel cinema, nella poesia, nella letteratura. Ma se inizio a saper cercare sapendo usare bene gli hashtag mi creo stringhe significative. Si sente spesso parlare del canale TikTok creato da Norma per imparare l’inglese (Norma Cerletti, 28 anni, che attraverso il suo canale TikTok insegna l’inglese agli oltre 500mila follower, segnalata da Forbes per il 2021 fra i 30 under30 italiani più innovativi, ndr), ma penso anche al video stupendo di un papà che per far capire al figlio l’importanza di lavarsi bene le mani, in tempi di Covid19 (lo trovate come eldeseodemaria0, ndr), usa un piatto sporco e il sapone per i piatti. Nessun ministero della salute ha fatto un video così efficace.

Come stanno reagendo insegnanti ed educatori?
C’è un buon riscontro. Soprattutto dagli insegnanti della primaria e della secondaria di primo grado e da chi lavora con bambini che hanno altre intelligenze. L’idea è di stimolare alcuni interessi non vedendo il video ma progettando attività non in schermo che però semplificano il modo di fare lezione e i concetti complessi… È l'educazione situata, ti dò un compito moto operativo e poi andiamo a capire se era funzionale o meno. L’idea è di dare un grande motore di videostimoli che possono essere utili per la didattica e il lavoro pedagogico. E qui torniamo alla scheda che accompagna i nostri video. L’altra risposta forte è arrivata da educatori che lavorano con gli adolescenti, qui la creatività diventa un motore per mettere in scena se stessi e tematizzare argomenti personali, per esempio scrivendo su foglio in stop motion qualità o difetti, sembra banale ma per l’adolescente è una cosa straordinaria. O mettere dei chicchi di riso per dire quanto vorrei avere o quanto ne ho di una certa qualità.

E per i genitori il consiglio qual è?
Di decostruire l’immaginario negativo che colpisce tutto il digitale e TikTok in particolare. Se mio figlio posta 40 video al giorno, non è un problema di TikTok ma di rapporto fiduciario. Ci sono tanti contenuti pedagogici di buona qualità che permettono di attivare attività insieme ai figli. Per esempio per prevenire il cyberbullismo, ti spiego cos’è il flaming in pochi secondi, con un draghetto sputafuoco e non chiedendoti di leggere 30 pagina: quello per un adulto è interessante, ah, il flaming è questo? allora ci ragiono con mio figlio. Anche qui, con gli adulti, quello che ad alcuni può sembrare un limite di TikTok per molti potrebbe essere la sua risorsa, perché cambia molto la modalità di porsi.

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