Impresa sociale

Piazza Bausch, la riqualificazione urbana che crea condivisione

14 Gennaio Gen 2022 1506 14 gennaio 2022

Da fabbrica di mobili del liberty palermitano, i Cantieri Culturali alla Zisa sono diventati fabbrica di produzione di valore culturale, ospitando nelle botteghe realizzate nei suoi capannoni esempio di archeologia industriale di Palermo, oltre 30 organizzazione del Terzo Settore. Una realtà, guardata con ammirazione dall'Europa, nella quale il progetto "Piazza Bausch", vincitore del premio "Creative Living Lab", interagirà con i bambini e le famiglie del quartiere per riqualificare gli spazi

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Da fabbrica di mobili del liberty palermitano, i Cantieri Culturali alla Zisa sono diventati fabbrica di produzione di valore culturale, ospitando nelle botteghe realizzate nei suoi capannoni esempio di archeologia industriale di Palermo, oltre 30 organizzazione del Terzo Settore. Una realtà, guardata con ammirazione dall'Europa, nella quale il progetto "Piazza Bausch", vincitore del premio "Creative Living Lab", interagirà con i bambini e le famiglie del quartiere per riqualificare gli spazi

Fare ingresso ai Cantieri Culturali delle Zisa è come immergersi in un luogo magico. Portati da una fantomatica macchina del tempo, eccoci nel periodo aureo della Palermo produttiva di fine Ottocento, quando da questo spazio uscivano gli splendidi arredi liberty delle Offciine Ducrot, opere in legno e metallo disegnate dall’architetto palermitano Ernesto Basile. Mobili che impreziosirono i saloni delle navi da crociera della famiglia Florio, come anche le stanze di Montecitorio. Arredi che si possono ancora ammirare in quelle ville e palazzi nobiliari salvati dal "Sacco di Palermo" che, in una sola notte tra il 28 e il 29 novembre 1959, distruggeva i capolavori liberty di Basile per dare spazio a costruzioni figlie della speculazione edilizia di quegli anni.

Una memoria che ai Cantieri della Zisa rivive nei capannoni di architettura industriale che accolgono le energie della comunità che nel 2012 hanno dato vita a “I Cantieri che vogliamo”, un movimento “dal basso” che ha aggregato centinaia di attivisti, cittadini e operatori culturali per chiedere all’amministrazione comunale di riaprire i cancelli, fino ad allora inaccessibili al pubblico.

Così, nel tempo, i 55mila metri quadrati di archeologia industriale, riconvertita a fabbriche per la produzione di valore culturale, si sono andati animando e riqualificando grazie alla presenza di oltre 30 organizzazioni, che oggi vivono e lavorano animando un’area con la più alta densità di creatività in Europa. Basti pensare che, dal 2019 a oggi, si sono organizzate 1600 attività: il che vuol dire più di 3 al giorno. In tutto 17mila i beneficiari con una media di circa 1200 persone presenti quotidianamente. Circa 200, inoltre, le persone che lavorano all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa, tra docenti dell’Accademia di Belle Arti, Centro Sperimentale di Cinematografia, Cre.Zi. Plus, solo per fare un paio di esempi. Uno spazio di produzione culturale, in tutti i sensi.

Nel 2019 è, poi, nata l’Associazione dei Cantieri, Ets del Terzo Settore creata per diventare interlocutore unico con il Comune di Palermo, oggi composta da 17 associazioni che abitano lo spazio grazie anche a dei protocolli di intesa tra di loro.

Ed è grazie a questa effervescenza che si è potuto pensare a un progetto come “Piazza Bausch”, in onore della grande coreografa che è stata ospite tante volte della città di Palermo, alla quale ha dedicato anche un indimenticabile spettacolo. Un progetto di innovazione sociale e di rigenerazione urbana dei Cantieri Culturali, presentato fa Clac, che ha vinto il premio “Creative Living Lab”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, per il sostegno di progetti multidisciplinari e di innovazione sociale che abbiano come obiettivo la creazione e la riqualificazione degli spazi di prossimità all'interno delle aree residenziali.

A renderlo concreto sarà il Cre. Zi.Plus, ex mensa delle Officine Ducrot, 1000 mq interamente ristrutturati e divisi in tre ambienti che ospitano diverse attività - spazi di lavoro, uffici, coworking, laboratori di creazione, caffetteria, cucina, cineporto e spazi per conferenze e attività culturali - alla cui base c’è un sistema che, abilitando connessioni virtuose, facilita lo sviluppo di idee creative, imprenditoria culturale, lavoro cognitivo, ricerca e innovazione. Una comunità aperta e un ecosistema che si alimenta di scambi e ricerca di relazioni tra persone, comunità, ingegni. Anche e soprattutto tra culture provenienti da diversi Paesi del mondo.

«L’idea di base di “Piazza Bausch” è coinvolgere gli abitanti del quartiere in un processo di riappropriazione degli spazi e di rigenerazione urbana attraverso la costruzione della percezione delle distanze, dei luoghi - spiega Filippo Pistoia, presidente di Clac -. Lavoreremo soprattutto con i bambini delle scuole nella creazione dei percorsi che separano le scuole dai Cantieri. Verranno costruiti dei momenti con i bambini per far loro prendere coscienza degli spazi e, attraverso i bambini, interagiremo con gli adulti, con le famiglie perché la maggior parte degli abitanti del quartiere non conosce i Cantieri Culturali, li vive come una sorta di monolite al centro del quartiere Zisa. Dobbiamo superare le barriere date dai muri che circondano questo spazio e l’apertura del cancello di via Perpignano ci aiuterà. Un tempo era l'accesso delle Fabbriche Ducrot, ma poi si chiuse perché questa era una zona in cui c’erano pochi padiglioni affidati alle associazioni».

Gli studi che abbiamo fatto, invece, ci dicono che l'apertura di questo cancello farà crescere del 200% il livello di fruizione dei Cantieri Culturali. Disegneremo anche il sistema di governance della piazza, pensando insieme a come agire sinergicamente con il territorio”.

Importante il lavoro fatto in questi anni proprio dal Cre.Zi.Plus, davanti alla quale insiste quella che la futura “Piazza Bausch”. Un ruolo da protagonista, il suo, nel processo di riqualificazione urbana, che deve ancora lavorare sulla percezione comune che si ha dei Cantieri.

«Negli ultimi anni la gente entra anche solo per passeggiare il cane, leggere un libro quando c’è la bella giornata o anche per sostare in caffetteria. Abbiamo lavorato molto su questa linea, ma non è ancora abbastanza. Per riuscire nel nostro obiettivo dobbiamo agire su una fascia ben precisa che è quella dei giovani, dei bambini e delle bambine, futuri facilitatori di questo processo di riappropriazione».

Area di confine tra due quartieri, Zisa e Noce, realtà periferiche rispetto alla città ma talmente popolosi da non potere essere dimenticati, i Cantieri Culturali alla Zisa hanno un grande ruolo.

«Proprio per questo il coinvolgimento delle famiglie, degli abitanti sarà fondamentale – sggiunge Pistoia -.Oltre a ridisegnare insieme ai bambini e alle bambine i percorsi che dividono le loro scuole dai cantieri, progetteremo la segnaletica. A realizzarla concretamente saranno gli stuidenti dell'Accademia di Belle Arti, mentre per gli arredi scenderanno in campo gli studenti di Scenotecnica. Sarà tutto frutto dell'interlocuzione con i cittadini per capire cosa desiderano, cosa servirebbe al quartiere: dal campo di pallavolo alla panchina, sino al semplice cestino. lo vedremo. un approccio anche educativo perché allo stesso modo gli studenti dell'Accademia diventeranno beneficiari di questo percorso. Una fase preliminare, questa, che durerà sino a giugno, poi partirà l'utilizzo della piazza».

Uno spazio che ha sempre guardato lontano e che da lontano è stato preso come punto di riferimento. Quando oggi si fa il nome dei Cantieri Culturali alla Zisa, non ne sanno parlare solo i palermitani ma anche il resto dell'Europa dal momento che oggi ha un tale livello di rivitalizzazione culturale che l'interesse è inevitabile. Il Cre.Zi.Plus, infatti, è tra i fondatori dell' European Creative Hub, network degli hub creativi.

«Numerose sono le più grosse istituzioni culturali in Europa interessate a costruire con noi protocolli di intesa - conclude il presidente di Clac - per scambi culturali e progettazione europea. Abbiamo appena finito di progettare su scala internazionale con l'Università di Architettura di Barcellona e con l'Università di Produzione di video game di Breda per immaginare come, attraverso le dinamiche di gioco, gli abitanti possono ripensare l'utilizzo degli spazi pubblici. Questo accade perché siano un esempio di sperimentazione, unico nella sua conformazione».

Un modello al quale fare riferimento, un luogo di sperimentazione continuo anche perchè accoglie e crea sinergia tra cultura, impresa, lavoro e tempo libero. Mettendo in pratica e non teorizzando la voglia di esserci ed essere protagonisti del cambiamento.

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