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Ucraina

Sul confine romeno: «I profughi arrivano a piedi, sono increduli e spaesati»

2 Marzo Mar 2022 1503 02 marzo 2022
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Simona Carobene, operatrice dell’associazione romena FDP-Protagoniști în educație, partner nel Paese di Fondazione Avsi ha raggiunto il confine con l’Ucraina: «Sul confine romeno nevica, fa molto freddo, e i profughi, soprattutto donne e bambini, continuano ad arrivare. Le file per superare la dogana sono chilometriche»

Secondo l’Unhcr sarebbero quasi 45mila, dato aggiornato al primo marzo, i profughi ucraini che sono arrivati in Romania. «Ma potrebbero essere molti di più», dice Simona Carobene, operatrice dell’associazione rumena FDP-Protagoniști în educație, partner nel Paese di Fondazione Avsi, che ha raggiunto il confine con l’Ucraina. «Il numero aumenta di ora in ora. É un fiume di persone che raggiungono il confine in macchina ma anche a piedi. Le file per superare la dogana sono chilometriche».

In Romania l'ingresso principale per la popolazione sfollata è Siret, punto di forntiera nella regione di Suceava. «Qui nevica», dice Carobene. «Le temperature sono molto basse. Le persone hanno gli gli occhi pieni di paura, la guerra dall’altra parte del confine è terribile. Il loro unico desiderio è mettersi in sicurezza, mettere in sicurezza i loro figli. Sono principalmente donne e bambini, gli uomini sono chiamati a rimanere a combattere. Sono tutti increduli. Oggi ho parlato con un papà di 5 figli che è riuscito a passare “è stato tutto così inaspettato”, mi ha detto, “in un notte ci siamo organizzati, abbiamo lasciato la nostra casa, e ci siamo mossi verso il confine”. C’è anche un gruppo molto nutrito di giovani studenti indiani e pakistani che stanno cercando di contattare le ambasciate per tornare a casa».

Fondazione Avsi insieme al partner locale FDP-Protagoniști, in collaborazione con il governo rumen, sta fornendo beni alimentari e non alimentari di base: «cibo, coperte, e tutto ciò che riguarda i bisogno primari. Ma stiamo già pensando agli interventi da sviluppare già da domani: c’è un grandissimo bisogno di consulenza giuridica, di traduttori e di sostegno psicologico».

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