Sara Bragonzi

Facciamolo verde

Insetti cibo del futuro?

1 Gennaio Gen 2017 1124 01 gennaio 2017
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Ci vorranno molti anni ancora perché nel paese con la cucina più buona del mondo si prenda l’abitudine di mangiare grilli e larve di mosca, al posto della costata di maiale o della cotoletta alla milanese. Ma che le proteine contenute negli insetti siano pari a quelle della carne rossa, con più micronutrienti , e la loro produzione sia molto più sostenibile a livello ambientale rispetto alla carne bovina è un fatto.

In un mondo che deve sfamare già ora oltre 7 miliardi di persone procurare proteine di qualità per tutti è una sfida. Mari e oceani sono sovrasfruttati e già ora il mercato mondiale di pesce ricorre all’allevamento per poter assicurare la quantità di pescato necessaria alla popolazione. Il consumo di carne è aumentato di almeno 5 volte tra il 1950 e il 2010 e la richiesta è in crescita, visto che almeno il 40% delle proteine totali consumate sono assicurate dalla carne. Questo nonostante l’allevamento di bovini da carne sia fortemente insostenibile a causa della bassa efficienza del sistema, della grossa quantità di terra necessaria per produrre alimenti utilizzati come mangime e dell’inquinamento diretto e indiretto prodotto.

Secondo i dati raccolti dalla biologa Giulia Maffei e da Giulia Tacchini nel volume ‘Un insetto nel piatto’ Red edizioni, con 10 chilogrammi di foraggio e l’impiego di 15.500 litri di acqua, attraverso l’allevamento bovino si può ottenere 1 kg di carne, oltre a 9 kg di letame e 14,8 kg di CO2.
Con gli stessi 10 chili di foraggio si possono ottenere 9 kg di carne di grillo, utilizzando meno di un litro d’acqua, producendo un solo chilo di deiezioni animali rispetto all’allevamento bovino e un decimo di CO2.

Ma se ci vorrà tempo perché in Occidente si consumino abitualmente insetti, anche se ridotti in farine proteiche, perché non destinare queste farine agli allevamenti?

Gli insetti fanno parte della dieta abituale di pesci, polli e suini. In molte parti del mondo il loro impiego per l’alimentazione zootecnica è consentito, nell’Unione Europea l’impiego è ancora vietato. Ma qualcosa si sta muovendo e la Commissione Europea sta valutando la possibilità di inserirli tra le materie prime utilizzabili. Valutazioni preliminari molto positive sono arrivate dopo aver sperimentato che in acquacoltura l’accrescimento dei pesci è risultato analogo a quello ottenuto da farine di pesce o farine di soia normalmente utilizzati. Risultati simili si sono avuti negli allevamenti di polli da carne e galline ovaiole. Sta al legislatore dunque muoversi per consentire che questo accada.

Chi si sente pronto invece per un’ esperienza diretta ha varie opportunità, meglio indicate nel libro ‘Un insetto nel piatto’ .
L’unica accortezza è che non sia allergico ai crostacei, visto che anche gli insetti contengono la chitina.

In Europa ci sono ristoranti dove è possibile provare piatti a base di insetti così come online sono numerosi i siti di e-commerce che propongono tavolette proteiche, farine o insetti essiccati. In Belgio e Olanda alcuni snack sono presenti nei supermercati. In Italia su questo c’è un vuoto normativo, il commercio di insetti non è esplicitamente consentito né vietato. Alcuni appassionati di entomologia oltre a realtà istituzionali come il Museo di scienze naturali di Bergamo hanno organizzato in questi ultimi anni serate a tema e degustazioni.

Un amico giornalista che li ha provati in un viaggio in Cambogia assicura che ‘le larve sono veramente ottime, tenere e gustose. I grilli non sono male anche se, alla fine, non hanno un gusto proprio ma prendono il sapore dall’intingolo. Fa solo un po’ impressione la prima volta che si mettono in bocca’. Possono quindi diventare il cibo del futuro, con un po’ di coraggio per vincere i nostri tabù culturali.