Riccardo Bonacina

La Puntina

Carissimo Antonio...

7 Settembre Set 2010 1249 07 settembre 2010
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Grazie a una recensione dell'amico Alessandro Banfi (leggetela qui), ho deciso di leggere un libro che sino ad oggi avevo evitato, nonostante fosse scritto da un amico di vecchia data, un amico con cui ho condiviso esperienze professionali e umane e con cui spesso ho litigato. Si tratta del best seller dell'estate, un libro che sta toccando soglia 100 mila copie vendute, primo in classifica da settimane e settimane. Si tratta di Caterina, di Antonio Socci, il diario di un anno terribile, scritto, come dice il sottotitolo, da un “padre nella tempesta”.. Finita la lettura d'un fiato ho scritto questa mail ad Antonio SOcci, che voglio condividere con voi.

Carissimo Antonio, ieri sera con una coda di un po’ di tempo ad un week end di lettura, ho finito d’un fiato la lettura del tuo libro che ho letto grazie alla recensione di Banfi su Il Sussiadiario che mi ha restituito la voglia di approcciarlo. Avevo paura, leggendolo, di incappare in tutte le Madonne possibili, i rosari, i gruppi di preghiera e ogni altro magheggio fideista. Che vuoi, sono lombardo, terra in cui quasi mai il cielo si abbraccia alla terra o viceversa, come succede in Toscana, la terra di Lombardia è piuttosto terra di nebbie che suscita attenzioni e fa stropicciare gli occhi più spesso per cercare la via che per stupore, terra di sudori più che di stupori. Ebbene, il tuo libro, Antonio, è un gran libro, un libro bouleversant (come in francese, con una parola quasi perfettamente onomatopeica, dicono “emozionante”) capace di mettere in moto chi lo legge (impressionanti le tante testimonianze che proponi). Così come è successo a me. Non c’è nulla di esibizionistico nella tua scelta di raccontare la tempesta e la speranza del tuo essere padre, c’è solo il bisogno di ringraziare, di testimoniare, di pregare, di spingere il cielo sino al miracolo di cui già, come racconti, hai avuto segni copiosi. Commoventi le parti dedicate alla nostra (davvero “nostra”) storia e ai suoi testimoni, da don Giussani al comune amico Andrea Aziani, così come il giusto refrain sulla “meglio gioventù” capace di commuovere gli angeli del cielo (e ne sono testimone anch’io come padre). Da piangere anche il capitolo con la lettura dei salmi sopra il tuo dolore e quello di Caterina, insomma, mi hanno commosso persino tutte le Madonne, attese, e i santi che punteggiano il libro, e persino i Crociati dell’Immacolata. È un libro ardente, “abbagliante” (come scritto da Repubblica) di religiosità, il diario nudo di un padre che cerca ogni giorno il volto dei santi e non può, nella disperazione e insieme per la speranza della fede, che piangere e pregare. Grazie al tuo libro ho capito di più cosa significhi la speranza come essere sospesi su un pieno piuttosto che su un vuoto. Pensavo, a bilancio, a quanto sono scemo, io che posso passare una sera a vedere qualche cagata o qualche talk show in tv, o a discutere di Fini e dintorni, ad aver avuto paura di approcciare un libro di un amico con cui ho condiviso tanto (entusiasmi, incazzature, persino un pellegrinaggio a Lourdes anche con Caterina), che racconta del dolore e della speranza di una bellissima ragazza che ho avuto la possibilità e fortuna di conoscere e che sono certo potrò riabbracciare, e ho provato un po’ di vergogna per non averti saputo dire, con un millesimo del tuo ardore senese e cristiano, “Io ci sono, sono con te“, con le parole e le preghiere. Lo faccio ora chiedendoti scusa. Grazie del libro testimonianza di vera e ardente fede, altro che fideismo. Un abbraccio commosso e forte Riccardo Bonacina