Giulio Sensi

l’involontario

36.000 voci per liberare Giovanni

20 Novembre Nov 2013 1050 20 novembre 2013
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Il Ministro degli Esteri Emma Bonino tace sul caso di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano che lavora per una Ong tedesca rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012. Avrà le sue ragioni Bonino, sicuramente la questione è delicata e complessa.

Ma a quasi due anni dal rapimento, e dopo una stagione di liberazioni che hanno fatto molto clamore, il mondo della cooperazione internazionale e gli amici e colleghi di Giovanni attendono dei segnali. Anche per dimostrare che il Ministero degli Esteri non si è dimenticato di Giovanni e che si sta seriamente impegnando per la sua liberazione.

E un segnale forte di impegno per la liberazione di Giovanni è arrivato da quasi 36.000 persone, tante sono quelle che hanno firmato l'appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Enrico Letta lanciato da Silvia Stilli, Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), Maria Egizia Petroccione, Coordinamento Italiano Network Internazionali, Paolo Dieci, Link 2007 Cooperazione in Rete e Pietro Barbieri, Forum nazionale Terzo Settore. E rilanciato sulla pagina facebook Vogliamo Giovanni Lo Porto libero.

"Non lasciamo solo Giovanni. Rompiamo il silenzio che è normalmente richiesto in situazioni delicate come questa, per inviare questo appello a voi, signor Presidente della Repubblica e Signor Presidente del Consiglio, affinché si facciano tutti gli sforzi possibili per riportare finalmente a casa Giovanni, restituirlo alla sua famiglia, a tutti noi e alla certezza che impegnarsi per un mondo più umano è giusto ed è possibile".

Così recita l'appello. Aderite.