Cristina Nespoli

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25 Marzo Mar 2015 1606 25 marzo 2015
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Molte sono le notizie e gli spunti di riflessione che in queste settimane potrebbero sollecitare la riflessione e l'approfondimento sulle famiglie, i figli, l'adozione.

Pure troppi...a volte mi dico che preferivo quando se ne parlava di meno...perché in questa bulimia della comunicazione, che ogni tanto pervade tutti noi, ci si dimentica anche solo del buon senso.

In questo ultimo anno, la diminuzione delle adozioni e le tante difficoltà che sono sorte in molti paesi hanno inevitabilmente portato le famiglie ad essere pessimiste, ma anche ad affidarsi ai canali di informazione e ai social network per ottenere più informazioni, che si ritiene non riuscire ad ottenere dai canali ufficiali.

Che l'informazione in un campo come quello delle adozioni sia 'asimmetrica'  è un dato di fatto. Spesso questa asimmetria è stata utilizzata in modo speculare dai vari attori per 'governare' un processo estremamente complesso come quello delle adozioni.

La questione della trasmissione immediata delle informazioni e della veridicità delle stesse è diventato un elemento ora più importante che nel passato:  questo perché il tempo dell'attesa per le famiglie si allunga a dismisura, le difficoltà sono sempre crescenti e gioca anche una sostanziale insicurezza di fondo che attraversa tutti noi in questo tempo di crisi.

E vi è l'idea che questa sofferenza possa essere in qualche modo lenita dal sapere.

Tutti leggono tutto e tutti sono convinti di sapere tutto ... Ma non è così e non può essere così.

Credo che la sfida che ci attende in questi mesi sia molto ardua: le istituzioni internazionali devono smettere di utilizzare ipocritamente slogan che non rispondono alla realtà della condizione dell'infanzia nei paesi di origine e ricominciare da zero a progettare il futuro dell'umanità a partire dai bambini.

Le realtà non profit che si occupano di adozioni internazionali, ma non solo, anch'esse dovrebbero, dovremmo, affrontare il nostro lavoro con l'onesta' e la trasparenza che dichiariamo a parole e dovremmo confidare molto di più nelle famiglie che a noi si affidano.

A quest'ultime spetta l'onere più pesante e faticoso: riporre fiducia, avere pazienza e speranza, attenzione e buon senso.

Eppure... se gli attori delle adozioni imparassero veramente a collaborare! fidarsi e mettere a disposizione conoscenza, capacità, esperienza, amore, passione.

Potremmo creare un paradigma diverso per costruire un futuro per i bambini che attendono degli adulti che diano loro una speranza e una possibilità.