Marco Dotti

Seconda Classe

Morire in carcere. L'Italia è un Paese indegno di Cesare Beccaria

24 Novembre Nov 2014 1646 24 novembre 2014
  • ...

Ci sono decessi che suscitano sdegno e decessi che scorrono via, nell'indifferenza o nel silenzio. Anche nel mondo dell'indignazione il mercato ha le sue regole e a dettarle, spesso, è l'informazione. Quella che, giorno dopo giorno, canalizza l'attenzione sul suo bersaglio preferito, lasciando in ombra tutto il resto,

Prendiamo il caso delle morti in carcere. Nel Paese che celebra i 250 anni del trattato di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, pochi conoscono il numero effettivo e le cause - ma spesso, la verità va cercata nell'ufficioso o tra le pieghe delle perizie - dei decessi. Prendiamo un caso specifico: quello di Fabio De Luca, morto il 13 novembre scorso dopo essere stato trasportato d'urgenza in ospedale nove giorni prima, dalla Casa Circondariale di Isernia dove si trovava recluso.

Morto accidentalmente per una caduta? Suicida? O, come gridano i parenti, vittima di omicidio? L'autopsia sembra dar loro ragione e mette a dura prova la versione ufficiale sulla morte del 45enne romano, detenuto per rapina dal 6 ottobre scorso. Quanti nomi dimenticati nel nome della "pena"...

Un dossier, "Morire in carcere", ci ricorda quei nomi. Lo potete leggere → QUI.

Dietro i numeri ci sono volti, storie, affetti. E molto dolore. Eppure, anche fermandoci ai numeri, quel dolore traspare.

Nel Paese che indegnamente celebra oggi Cesare Beccaria, in 15 anni sono stati 2364 i morti in carcere, 126 nel solo 2014.